La Parlesia: il linguaggio segreto dei musicisti napoletani

La parlesia è un sottodialetto del Napoletano, come una sorta di slang, che è stato inventato verso la fine del Settecento e veniva usato da alcune categorie sociali appartenenti ai ceti più disagiati del tempo come: borseggiatori, donne di malaffare, scaricatori di porto e così via. Col tempo, però, questo sottodialetto venne utilizzato da teatranti e musicisti ed in particolare da quegli artisti appartenenti agli ambienti musicali non colti come i posteggiatori e mestieranti di locanda.

Negli anni Ottanta del Novecento tale linguaggio cifrato venne riproposto nei testi di artisti napoletani del calibro di Pino Daniele, James Senese ed Enzo Avitabile che lo portarono all’attenzione dei mass media e della cultura di massa che s’interessò con sorpresa a questo particolare gergo.

La parlesia non fa ricorso a neologismi, anzi adotta gli stessi termini del dialetto napoletano alterando, però, il significato del singolo lemma a seconda di come questo viene pronunciato e del contesto nel quale si sta portando avanti la conversazione. Le parole pronunciate da questi musicisti erano all’apparenza incomprensibili e senza senso.

Essi molto spesso ricorrevano alla parlesia per estromettere dalla discussione persone poco gradite. Gli artisti, inoltre, ricorrevano a questo gergo per fare commenti sui loro committenti, sui soldi, sulle donne e sui loro affari privati. Per fare un esempio pratico quello che noi chiamiamo comunemente “specchio” per loro era il “tale e quale”, la chitarra veniva chiamata “cummara” e così via.

Questo linguaggio, rimasto segreto fino alla metà dello scorso secolo, ora è presente in alcuni dizionari e vanta traduzioni anche sul web. L’ennesimo tratto distintivo della cultura napoletana che rischiava di restare sconosciuto alle masse è, però, stato riscoperto e riabilitato anche se non in maniera ufficiale.

Fortunatamente il movimento musicale napoletano degli anni Ottanta ne è rimasto colpito, salvaguardandolo anche se in minima parte. Un gesto comunque importante che ha salvato una dall’oblio la parlesia e tutto il microcosmo ad essa collegato.

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