Masseria De Carolis: la Pollena archeologica

È piuttosto difficile visitare le zone dei paesi vesuviani e non imbattersi in zone archeologiche cristallizzate nel tempo: Roccarainola, la Villa di Augusto a Nola, le zone di Sant’Anastasia e tutta la Campania Felix, pregna di fascino, storia, arte, monumenti, terme: un viaggio che ci porta indietro nel tempo fino al 79 d.C., eruzione del Vesuvio.

Oggi ArcheoVesuvio porterà i suoi turisti-lettori a Pollena, Comune nord-vesuviano, per visitare la Masseria De Carolis, così nominata per via del generale De Carolis che riscoprì il complesso archeologico dimenticato. Nel 1988 sono stati identificati i resti di una grande villa romana presso il Comune di Pollena Trocchia. A quel tempo l’area era occupata da una cava e le scavatrici avevano parzialmente danneggiato le murature, ma nonostante questo furono riconosciuti degli antichi granai del II d.C.; poco tempo dopo l’area è stata occupata da una discarica abusiva, miseramente ricoperta di spazzatura e solo nel 2005 sono riprese le ricerche archeologiche che hanno ricostruito la storia della villa e restituito in parte dignità al sito, scoprendo inoltre che si trattava, non di una mera “villa rustica”, ma di un vero e proprio complesso termale che ha resistito alle eruzioni del Vesuvio. Nel calidarium è stato ritrovato inoltre un corpicino umano con una moneta romana di Marciano (imperatore bizantino originario della Tracia, dal 450 al 457 – ndr) e resti di sacrifici o banchetti con evidenti tracce di bruciato.

Nel tiepidarium sono stati ritrovati invece due corpicini sepolti vicini, molto probabilmente riconosciuti dagli archeologi come due neonati fratelli o gemelli, segno inequivocabile che denota che, in quel tempo l’edificio era caduto in disuso e quindi riadoperato come necropoli per effettuare sepolture. Gli scavi dal 2010 fino a oggi sono continuati grazie all’Apolline Project che coinvolge in ogni campagna di scavo studenti in Archeologia provenienti dai luoghi più disparati: gli italiani dall’Università degli Studi di Napoli Federico II e dalla Suor Orsola Benincasa; inglesi dalla University of Oxford, ma anche tedeschi, spagnoli e giovani studenti americani dalla Brigham Young University degli States. Infatti proprio grazie a questa caratteristica di collaborazione tra Istituzioni locali, istituti di formazione e giovani studenti, che hanno lavorato con passione, impegno e dedizione, sembra finalmente possibile una rivalutazione concreta di un patrimonio territoriale troppo spesso dimenticato, offuscato dall’indifferenza e dall’incuria, che spesso riesce a fare più danni delle intemperie e del naturale scorrere del tempo. Pertanto nel 2011 la European Association of Archaeologists (la più grande associazione europea degli archeologi – ndr), decise di conferire l’Heritage Prize al Sindaco di Pollena, Francesco Pinto e al Direttore dell’Apolline Project, Girolamo Ferdinando De Simone durante la seduta plenaria del XVII Convegno Internazionale che si tenne a Oslo in Norvegia.

Le rovine della Masseria De Carolis, danneggiate in passato dalle ruspe durante dei lavori edilizi, ora risorgono e si lasciano ammirare dai turisti che spesso vengono risucchiati nell’orbita di Ercolano e Pompei, ignorando l’esistenza di siti archeologici che offrono uno spaccato interessante e offrono agli studiosi spunti importanti su cui poter riflettere; difatti l’équipe di ricercatori non si è fermata soltanto sui fasti racchiusi nell’antichità, ma ha studiato il territorio anche dal punto di vista, decisamente più attuale, del rischio vulcanico: a tal proposito la vulcanologa Annamaria Perrotta, ha affermato che è stato possibile studiare l’impatto sull’ambiente delle eruzioni successive al 79 d.C., dove i materiali che si depositano lungo i fianchi del Vesuvio sono una calamità da tenere ben evidenziata; l’obiettivo da tenere ben presente è quello di ampliare le conoscenze e le tecniche per la mitigazione della pericolosità vulcanica in un’area a elevato rischio.

Ben 14 ambienti (di cui alcune fornaci per riscaldare l’acqua, depositi per la legna e cisterne – ndr) del grande complesso termale a ridosso della scarpata, costruito sopra le ceneri dell’eruzione, sono probabilmente databili al II secolo d.C.; tra la fine del IV e gli inizi del V secolo il sito divenne più povero; infatti gli ambienti termali cessarono di essere usati e anche i magnifici pavimenti con ipocausto vennero rimossi e probabilmente riutilizzati altrove (restano visibili alcuni pilastrini che lo sorreggevano – ndr). Nel 472 il sito fu parzialmente distrutto e coperto da un’altra eruzione vesuviana, ma poco dopo l’area venne nuovamente abitata, come dimostrano alcune strutture trovate a una quota più alta; l’area venne poi nuovamente e definitivamente sepolta dalle successive eruzioni del 505 e 512 d.C.: questa è tutta la stratigrafia che ha permesso di dare una datazione precisa delle varie fasi del sito archeologico.

Oltre alla flora e alla fauna ivi ritrovata che ha permesso anche ai paleobotanici di studiare l’alimentazione che caratterizzava questo sito, dalla Masseria De Carolis è emersa anche tanta ceramica, che ha permesso agli archeologi di ipotizzare i vari scambi commerciali marittimi che interessavano la zona di Pollena, inoltre un piano di calpestio realizzato in tante tessere riproducenti uno splendido mosaico è stato scoperto durante gli scavi. Nelle “zone scavate” è emerso anche un pozzo, ma anche monete, resti di vetri riconducibili a delle finestre, foglie e gusci di paguri concrezionati. Nel 2014 la Masseria De Carolis è stata valorizzata grazie agli eventi de Il Maggio della Cultura e per far sì che la popolazione possa beneficiare di un patrimonio così importante, non possiamo far altro che sperare che opere e progetti del genere continuino in cooperazione con le Istituzioni per permettere agli amanti della storia di fare magici tuffi nel passato.

 

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