Museo della Civiltà Contadina: arti, mestieri e tradizioni popolari vesuviane

Museo della Civiltà ContadinaLa Campania, terra ricca di musei, non è solo centro nevralgico del mondo storico-archeologico in senso stretto ma anche di altre tipologie di poli museali: basti pensare al Museo del Contadino a Napoli. Su questa stessa scia nasce a Somma Vesuviana nel 1995 il Museo della Civiltà Contadina “Michele Russo” che raccoglie testimonianze di arti, mestieri e tradizioni popolari campane.

Il museo raccoglie testimonianze sia materiali che immateriali del mondo contadino di cui circa 3000 oggetti, strumenti, attrezzi e reperti provenienti dall’area vesuviana e dalla provincia di Napoli, concernenti la cultura contadina riferita ad un periodo storico precedente rispetto all’introduzione delle macchine agricole sul campo coltivato.

Oltre all’esposizione di testimonianze, reperti e oggetti, il Museo della Civiltà Contadina ha sempre rivolto la sua attenzione verso l’ambito didattico e laboratoriale, creando iniziative studiate per rendere disponibile a docenti e studenti delle scuole di diverso ordine e grado un’offerta culturale che rispecchiasse le esigenze formative, attività che, sin dal 2009, diventa sempre più ampia.

Il museo è gestito dall’associazione no-profit Associazione di Promozione Sociale d’Arte Contadina “Michele Russo” e si configura come un museo etno-antropologico nato per volontà di un ferroviere in pensione, Carlo Russo, con la passione per la storia, le tradizioni e le arti contadine. In trent’anni di grande passione, in lungo e in largo tra le campagne vesuviane, Carlo Russo raccolse i reperti e le fonti orali che hanno dato le basi al museo.

Inizialmente la collezione non aveva un’ubicazione fissa, ma grazie all’impegno di Russo e di alcuni volontari trovò posto negli abbandonati antichi cellai del Complesso Monumentale di Santa Maria del Pozzo. Soltanto nel 1998, il Museo della Civiltà Contadina iniziò la sua ascesa in qualità di realtà affermata sul territorio. Dopo la scomparsa del fondatore nel 2003, il museo continua a vivere grazie all’impegno e alla passione dei figli di quest’ultimo.

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