Rinasce la Tomba di Scipione l’Africano, al via i lavori: l’annuncio del sindaco

Liternum. Pochi sanno che nella zona oggi conosciuta come “Lago Patria”, frazione del comune di Giugliano, visse in esilio Publio Cornelio Scipione, detto “l’Africano”.

Lago Patria, ultima dimora di Scipione l’Africano

Il militare romano qui visse gli ultimi giorni della sua vita e fu sepolto in quest’area del Napoletano al confine con la provincia di Caserta. Nel Parco Archeologico di Liternum è oggi possibile visitare la sua tomba, che purtroppo da anni versa in uno stato di incuria e di degrado.

Ma da oggi le cose stanno per cambiare, infatti il sindaco di Giugliano ha annunciato l’inizio dei lavori di riqualificazione per restituire il sito di Liternum ai cittadini.

Una buona notizia frutto dell’impegno per il territorio. – ha detto il sindaco di Giugliano Nicola PirozziLa “Città metropolitana” di Napoli ha firmato il contratto con la ditta appaltatrice dei lavori per la riqualificazione del sito archeologico di “Liternum”. Pochi giorni ancora e sarà allestito il cantiere.

Un’area – continua – che sarà finalmente restituita alla città valorizzando il patrimonio archeologico e le potenzialità del nostro territorio.
Negli anni in cui siamo stati consiglieri delegati presso la “Città metropolitana” di Napoli, io e il collega Rosario Ragosta, abbiamo lavorato tantissimo su questo progetto ed ora iniziamo a raccogliere i frutti del nostro impegno per Giugliano”.

Liternum, importante sito archeologico da anni in degrado

Era una colonia romana della Campania, situata presso l’attuale Lago Patria. Essa si trovava sulla sponda sud del Lago di Patria (in passato detto Literna Palus) presso la foce del fiume Clanis, vicino alla foresta chiamata Selva Gallinaria.

La zona era abitata già in epoca preistorica e successivamente da popolazioni di stirpe osca, colonia ampliata poi dai romani che nel 194 a.C. vi fondarono Liternum. Essa fu assegnata a dei veterani della seconda guerra punica, appartenenti all’esercito di Scipione l’Africano che qui si rifugiò esule e vi morì nel 183 a.C. La sua tomba e la sua villa, furono descritte da Seneca.

Nel luogo venne eretta la sua statua ed il sepolcro con l’epigrafe, osservata da Tito Livio: “Ingrata patria, ne ossa quidem mea habes“. Successivamente, secondo la tradizione, venne trovato un frammento dell’epigrafe, in cui si leggeva solo “… ta Patria ne…” e perciò tutto quel luogo prese il nome di Patria.

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