Tino di Camaino: il “Giotto della scultura” che arricchì l’arte napoletana

Tino di Camaino, particolare del duomo di Napoli

A partire dal XIII sec., sul finire del Medioevo, l’arte e l’architettura italiane conobbero la rapida ed esponenziale evoluzione che fece da preludio al Rinascimento. Napoli incominciò questo percorso principalmente grazie a Tino di Camaino, architetto e scultore senese, ritenuto uno degli artisti migliori del suo tempo.

Figlio dello scultore Camaino di Crescentino, nacque a Siena intorno al 1280. Sicuramente venne sin da subito educato ed istruito per continuare il lavoro del padre ed, infatti, si formò, sempre a Siena, nella bottega di Giovanni Pisano. In quel periodo, fra il 1284 ed il 1297, Pisano lavorava alle statue della facciata del duomo: una commissione importantissima che possiamo ammirare ancora oggi e che sicuramente avrà aiutato la formazione del giovane apprendista.

Terminato l’apprendistato, Tino si recò a Pisa dove realizzò le sue prime opere. Nella maggior parte di queste erano particolarmente ispirate ai lavori del maestro Pisano, come la fonte battesimale e la tomba di Arrigo VII, entrambe nel duomo. Nel 1315 il giovane tornò nella città natale, dove, due anni dopo, realizzò nel duomo la tomba del cardinale Petroni, l’opera più elaborata del suo periodo giovanile. In seguito lavorò a Firenze, dove gli vennero commissionati numerosi monumenti funebri per figure di spicco.

I suoi lavori non passarono inosservati, soprattutto nelle corti nobiliari dell’epoca. Così, nel 1323, venne chiamato a Napoli per realizzare alcuni dei monumenti più importanti, ancora oggi, della città. Su suo progetto vennero realizzate la Certosa di San Martino e Castel Sant’Elmo. Inoltre, come ingegnere curò l’ampliamento dell’arsenale e del porto e molte sue sculture adornano il duomo.

castel sant'Elmo

Non mancarono, ovviamente, i monumenti funebri come la tomba di Caterina d’Austria in San Lorenzo Maggiore e quella di Maria di Ungheria in Santa Maria Donnaregina. Le sue opere più importanti, di questo genere, furono le tombe di Carlo di Calabria e di Maria di Valois, ancora oggi ammirabili nella Basilica di Santa Chiara. Le sculture di Tino, l’eleganza delle strutture, la ricercatezza sin nei minimi particolari rese le opere napoletane esempi a cui si ispirò l’intera arte gotica dell’Italia Meridionale.

Tino di Camaino trascorse il resto della sua vita a Napoli, dove, infatti, morì intorno al 1337. Il critico d’arte Vittorio Sgarbi dichiarò che per le sue opere napoletane, l’artista senese poteva essere considerato il “Giotto della Scultura” per l’innovazione e lo slancio che riuscì a dare alla sua disciplina.

Fonte: Enciclopedia Treccani

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