Chiariello: “Questo Napoli non fa sognare, ma può far divertire”

Umberto Chiariello

“Tra il fumo e l’arrosto non ho dubbi che preferisco mangiare. Sarebbe contro la mia natura e stazza, o no?”, così commenta il differente mercato del Napoli, segnato dal passaggio di consegne tra Rafa Benitez e Maurizio Sarri, il noto giornalista di Canale 21, Umberto Chiariello, che da oltre 20 anni conduce “Campania Sport” con notevole successo.

A ormai due settimane dall’inizio del campionato, Chiariello posiziona il Calcio Napoli subito dopo le due favorite per la conquista dello scudetto: “Il Napoli per me è da terzo posto, ma mi aspetto ancora due rinforzi buoni dietro. Non ha fatto acquisti roboanti ma molto funzionali nei ruoli in cui era più debole. Reina, Chiriches, Hysaj, Valdifiori, Allan non sono nomi da sogno o di prima fascia (tranne il Pepe e forse l’ex Udinese) ma funzionali ad un progetto di squadra più equilibrata e più affamata, con un sistema di gioco più equilibrato, finalmente con un centrocampo a tre. E poiché sono rimasti i top players, non credo che ci siano molte squadre che hanno in organico tutti insieme Higuain, il giocatore più forte del campionato, Hamsik, Mertens, Callejon, Gabbiadini, Insigne e Albiol (a patto che non sia il fratello scemo dell’anno scorso). E conto sul buon senso e sul lavoro di Sarri. Perciò sono fiducioso. C’è troppo scetticismo intorno al Napoli. Lo spagnolo aveva illuso molti su un Napoli internazionale, salvo poi sostanzialmente fallire la missione ma non ho voglia di ripetere le solite critiche che gli ho mosso. La gente più che i risultati rincorre i sogni, e questo Napoli non fa sognare. Ma può far divertire, e tra il fumo e l’arrosto non ho dubbi che preferisco mangiare. Sarebbe contro la mia natura e stazza, o no?”.

Quest’anno, almeno stando ai quattrini spesi dalle milanesi e ai giudizi degli addetti ai lavori, la lotta per la conquista di un posizionamento Champions sarà più complicata: “Il mercato non è ancora finito ed è prematuro ogni giudizio definitivo, ammesso che chi vince al calcio mercato vinca poi in campo. Proprio la Roma, che io ho considerato tra i primi la grande favorita di quest’anno, perché ho da subito creduto agli arrivi di Dzeko e Salah, è l’esempio più lampante in positivo ed in negativo degli ultimi due anni. Due anni fa sembrava fortemente indebolita e accolta con pesanti contestazioni a Trigoria, salvo partire con il record di vittorie e fare una grande stagione. Viceversa l’anno scorso è stata unanimemente eletta la regina del mercato in grado di azzerare il distacco dalla Juve ed Iturbe il grande colpo per poi fare un deludente e staccato secondo posto e Iturbe è stato un flop. Detto questo, nonostante i tanti colpi in barba al fair play finanziario di Inter, che si è ulteriormente indebitata fino all’inverosimile, e Milan, forte dei soldi di Mr Bee, non credo nelle milanesi per i primi tre posti, anche se hanno accorciato le distanze. Male la Lazio, soprattutto per il clima negativo che la sta avvolgendo e che somiglia a quello del Napoli d’inizio stagione dell’anno scorso. Mi incuriosisce la Fiorentina, che ha perso Salah, uno che spacca le partite, ed in difesa è più debole, senza Neto e Savic con in più Sepe e Astori, ma ha preso Mario Suarez in mezzo al posto di Pizzarro ed ha giovani interessanti. L’estate è stata buona, ma il tecnico un’incognita. Può far bene ma non mi sembra da prime tre piazze. Pur se la Juve che resta sì la favorita ma un po’ meno, dato che ha fatto un ottimo mercato ma è oggettivamente indebolita perché 3 big come quelli partiti non si sostituiscono senza pagare dazio, la dico tutta: per me quest’anno non vince. La Roma ai miei occhi assurge al ruolo di favorita anche se ha alcuni fattori critici di successo da controllare: il rapporto di Garcia con società e squadra, fortemente indebolito e quasi commissariato; la piazza bollente e l’ambiente in generale, molto difficile a livelli quasi sudamericani; come Totti gestirà la sua perdita di centralità tecnica ed il suo declino di campione”. 

Un Napoli che saluta il progetto di internazionalizzazione sbandierato fin dall’arrivo di Benitez ripartendo da Sarri e Giuntoli, eppure il tecnico nato a Napoli e cresciuto in Toscana non rappresentava la prima scelta di De Laurentiis: “Non è stato solo il risparmio a spingere De Laurentiis a scegliere Sarri e Giuntoli. L’ex Carpi costa più di Bigon, innanzitutto. Ma imprimerà una svolta al settore tecnico dove l’attuale DS veronese ha fatto molto male ed era l’anello debole della catena. Giuntoli però deve fare in fretta a capire la nuova realtà perché non ha l’esperienza necessaria ma ha però le capacità, almeno credo. Sarri ha rischiato di non arrivare mai a Napoli perché la prima scelta di De Laurentiis era Montella e si stava liberando in extremis, ma Della Valle è stato irremovibile nel punire l’aereoplanino rifiutando di liberarlo dalla onerosa clausola rescissoria. Ma Sarri era comunque la seconda scelta italiana, non Sinisa cui erano state fatte un paio di telefonate e nulla più. E dopo il colloquio con EMERY e l’esperienza negativa con Benitez, inutilmente corteggiato, De Laurentiis si è convinto che senza Champions League non aveva appeal europeo e doveva ripartire da un progetto domestico. Che non significa affatto ridimensionamento ma semmai riposizionamento. Sempre con l’ambizione di competere per i primi tre posti. Io ho fiducia in Sarri che ho molto seguito negli ultimi due anni ed apprezzato. Mi auguro sia il nuovo Vinicio. Fosse vero, farebbe terzo dando spettacolo e partendo sparato. Corsi e ricorsi storici a volte avvengono. Mutatis mutandis“.

La società con il progetto del nuovo San Paolo proverà a far crescere il suo fatturato e colmare il gap economico soprattutto con la Juventus, capace di ricavare il doppio soltanto con gli introiti dello Stadium. Occhio, però, anche al settore giovanile e al “mito scugnizzeria” sbandierato dal presidente ma rimasto una chimera: “Sul settore giovanile pure mi sono espresso più volte, condannando aspramente una mancanza di politica seria del presidente nonostante tanti proclami. È il punto di maggior distacco e critica che mi separa da De Laurentiis, di cui approvo molto della politica gestionale e filosofia aziendale e di cui ho fiducia. D’altronde solo gli stupidi o quelli in mala fede fanno finta di non vedere i risultati finora ottimi di questa presidenza. Ma sul settore giovanile c’è una miopia progettuale che non capisco e che solo il gran lavoro di Grava sta mitigando. Non credo che ci siano stati errori gestionali relativamente alle politiche commerciali del Napoli, che ha tratto finora il massimo (si può sempre far negli, è ovvio, ma non più di tanto), dalla situazione data. La svolta sarà lo stadio che, contrariamente a quanto pensano in molti tra cui Iannicelli e Liberato Ferrara, stavolta De Laurentiis vuol fare sul serio perché ha capito la sua centralità nell’aumento dei ricavi ed ha tutto per farlo, progetto, costi e progettisti inclusi. Nel 2018 probabilmente avremo un bel San Paolo ristrutturato che porterà altri proventi al Napoli rendendolo ancor più competitivo”.

Ricordiamo a tutti gli appassionati del Napoli l’imminente appuntamento con la prossima edizione di “Campania Sport”, condotta egregiamente da Umberto Chiariello: “Quest’estate abbiamo fatto un grande sforzo con Tutti in Ritiro, che è andato molto bene. Stiamo per partite con la 25^ o 26^ edizione di Campania Sport, ho perso il conto. Pensavo fosse la 25^, ma qualcuno mi fa notare che abbiamo cominciato nell’ultimo anno di Maradona e quindi nel 90. La formula non si cambia, con Titti IMPROTA e Peppe Iannicelli saremo come al solito in onda dalla prima di campionato. Avremo opinionisti nuovi e posso aggiungere che quest’anno avrò affianco a me un tecnico di grande valore che stimo molto, ma non posso fare altre anticipazioni. Poi ci saranno gli amici di sempre, Mario FABBRONI, Rosario RIVELLINO, Gennaro Iezzo, l’ex azzurro Mora, e tanti altri ospiti. Come sempre pero i protagonisti saranno u bambini delle scuole calcio. Spazio a B e Lega Pro con tante campane e soprattutto ai giovani. Insomma, una formula vincente, stando ai dati di ascolto, che non si tocca. E speriamo bene”.

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