Da guappo a baccalà: 15 parole napoletane che derivano dallo Spagnolo

Le parole napoletane che derivano dallo spagnolo non sono poche. Al contrario, ne sono tantissime visto il lungo periodo di dominazioni delle case regnanti provenienti dal territorio iberico. Tuttavia è un terreno insidioso quello di individuare le origini delle parole napoletane.

Mi sono avvalso dell’ausilio di un testo scritto da Giovanna Riccio e Marcello Marinucci dal titolo “Ispanismi nel dialetto napoletano”, il cui fine è stato di ricercare le parole napoletane derivanti dallo spagnolo attraverso uno studio analitico. Prima di addentrarci nell’individuare le parole napoletane derivanti dallo spagnolo, è il caso di raccontare in breve i contatti avuti tra gli spagnoli e i napoletani.

I primi incontri tra aragonesi e la penisola italiana hanno origine già dal X secolo d.C., si tratta però di relazioni mercantili. La rivolta dei vespri siciliani (1262) conclusasi con la pace di Caltabellotta (1302), segna la cacciata degli Angioini da Sicilia e Sardegna segnandone il controllo territoriale dagli Aragonesi, dunque la lingua castigliana e catalana iniziano a penetrare nel territorio.

Il Mezzogiorno è così diviso in due regni controllati da due case regnanti, rispettivamente il Regno di Sicilia dagli Aragonesi e il Regno di Napoli da parte Angioina. Quando Alfonso d’Aragona si impossessa del Regno di Napoli nel 1443, la lingua e la cultura spagnola inizia a far breccia nel territorio napoletano. La lingua catalana viene parlata negli ambienti di corte e nella cancelleria, proliferano i testi in castigliano, per di più i napoletani sono influenzati dagli usi e costumi spagnoli.

Dopo che Carlo VIII s’impossessa del Regno di Napoli nel 1495, il territorio diventa oggetto di contesa tra le due corone fino al 1503, quando gli spagnoli riescono a stabilirsi definitivamente nel Regno. Gli Asburgo di Spagna istituiscono il viceregno a Napoli con a capo il viceré, questa nuova figura politica rappresenta il Re in terre lontane, quindi in questo caso controlla il Regno di Napoli.

Il viceré preserva la prassi di utilizzare la propria lingua madre così come per la corte e cancelleria, inoltre continuano a proliferare testi in spagnolo. Nuovi termini spagnoli si affiancano a quelli aragonesi nel dialetto napoletano.

Il Regno di Napoli viene sottomesso agli spagnoli fino al 1707, anno che segna l’estinzione degli Asburgo di Spagna a scapito degli Asburgo d’Austria. Ciò nonostante non si può dire soffocata la lingua spagnola, anche con la nuova dinastia viene preservata. Solo con l’arrivo dei Borbone la lingua spagnola perde il suo primato.

Indicandovi 15 termini della lingua napoletana derivati, o comunque influenzati, dallo spagnolo, vi invitiamo a leggere anche dei termini derivati dall’arabo e dal francese:

• Ammuinà: gravare, affannare, deriva dallo spagnolo amohinar che significa sdegno.
• Apparatore: chi si premura di addobbare le chiese, case, strade in occasioni di eventi, deriva da aparar che significa preparare.
• Appestà: rendere l’aria pesante a causa di un odore mefitico, oppure trasmettere un’infezione, deriva probabilmente da apestar che significa peste.
• Ascapecia: modo di condire ortaggi affettati e pesci di piccola taglia per mezzo di aceto, aglio, olio ed erbe aromatiche, deriva dallo spagnolo escabeche che significa carne marinata o dal catalano escabetx, cioè cibo acido.
Baccalà: merluzzo secco e salato, oppure persona sciocca, deriva da bacalao il cui significato è di origine discussa.
• Barriciello: piccolo bar, prima con significato di bargello, guardia armata, deriva dallo spagnolo barrachel che significa bargello.
• Buffetone: schiaffo vigoroso, deriva dallo spagnolo bofetón che significa ceffone.
• Crianza: buone maniere, deriva dallo spagnolo criar che significa allevare, educare.
• Nfanfaron: chiacchierone, spaccone, millantatore deriva dallo spagnolo fanfarròn, una parola che nasce dall’incontro di altre voci, dall’arabo farfār e dal francese fanfaron.
Guappo: persona arrogante, deriva dallo spagnolo guapo che significa bello.
• Làżżaro: termine utilizzato dagli spagnoli per identificare i popolani insorti a Napoli nel 1647, oggi il significato si estende al povero. La parola deriva dallo spagnolo lázaro, cioè povero, cencioso.
• (A’) Matta: è conosciuto soprattutto nel noto gioco di carte sette e mezzo, poiché fa riferimento al dieci di denari, il termine deriva dal gioco di carte spagnolo mataratta, la mata fa riferimento al sette di spade o di denari. Mata deriva dal verbo matar, cioè uccidere.
• Ncagliare: intoppo, bloccarsi, deriva dallo spagnolo encallar che significa incagliarsi, arenarsi.
• Ncarrare: indovinare, prendere la giusta via in un dubbio o problema, deriva dallo spagnolo agarra, che significa afferrare, prendere con forza una cosa.
• Sguarrare: aprire, spalancare, deriva dallo spagnolo desgarrar e significa stracciare, strappare.

Bibliografia:
– M.Marinucci, G. Riccio, Ispanismi nel dialetto napoletano, Ispanismi nel dialetto napoletano, EUT, Trieste, 2005

Sitografia:
– http://www.treccani.it/enciclopedia/regno-di-napoli/

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