L’Orto perduto di Portici

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Lo scorso 16 Giugno un violento nubifragio si abbattè sull’area vesuviana, creando forti disagi e provocando numerosissimi danni. Tra le vittime della bomba d’acqua figura anche un patrimonio della storia della città di Portici come l’Orto botanico.

Nel 1872 con la fondazione della Reale Scuola Superiore di Agricoltura presso il Palazzo Reale di Portici, Nicola Antonio Pedicino e Orazio Comez promossero la trasformazione di due ampi giardini, di 36 ha, in un orto botanico di circa 9000 mq.

Il giardino storico comprende quattro riquadri, sedici cassoni, dodici aiuole tonde, tre vasche circolari e una serra storica. I due riquadri posti a destra della fontana sono dedicati alle Conifere, alle magnolie e alle piante del Mediterraneo del Mondo, dall’Australia al Sudafrica. I due riquadri inferiori, invece, sono dedicati a varie specie di piante rare del Mediterraneo. I cassoni, invece, ospitano piante provenienti dall’Asia. Le vasche sono occupate da ninfee e piante acquatiche, le aiuole sono destinate a palme e Chorysie dal caratteristico tronco rigonfio nella parte inferiore e munito di spine. La serra, che prende il nome di Pedicino, ospita una collezione di piante epifite ed è stata restaurata nel 2000.

Dell’impianto originario oggi restano soprattutto le opere architettoniche costituite dai muri di cinta su cui sono collocati dei busti marmorei, come la “Fontana della Vittoria”, sormontata da una statua di scavo raffigurante la Dea Flora. Immediatamente dopo la sua fondazione vennero create serre, vivai e laboratori per lo studio e la coltivazione sia di specie botaniche che di piante officinali, per motivi scientifici, medici e curativi, rendendo l’Orto una bellezza unica e invidiabile nel suo genere.

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Durante la Seconda Guerra Mondiale gli alleati occuparono i giardini, causando la distruzione di un gran numero di piante e vanificando il lavoro fatto negli anni precedenti. Nel frattempo venne istituita la Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli e tutta l’attività scientifica passò alla ricerca universitaria.

Nel 1948, con l’assegnazione di tre riquadri del Parco di Gussone, l’Orto raggiunse un’estensione di circa 20000 mq, creando tre aree in cui furono allestiti il palmeto, un felceto con un piccolo laghetto ed uno spazio di 1000 mq per le serre riscaldate destinato alle collezioni di piante succulente.

Il felceto rappresenta, senza ombra di dubbio, uno degli angoli più suggestivi dell’intero Orto. Ospita piante che necessitano di una forte umidità, garantita dal laghetto, attorno al quale sono state piantate le felci arboree e numerose altre piante di diversa origine. Nel palmeto sono, invece, collocate 25 specie di palme. Infine la serra, uno straordinario patrimonio scientifico, che infatti vede la presenza di oltre 400 specie di piante provenienti dai deserti africani e americani, che merita l’attenzione dei visitatori. Nel 2002 la serra ha conosciuto un ulteriore ampliamento di 1000 mq e l’approdo di nuovi esemplari di specie.

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Un luogo, dunque, di forte interesse culturale e scientifico che costituisce un’autentica rarità nel panorama delle scienze naturali, un esempio in cui la natura e la storia si saldano che non aspetta altro che essere riportato al suo antico splendore.

Fonte: www.ortobotanicoitalia.it/campania/napoliportici

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