Spaghetti alle Vongole Fujute, la ricetta raccontata da Eduardo De Filippo


vongole fujute

Tutto quel che vedete lo devo agli spaghetti.” Così disse la meravigliosa donna e attrice napoletana, Sophia Loren. Forse il suo è un invito a mangiare spaghetti ritenendo che siano stati proprio quest’ultimi a renderla così bella e seducente.

Si sa, del resto, la pasta non manca mai sulle tavole napoletane ma ciò che i campani preferiscono sono sicuramente questi filamenti di grano duro chiamati appunto spaghetti. Diffusi sin dall’inizio della cultura vesuviana è proprio curioso pensare che esiste una vasta documentazione fotografica (tipica quella di Totò nel suo film “Miseria e nobiltà”) e letteraria che illustra come nei vicoli di Napoli e di altre città dell’Italia meridionale, ancora sino alla fine del XIX secolo, gli spaghetti venissero mangiati con le mani, nonostante la forchetta si fosse già ampiamente diffusa da secoli, ma ciò era in parte dovuto all’abitudine perpetratasi fin dal basso medioevo di consumare le paste. Sono diversi i modi in cui possono essere cucinati gli spaghetti: col sugo, col pomodoro fresco, alla carbonara, con il pesto e in tanti altri mille modi.

Ma qual è la combinazione perfetta per un buon napoletano? Sicuramente accostare alla “comune” pasta italiana uno dei punti forti della cultura napoletana: il mondo del mare o precisamente le vongole e perché no, anche le cozze.   Ma gli spaghetti o anche i “vermicelli” alle vongole sono proprio il cardine dell’arte culinaria di Napoli e possono essere cucinati con il sugo ma anche com’è solito dire, “in bianco”. Questa  è inoltre la protagonista tanto attesa dopo gli antipasti, durante il cenone della vigilia di Natale e di fine anno. Ma cosa succede quando nel piatto degli spaghetti alle vongole sono proprio a sparire queste deliziose “perle” del mare?

Questo infatti, potrebbe sembrare un sacrilegio, ma con l’assenza delle vongole, tempo fa si creò un altro piatto, dalla storia simpatica e dalla preparazione veloce. Una portata composta da soli tre ingredienti che sembrano incastrarsi alla perfezione e sono: olio, prezzemolo e pomodorino.   Si narra che la prima combinazione degli spaghetti con questi tre freschi prodotti risalga a una leggenda raccontata dal celebre drammaturgo Eduardo de Filippo. Egli racconta, infatti, che fosse solito a fine dei suoi spettacoli, andare a cenare con la sorella Titina e il fratello Peppino. Ma in una sera del 1947, la stanchezza era tanto grande da suggerire a Eduardo di tornare direttamente a casa.

Sulla via del ritorno, però, la fame tornò a farsi sentire così mentre camminava, cominciò a pensare una ricetta veloce da mettere in pratica. Però, nella dispensa gli ingredienti erano pochi. Ma il “genio” di Eduardo si dimostrò perspicace anche tra i fornelli. Così con solo spaghetti, pomodorini e aglio creò un piatto così prelibato e gustoso, che il giorno dopo, appena rincontrata Titina, affermò di aver sentito, quello che lui era solito definire come “il sapore del mare”.

La ricetta inoltre viene identificata con il nome di “spaghetti alle vongole ‘fujute’”, ovvero vongole che” se ne so fujute ” cioè, scappate e che quindi non se ne vede traccia, ma la loro assenza è compensata dall’abbondante presenza del prezzemolo. Nel tempo poi, questo delizioso piatto, è stato trasmesso a tutti i cittadini di Napoli e da allora, almeno una volta a settimana, il profumino di questa ricetta è presente nelle case partenopee.

“Uovozuccheroefarina” ci riporta la seguente ricetta:

•350 g di spaghetti

•300 ca. di pomodorini (i migliori sono i pomodorini del Piennolo ma vanno piacevolmente sostituibili anche i piccadilly o i mini San Marzano)

•un bel mazzetto di prezzemolo

•⅔ spicchi d’aglio

•un pezzetto di peperoncino

•olio extravergine d’oliva.

Si è solito aggiungere anche un po’ di pepe per rendere ancora più sfizioso questo piatto. Come possiamo vedere i napoletani non amano mai rimanere con la pancia vuota o la bocca secca ed è proprio per questo motivo che si danno sempre da fare sfruttando così il loro “genio” proprio come hanno fatto i loro predecessori. Creare, infatti, è sempre stato nelle loro vene e soprattutto quando si tratta di cibo sono i primi a rimboccarsi le maniche!

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