Gli ebrei a Napoli, la lunga storia che lega la comunità alla città

I giudei sono presenti nel territorio di Napoli da tantissimo tempo. Le prime documentazioni certe risalgono al I secolo d.C., poi la loro presenza permane durante l’età ducale, normanno – sveva, angioina, aragonese e viceregnale.

Qui abbiamo due parentesi nelle quali gli ebrei sono espulsi in due periodi storici diversi, rispettivamente 1510 e 1541. I motivi delle espulsioni vanno ricercati come conseguenza alla politica inquisitoria dei re cristiani spagnoli. Il 31 marzo del 1492 viene emanato un decreto reale voluto da Ferdinando d’Aragona che impone agli ebrei di lasciare la Spagna, in alternativa se non si fossero convertiti al cristianesimo, sarebbero stati uccisi.

Bisogna anche dire come un simile ordine abbia avuto alcuni tentennamenti dalla monarchia, poiché avrebbe potuto causare una grave perdita economica del Paese, ma passando ai fatti gli ebrei espulsi non sono stati tanti e quelli rimasti hanno scelto di convertirsi al cristianesimo.

Alcuni ebrei migrano a Napoli che si presenta momentaneamente un porto sicuro fino all’avvento al potere di Ferdinando il cattolico nel 1503, dopo aver posto fine alla lotta contro i francesi per aggiudicarsi il Regno di Napoli. Il nuovo Monarca avvia una politica persecutoria nei riguardi degli ebrei, in particolare si toccano i picchi nei due suindicati periodi storici: 1510 – 1541.

Interno della sinagoga di Napoli. Fonte: pagina di Facebook “Sinagoga di Napoli”

Gli ebrei, prima che abbandonassero Napoli, sono vissuti nelle giudecche, cioè quartieri. Quando sale al potere la dinastia dei Borbone, re Carlo fa emanare un editto il 3 febbraio 1740, trattasi di 37 articoli atti a favorire l’ingresso degli ebrei nel Regno delle Due Sicilie: il fine dei Borbone è dare uno stimolo alle industrie e commerci.

I giudei ritornano in città, ma la curia napoletana non lo gradisce, pertanto da un lato persuade il popolino a discriminare i nuovi arrivati, dall’altra pressa il re affinché riformasse l’editto a scapito degli ebrei. Nel 1752, l’arcivescovo di Napoli propone una serie di articoli per riformare l’editto: ebbene i giudei devono essere contraddistinti da un segno giallo, per di più sono vincolati alla residenza coatta nel ghetto.

L’aria inizia a farsi troppo pesante, e infatti molti abbandonano la città, ma il vero colpo di grazia avviene con l’abolizione dell’editto il 18 settembre 1746 per volere di Carlo di Borbone.

Nel 1830 alcuni impavidi ebrei operano in segretezza a Napoli. L’anno seguente il gruppo aumenta, iniziano i primi incontri a sfondo religioso nell’Albergo della Croce di Malta, situato nel Largo del Castello. Arriva in città anche il banchiere ebreo Carl Rothschild, noto per aver finanziato i Borbone. Il banchiere apre la prima filiale in Italia, oltre a ciò aiuta gli ebrei, li accoglie nella sua Villa Pignatelli.

La giudecca vecchia è situata nel quartiere di Forcella, risale probabilmente al periodo svevo. Si chiama vecchia per essere distinta dalla quella nuova, una giudecca più recente risalente al periodo angioino, situata nella parte meridionale di San Marcellino. Quando è stato fatto il risanamento urbanistico, è rimasto il solo nome della via; invece della giudecca nuova non ci sono più tracce. Fonte: http://www.napoliebraica.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/via-giudecca-vecchia.jpg

Avendo un luogo d’incontro, adesso c’è il bisogno di trovare anche un posto di sepoltura: prima riescono a ottenere l’autorizzazione a sotterrare i corregionali nel cimitero nel Gran Giardino di Posillipo, a patto che pagassero una somma di 47 ducati a sepoltura, poi ottengono dal Comune un pezzo di terra a Poggio Reale per destinarlo a cimitero nel 1860, perché quello vecchio è ormai inadeguato a fronte del crescente numero di ebrei che popolano la città.

L’unità d’Italia garantisce una più ampia libertà agli ebrei, di fatto danno vita alla comunità israelitica e fanno costruire un tempio nel 1863. Il tempio è situato nel quartiere Chiaia, cappella Vecchia n.30 (oggi 31).

Nella seconda metà dell’800, il sindaco di Napoli Nicola Amore fa avviare un importante intervento urbanistico tanto da far cambiare il volto dei luoghi storici della città, e quindi sono gravemente intaccate anche le sopraddette giudecche fino a far cancellare le tracce di molte.

La comunità cresce fino a totalizzare un migliaio di ebrei, tuttavia questa sostanziosa comunità è destinata drasticamente a diminuire a causa della Seconda guerra mondiale. Ritornano in città quasi la metà. Oggi, la comunità ebraica a Napoli è costituita da un centinaio di persone.

Sono successi alcuni casi di antisemitismo nei riguardi della comunità. Una settimana prima della conferenza sulla Shoah, la notte del martedì 25 novembre 2006, degli sconosciuti hanno disegnato sulle pareti della sinagoga delle svastiche insieme a delle scritte inneggianti a Hitler. Alcune ore prima della commemorazione della Shoah, il 27 gennaio 2014, una persona affetta da disturbo mentale raffigura una svastica e una scritta in cui è presente il nome del Fuhrer. Dopo l’accaduto, la persona si è autodenunciata alla polizia.

Bibliografia:
– Giancarlo Lacerenza, Lo spazio dell’ebreo. Insediamenti e cultura ebraica a Napoli (secoli XV-XVI), Napoli, Cuen, 2002
– G.Cammeo, La comunione israelitica di Napoli dal 1830 al 1890,,Napoli, De Angelis, 1890
– H.Rawlings, L’Inquisizione spagnola, il Mulino, Bologna, 2006,
– B.Tanucci, Epistolario 1723 – 1746, Roma, Ed., di storia e letteratura, 1980

Sitografia:
– https://napoli.repubblica.it/cronaca/2014/01/27/foto/scritte_razziste_davanti_alla_sinagoga-77030216/1/#1
– https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/10/26/scritte-antisemite-sulla-sinagoga.html
– http://www.napoliebraica.it/wordpress/antichegiudecche/
– http://www.napoliebraica.it/wordpress/la-storia/

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