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‘O lampiunaro: la luce per le strade di Napoli…

'o lampiunaro

Conoscere quello che è appartenuto alla storia è un bagaglio importantissimo per comprendere molti usi e costumi della società in cui viviamo. E’ sempre bello perdersi nei racconti dei tempi antichi, specialmente per noi napoletani che amiamo imparare la storia tramite i ricordi dei nostri parenti, che soddisfano la curiosità più di qualsiasi libro.

Più volte, riferendoci al “napoletano”, abbiamo sottolineato che non si tratta di un dialetto, ma di una vera e propria lingua, e come tale necessita di studi approfonditi per comprendere alcuni significati, molti dei quali potrebbero indicare cose o persone che ancora oggi nel quotidiano incontriamo ma che identifichiamo con nomi diversi. Attraverso il nostro viaggio tra gli antichi mestieri napoletani, proviamo volta per volta a ripercorrere tutti quei mestieri nati nella Napoli antica e che oggi sono scomparsi o si sono modernizzati.

Tante volte sentir nominare alcune figure, ci fa viaggiare con la fantasia, perché non sempre la radice della parola rispecchia il significato, ma nel caso del mestiere scelto questa volta, il significato è abbastanza intuitivo, si tratta dell’uomo che anticamente veniva chiamato ‘o lampiunaro.

Anticamente, quando passeggiare per strada significava farsi accarezzare non solo dal chiaro di luna, ma anche dalla luce dolce e tremolante di una fiamma e non da un’artificiale illuminazione forte, ‘o lampiunaro aveva un compito preciso, quello di accendere i lampioni e le luci a gas per strada e di spegnerle con l’arrivo dell’alba. Il suo mestiere veniva svolto col fedele accompagnamento dei sui utensili da lavoro: un’asta lunga con all’estremità una fiammella che dava vita alle luci in strada, e ‘o stutale, ovvero l’asta con un cono capovolto in cima, con cui spegneva alla’alba le fiammelle all’interno dei lampioni.

L’avvento dell’energia elettrica, ha reso totalmente inutile il lavoro svolto e così ‘o lampiunaro, da lavoro essenziale, è diventato solo un antico mestiere ricordato nei racconti nostalgici dei nonni.

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