La chiesa dell’Immacolata di Capodichino: la sua origine è scaturita da un regicidio

Prima dell’avvenente chiesa di Capodichino, ci stava la cappella seicentesca di san Michele fondata dal collegio degli Ebdomadari. A un certo punto però, si faceva sempre più urgente la sistemazione di strade tanto che sostituiranno l’edificio religioso nel 1813.

La perdita di un simile edificio creava negli animi dei fedeli un grande sconforto, considerato che non tutti potevano raggiungere le chiese perché ubicate in luoghi lontani e non sempre erano raggiungibili, per esempio molte volte le strade si allagavano a causa della pioggia.

Un tale disagio sarà risolto attraverso la costruzione di una nuova chiesa per volere di Ferdinando II dopo essere scampato da un assassinio. Secondo la tradizione, il 7 dicembre 1856 fra Luigi di Sant’Antimo si recò nella chiesa di Santa Maria della Salute e vide l’Immacolata che predisse un imminente attentato a Ferdinando II.

Il padre si affrettò nel mandare un suo delegato, padre Angelo, per informare il Re, il quale sarebbe dovuto andare il giorno dopo in visita al campo di Marte nei pressi di Capodichino. Nonostante fosse stato avvisato, decise ugualmente di andare nel luogo prestabilito, ma si equipaggiò di una corazza di ferro.

L’attentato effettivamente avvenne da parte di un albanese Agesilao Milano. L’obiettivo dell’attentatore era di arruolarsi nell’esercito per commettere un assassinio nel momento più opportuno. Agesilao inflisse un colpo di baionetta al Re senza recargli un danno letale  grazie alla corazza che portava. L’attentatore fu condannato a morte il 13 dicembre 1856, poi Ferdinando II fece costruire una chiesa in onore dell’Immacolata.

L’inaugurazione ebbe luogo il 2 e 3 agosto del 1857, il momento clou fu la benedizione della prima  pietra cui fu immortalata nella tela di Salvatore Fergola, oggi custodita nel Museo di san Martino, mentre la riproduzione è situata nella chiesa. La prima foto del documento ritrae l’opera di Fergola. L’edificio sarà costruito solo dopo 7 anni, perché seguiranno una serie di avvenimenti: la morte di Ferdinando II a 49 anni, l’arrivo di Garibaldi a Napoli e l’unità d’Italia sotto il governo Sabaudo.

La chiesa presenta un’unica navata che conclude con un altare maggiore cui troneggia la splendida Madonna dell’Immacolata che da un lato recava la lancia d’argento mentre dall’altro il Bambino. La statua di epoca ottocentesca è stata più volte oggetto di furto: infatti il Bambinello non è quello originale e la lancia d’argento non è più presente. La struttura ospita 4 cappelle per ogni lato, in alcune albergano statue di estrema raffinatezza come la statua settecentesca di san Michele Arcangelo che si trovava nella vecchia parrocchia.

L’edificio è abbellito da due affreschi posizionati all’ingresso, trattasi dei santi Cosma e Damiano posti sulla sinistra; invece sulla destra san Giovanni Vianney.

Anche Padre Pio è stato in questo edificio, ciò è attestato attraverso un’epigrafe su cui sono incise le seguenti parole:

Il 31 dicembre 1998 il Beato Padre Pio da Pietralcina visitava questa comunità parrocchiale affidandole un messaggio di umiltà, di amore a Gesù Crocifisso di devozione alla Vergine Addolorata perché con gioia possa camminare con fede per le vie di questo mondo verso il regno dei cieli. Il Parroco Sac. Luigi Graziuso”.

Sitografia:

http://www.immacolatacapodichino.it/pdf/storia-chiesa-capodichino.pdf

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