Cosa c’è nascosto dietro ‘O muorzo d’ ‘a crianza. Scopriamolo…

crianza

Quante volte le nostre mamme o le nostre nonne ci hanno detto: “Nun lassa ‘o muorzo d’ ‘a crianza!“? Soprattutto da piccoli… La traduzione letterale è “Non lasciare il boccone della buona educazione”. Ma perché si dice così?

In realtà l’imperativo che rivolgevano i genitori borghesi ai propri figli era l’esatto opposto. “Lassà ‘o muorzo d’ ‘a crianza” era una buona norma quando si veniva invitati a casa di amici e parenti, in modo da non divorare tutto ciò che veniva offerto nel piatto, bastava lasciare anche un solo boccone che aveva la funzione di proteggere il buon nome della famiglia e a dimostrare agli ospiti che l’invitato non era affamato e che si poteva permettere addirittura di lasciare il cibo nel piatto.

Ma il detto partenopeo cela anche una leggenda, quella “d”o scarparo, o più comunemente noto come ‘o solochianiello. Questo tizio, invitato a pranzo da persone benestanti, per evitare di fare la figura dell’affamato, dopo aver divorato con estrema voracità tutto il cibo, giungeva all’ultimo boccone e lo lasciava nel piatto.

Ancora oggi c’è chi sostiene che questo atto sia dettato dal Galateo, ma in realtà in nessuna pagina di questo noto libro c’è scritto di non mangiare tutto ciò che viene offerto.

Ma a tavola l’unica regola valida è la convivialità e del resto anche Anton Čechov nei suoi quaderni affermava che: “La buona educazione non sta nel non versare la salsa sulla tovaglia, ma nel non mostrare di accorgersi se un altro lo fa“.

In  foto: “Il banchetto di Cleopatra” (1743-1744), Giambattista Tiepolo.

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