La Guglia di San Domenico Maggiore a Napoli: ecco la sua storia

San Domenico MaggioreÈ considerato tra i monumenti più conosciuti di Napoli, situato in una delle piazze più belle della città partenopea. È l’Obelisco – più propriamente Guglia – di San Domenico, un’opera Barocca che si trova difronte all’omonima chiesa proprio in Piazza San Domenico Maggiore. È la seconda grande guglia innalzata in città dopo quella di San Gennaro. La definizione di “obelisco” usata dalla maggior parte dei cittadini è in realtà scorretta, essendo l’obelisco un blocco monolitico e privo di sculture e decorazioni artistiche.

L’opera risale al XVII secolo e fu commissionata dall’ordine Domenicano, su volere del popolo, come ex-voto a san Domenico per scongiurare la pestilenza di quello stesso anno. L’ordine Domenicano affidò il progetto a Cosimo Fanzago.

Lo scultore era a Napoli per la realizzazione di altre importanti opere molto simili: la Guglia di San Gennaro e la Statua di San Gaetano. Alla realizzazione dell’opera partecipò anche Francesco Antonio Picchiatti, architetto, ingegnere e archeologo napoletano. È possibile che la realizzazione del monumento, cominciata nel 1658 dal Fanzago, sia poi passata nelle mani del Picchiatti.

I lavori proseguirono a rilento probabilmente anche perché furono rinvenuti in zona i resti archeologici di porta Cumana. All’opera lavorò per un brevissimo tempo anche Lorenzo Vaccaro, allievo di Fanzago, che sostituì il Picchiatti. I lavori ripresero nel 1736,col figlio Domenico Antonio Vaccaro che fu nominato architetto del cantiere e che lo seguì stabilmente fino al completamento avvenuto dopo un anno.

Il Vaccaro, oltre ad apporre sulla guglia i fregi e le sculture decorative non ancora posizionate, modificò le idee di Fanzago e Picchiatti in modo da giungere ad una migliore integrazione. Del Fanzago resta il basamento, i cui elementi decorativi (sirene, festoni, giarre) furono eseguiti da Lorenzo Vaccaro.

La guglia quindi è stata ultimata nel 1737 anche se era ancora priva della statua di san Domenico, di cui non si conosce con certezza l’autore. La statua fu collocata al vertice del monumento nel 1747, due anni dopo la scomparsa dello scultore napoletano, che però realizzò il bozzetto dell’opera. La struttura è alta circa 26 metri, poggia su di un basamento quadrangolare in piperno ed è divisa in tre ordini.

Le sculture vennero posizionate solo col passaggio dell’opera a Domenico Antonio Vaccaro (figlio di Lorenzo).

Egli realizzò gli elementi decorativi che mancavano e appose quelli già compiuti da Fanzago, che non erano mai stati collocati sul monumento come: gli stemmi della città di Napoli, dell’ordine dei domenicani, dei re di Spagna e dei viceré d’Aragona del secondo ordine, dei quattro putti agli angoli della base del terzo ordine, così come i busti dei santi quattro santi domenicani posti nei quattro medaglioni collocati su tutte le facciate del monumento sempre nel terzo ordine: Sant’Agnese, Pio V, la beata Margherita e Vincenzo Ferrer, tra i quali solo l’ultimo venne realizzato totalmente a partire da un disegno del Vaccaro.

Del Vaccaro sono anche i fregi sul vertice alto del terzo ordine che incorniciano altri santi domenicani: in basso, invece del Vaccaro si hanno i medaglioni con san Giacinto, san Pietro Martire, san Ludovico e san Raimondo, mentre ancora in alto, in altri medaglioni più piccoli sono santa Rosa da Lima, san Tommaso d’Aquino, sant’Antonio e santa Caterina. La scultura bronzea di san Domenico sul vertice alto della guglia, infine, seppur eseguita su un modello lasciato dal Vaccaro, risulta essere di ignoto autore settecentesco.

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