Massacro di Ruvo del Monte: l’Esercito dei Savoia trucidò i cittadini per vendetta

Quel 10 agosto del 1861 Carmine Crocco, esponente di spicco del brigantaggio a capo di 80 uomini, assaltò il comune di Ruvo del Monte, nella provincia di Potenza. La cittadina subiva l’ingombrante presenza della Guardia Nazionale.

L’intento della spedizione era quello di dare vita ad una sollevazione popolare contro il potere del neonato Stato Italiano. La cittadinanza, provata dall’influenza della Guardia Nazionale ed aizzata dai briganti, decise d’insorgere e di schierarsi al fianco di Crocco e dei suoi uomini che dopo aver avuto la meglio nello scontro armato, liberarono il paese.

In preda all’euforia del successo e desiderosi di ripagare con la stessa moneta l’esercito italiano, tutt’altro che accomodante con le popolazioni del nostro Mezzogiorno, i briganti si abbandonarono al saccheggio. Vennero uccise 13 persone, incediate le case dei signori e distrutti gli emblemi dei Savoia. Quando il sacco terminò, alla compagnia di Crocco si aggregarono 32 ruvesi.

Lasciato il paese i ribelli vennero subito tallonati da un reparto delle guardie nazionali guidato dal maggiore Davide Guardi. Giunto a Ruvo del Monte il Giunti ordinò il rastrellamento della popolazione, rea di aver collaborato coi briganti, che venne fucilata immediatamente senza processo.

Molte abitazioni vennero bruciate, chi riuscì a fuggire venne inseguito ed assassinato nei boschi, questi e molti altri furono gli atti d’indicibile violenza che vennero commessi dagli uomini del Regio Esercito. Si pensi che ancora oggi risulta impossibile stimare, con precisione, il numero delle vittime della rappresaglia.

Ristabilito l’ordine e lasciati i cadaveri a marcire sul luogo dell’esecuzione, il Guardi ordinò ai notabili del posto di provvedere al fabbisogno delle truppe col denaro del comune. La richiesta era però irricevibile in quanto i briganti avevano svuotato le casse del paese. Fu così che il Guardi fece arrestare il sindaco, i galantuomini e i notabili locali con l’accusa di aver attentato alla sicurezza dello Stato e di complicità in brigantaggio.

Immediata fu, da parte della stampa dell’epoca, la giusta condanna della condotta alla quale i briganti fecero ricorso per indurre la popolazione alla rivolta. Poco obiettiva fu, invece, la coltre di silenzio nella quale caddero le violenze arbitrarie e la spietatezza con la quale agirono le truppe “liberatrici”.

Alle lunghe analisi di critica sul brigantaggio non ha fatto seguito la necessità di conoscere ed approfondire il motivo per il quale la popolazione di Ruvo del Monte, caso tutt’altro che isolato nella storia risorgimentale, decise di sposare la causa di Crocco e dei suoi uomini decidendo di schierarsi coi briganti piuttosto che coi rappresentati dei detentori del potere. Sta a noi spezzare le catene dell’imparzialità e rompere i mutismi selettivi della storiografia dominante.

Fonti:
– Gerardo Gugliotta, I Fatti Di Ruvo del 10 agosto 1861 – Rivolta Sociale E Brigantaggio Nel Melfese In Basilicata.
– Tommaso Pedio, Brigantaggio meridionale: (1806-1863).
– Ettore Cinnella, Carmine Crocco. Un brigante nella grande storia.

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