La leggenda della Madonna di Casandrino e il contadino che udì un lamento

Madonna di CasandrinoUna festa in ricordo di un’antica leggenda. È quella che si celebra a Casandrino (in provincia di Napoli), in onore della Madonna dell’Assunta, ogni ultima settimana a cavallo tra la fine del mese d’agosto e l’inizio di settembre. In particolare, dal giovedì precedente a quello successivo.

Riti religiosi, l’innalzamento di due bandiere alle estremità di corso Carlo Alberto e spettacoli pirotecnici affondano le loro radici in una storia in realtà mai confermata e che per questo è meglio conosciuta come la “Leggenda della Madonna di Casandrino”.

Si narra, infatti, che il tutto sia partito dal ritrovamento, avvenuto in epoca imprecisata, della statua della Madonna col bambino. A rinvenirla, presso un terreno agricolo vicino al Lago di Patria, un contadino che stava bonificando un fondo. Costui, mentre arava, urtò la statua che emise un lamento.

Estratta la statua dal terreno con l’aiuto di altre persone accorse alle sue grida e ravvisato nell’insolito ritrovamento la volontà da parte della Vergine di cercare per il simulacro (si crede derivante addirittura da Bisanzio) una degna collocazione, questi mise la Madonna su di un carro trainato da buoi, con la premessa di lasciare la statua ritrovata dove gli animali – rigorosamente bianchi – si sarebbero fermati. Dopo molta strada i buoi, stanchi, si fermarono proprio nel piccolo paesino di campagna di Casandrino.

Tale evento fu considerato un segno divino, così proprio lì dove si fermò il carro fu eretta la chiesa della Madonna dell’Assunta, visto che tale appellativo fu conferito alla statua medesima. Da quell’anno ogni ultima domenica d’agosto la Madonna di Casandrino è portata in trionfo lungo le strade del paese proprio tramite un carro trainato da due buoi bianchi.

Numerosi esperti, però, sono ormai concordi nel ritenere questa storia soltanto una leggenda, anche perché storie simili sono attribuite anche ad altre statue conservate presso i paesi limitrofi. Inoltre, si ritiene che il manufatto non derivi da Bisanzio, ma sia l’opera di un ignoto artista napoletano vissuto tra il ‘400 e il ‘500.

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