Invasione e stermini al Sud, i Carabinieri riscrivono il Risorgimento: pagina cancellata

Invasione e stermini al Sud, i Carabinieri riscrivono il Risorgimento: pagina cancellataL’Italia è un paese strano, una nazione unita ormai da oltre un secolo e mezzo ma che, purtroppo, ancora non riesce a fare in pieno i conti con il processo che ha portato alla sua unificazione. Il Risorgimento è ancora visto come un periodo storico da esaltare in ogni suo aspetto, ogni critica è mal vista nonostante alcune questioni siano così grandi da risultare imbarazzanti.

Perché il Piemonte decise di conquistare il Sud, se questo territorio era così povero e arretrato? Davvero un piccolo stato avrebbe rischiato di sparire solo per un ideale? Come si spiega la straordinaria ricchezza del patrimonio culturale meridionale, accumulata nei secoli precedenti all’Unità d’Italia? Perché il primo re d’Italia si chiama Vittorio Emanuele II e non “primo”? Perché la questione meridionale nasce dopo il 1861 e nel 2020 non è stata ancora risolta, anzi, in un secolo e mezzo si è aggravata sempre di più? Sono solo alcune delle tante domande a cui, in realtà, delle risposte ci sono, ma che restano un tabù.

L’italia è anche quel paese dove capita che sul sito dell’Arma dei Carabinieri venga raccontato il periodo immediatamente successivo all’Unità d’Italia in maniera differente da quella spesso fantasiosa dei normali libri di storia, salvo poi eliminare quella pagina. Ma vediamo con ordine cosa è successo.

Nella sezione Storia del sito dei Carabinieri era apparso un articolo che riguardava gli anni dal 1861 al 1900. Non si parlava più di brigantaggio, di criminali che si opponevano alle truppe sabaude:

“Nell’aprile 1861 si accende improvvisa la prima grande rivolta armata, prima in Basilicata poi nelle altre province del Sud. Centinaia di bande misero in pericolo l’ Autorità del nuovo Stato il quale, sbagliando, intervenne in forma esclusivamente militare. I soldati impiegati nel 1861 salirono da 15mila a 50mila, per arrivare a 116mila nel 1864. Secondo alcuni dati ufficiali, dal 1861 al 1865 i rivoltosi uccisi in combattimento o fucilati furono 5.212, oltre 5.000 gli arrestati. La “questione dell’insorgenza” è stata sempre tenuta nell’ombra dalla storiografia risorgimentale. Nascoste o sottovalutate le gravi colpe dell’invasore piemontese. Prima fra tutte la famigerata azione dell’assedio di Gaeta, nella cui circostanza i soldati borbonici si comportarono da eroi: per oltre tre mesi, in condizioni disumane, sostennero l’assalto delle granate piemontesi. Ma anziché avere l’onore delle armi, i soldati borbonici furono inviati nei campi di concentramento di Finestrelle e San Maurizio Canavese”.

Non più briganti ma insorti, errori commessi dal nuovo Stato che ha saputo solo reprimere con la violenza. Si punta il dito contro un certo oscurantismo. Si parla di invasione piemontese, di soldati borbonici eroi e inviati nei campi di concentramento. L’articolo prosegue citando la legga Picca, che permise lo sterminio della popolazione meridionale, di promesse smentite e mai mantenute di un meridione libero, di Stato unitario che accentuò le differenze, che invece di unire divise ancora di più. Poi i passaggi sugli omicidi eccellenti e sulla mafia, fenomeno volontariamente sottovalutato.

Un resoconto, insomma, rivoluzionario che aveva fatto pensare ad un cambio di tendenza, ed invece quella pagina dopo qualche giorno è stata cancellata. Aprendo il relativo link (questo: http://www.carabinieri.it/arma/ieri/storia/cc-nel-900-italiano/fascicolo-2/l%27alba-del-secolo—parte-1-1861-1900-pag-2), infatti, ci si imbatte nella scritta “pagina non trovata”. Il giornalista e scrittore meridionalista Gigi Di Fiore, tuttavia, ha reso noto il collegamento dove l’articolo si può ancora leggere grazie alla traccia lasciata sui server (questo: http://web.archive.org/web/20190812164123/http://www.carabinieri.it/arma/ieri/storia/cc-nel-900-italiano/fascicolo-2/l’alba-del-secolo—parte-1-1861-1900-pag-2).

Una conclusione amara, dunque, per quella che all’inizio era sembrata una bella notizia, forse il primo passo verso una vera unità nazionale. Fatta l’Italia bisognava fare gli italiani, mai osservazione fu più giusta, eppure un popolo non si può costruire sulle ingiustizie, la falsità e le bugie.