Erri De Luca, poeta della bellezza napoletana

Erri De Luca (2)

Oggi 20 maggio è il 65esimo compleanno di Erri De Luca, conosciuto al pubblico di lettori per essere uno scrittore napoletano contemporaneo, forse tra i migliori che sanno descrivere Napoli e il “napoletano” come persona che agisce, lotta, anche sbagliando, per affrontare i problemi che la nostra città si porta dietro, ma soprattutto come un piccolo, grande poeta che trova conforto nella bellezza armonica partenopea.

‘A iurnata è ‘nu muorzo,” la giornata è un morso, è la voce di mast’Errico sulla porta della bottega. Io stavo già là davanti da un quarto d’ora per cominciare bene il primo giorno di lavoro. Lui arriva alle sette, tira la serranda e dice la frase d’incoraggiamento: la giornata è un morso, è corta, diamoci da fare. Ai vostri comandi, gli rispondo, e così è andata. Oggi scrivo la prima notizia per tenere conto dei nuovi giorni. Non sto più a scuola. Ho fatto tredici anni e babbo mi ha messo a lavorare. È giusto, è ora. L’istruzione obbligatoria va fino alla terza elementare, lui mi ha fatto studiare fino alla quinta perché ero malatino e poi così avevo un titolo di studio migliore.

Le opere di De Luca prevedono spesso protagonisti identificabili con l’autore, ma anche con i napoletani in generale, e ciò costituisce una conferma dell’amore che egli manifesta verso Napoli in maniera poetica ma realistica. La figura del “napoletano” nella letteratura di De Luca, può risultare un prototipo ma anche un punto di partenza per poter rivalutare e iniziare a risolvere i problemi che affliggono la nostra città, partendo dalla cultura e dalla poesia, per poi trasmetterla alle nuove generazioni così come ai turisti che in tanti affollano le sponde partenopee.

L’articolo vuole essere infatti un’occasione per sollecitare verso la lettura di testi a volte poco conosciuti, che fanno onore alla nostra Partenope, come ad esempio “Il giorno prima della felicità” o “Montedidio”, brevi ma incisivi romanzi capaci di indurre riflessioni ed emozioni profonde e complesse. Essi dimostrano che non è necessario scrivere libri di 900 pagine per poter essere definiti capolavori, anzi: il lessico conciso è allusivo, comunicativo e sa dove andare a parare.

Impossibile non soffermarsi, almeno per qualche istante, sulla descrizione della lingua partenopea fatta da De Luca in “Montedidio”:

L’italiano è una lingua senza saliva, il napoletano invece tiene uno sputo in bocca e fa attaccare bene le parole. Attaccata con lo sputo: per una suola di scarpa non va bene, ma per il dialetto è una buona colla.”

Un autore che, nonostante il suo animo schivo, ha saputo portare alta la bandiera della napoletanità (quella fatta di poesia, cultura e tradizione) in Italia come nel resto del mondo!

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