‘O frambuasso, un frutto molto amato dai napoletani. Sapete cos’è?

Da “framboise” a “frambuasso”. L’influenza della Francia sulla lingua napoletana.

I contatti tra Napoli e gli altri popoli europei sono sempre stati molto frequenti, quelli con la Francia meritano una menzione particolare ed affondano le loro radici in epoche lontane. La lingua napoletana ha adottato molte parole dal francese, questo è facilmente riconducibile alla lunga presenza degli Angioini nelle nostre regioni.

In tempi più moderni la cosa divenne particolarmente evidente ad inizio Ottocento quando, durante l’epopea napoleonica, Giuseppe Bonaparte prima e Gioacchino Murat poi si fregiarono del titolo di re di Napoli. Nel corso del Decennio l’influenza francese nel Mezzogiorno d’Italia non si fermò in maniera esclusiva a livello politico ma essa ebbe delle ripercussioni anche sulla lingua che, come detto, aveva già avuto contatti con la lingua dei Lumi.

Oltre alla documentazione ufficiale scritta in francese, furono diverse le parole e i lemmi che furono fatte proprie dal dialetto napoletano ed ancora oggi compaiono nelle discussioni portate avanti in napoletano. Processi come questi sono sempre stati possibili grazie alla grande capacità d’assorbimento e versatilità della società napoletana. Sono esempi di questa situazione termini come “butteglia” e “buatta” che nella loro pronuncia napoletana hanno l’esatto corrispettivo in francese.

Il medesimo caso vale anche per la parola “frambuasso” con la quale si indica il lampone. Tale accezione è sicuramente usata meno nel dialetto corrente rispetto alle altre due già citate, ma anche essa può vantare antiche e nobili origini. Frambuasso è il corrispettivo francese di framboise. Bisogna dire però che nel dialetto napoletano questa parola sta cadendo sempre di più in disuso e si sta tendendo a sostituirla con un’espressione molto più piatta ed italianizzata.

È interessante constatare come una già ricca e stratificata cultura come quella napoletana sia stata capace di trarre nuova linfa da usi e costumi appartenenti ad altri popoli. Ieri come oggi l’inclusione e l’accettazione costituiscono l’asso nella manica e il tratto distintivo della nostra storia.

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