Napoli-Fiorentina: cotta e mangiata, azzurri a -3 dalla vetta!

(Foto di Saso Arts)
(Foto di Saso Arts)

Cotta e mangiata. La Fiorentina, capolista della Serie A, arsa viva nell’inferno dello Stadio San Paolo per mano di uno strepitoso Lorenzo Insigne e di un incontenibile Higuain, deve lasciare i tre punti ad un Napoli famelico più che mai e ora inarrestabile.

5-0 alla Lazio, 2-1 alla Juve, 4-0 al Milan a San Siro, 2-1 alla Viola e la difficoltà di scegliere il migliore in campo, per l’ennesima volta: questo Napoli “gira” davvero, risplende della luce di alcuni indiscussi talenti ma soprattutto gode di una manovra corale e di una tenacia mai doma, di corsa inesauribile, di tocchi sopraffini, di voglia di vincere.

“Padroni” di casa: è con questa mentalità che la squadra di mister Sarri è scesa in campo davanti ai 50 mila di Fuorigrotta, col piglio di chi sa di avere nelle proprie “gambe” il suo destino, con la determinazione di chi non snobba mai l’avversario pur non temendo nessuno. Ed è così che – dopo un primo tempo equilibrato in cui è Pepe Reina a spegnere i sogni di gloria viola negando il gol a Balaszczykowski al 17’ e Higuain ad illudere gli spalti con un colpo di testa di poco fuori allo scadere – il Napoli mostra di che pasta è fatto ad inizio ripresa: non passa nemmeno un minuto dal ritorno in campo che un “visionario” Marek Hamsik disegna il corridoio perfetto verso la porta per Insigne che si beve Tomovic e col suo colpo prediletto – il tiro a giro – manda la palla nell’angolino alla sinistra dell’estremo difensore viola.

Il vantaggio rompe gli schemi che Sousa aveva costruito per imbrigliare gli azzurri. Questi, sulla scia dell’entusiasmo e spinti da un San Paolo traboccante di canti e gioia, si portano sempre più spesso ad un passo dal raddoppio senza riuscire però a concretizzare. Alla prima leggerezza difensiva il Napoli viene punito: è il 28′ quando Ilicic serve una splendida palla a Kalinic, che, lasciato troppo solo dai difensori azzurri, fa ammutolire un San Paolo incredulo siglando il pareggio.

Il Napoli non si disunisce, anzi. Nemmeno due minuti e fa tutto – o quasi – lui: il Pipita. L’argentino, più deciso che mai, insegue Ilicic, gli ruba palla e triangola con Dries Mertens che gli offre l’assist per il nuovo e definitivo vantaggio: diagonale dolce di sinistro e fine dei giochi. Sei centri in campionato per Higuain, sei anche per Insigne: entrambi raggiungono Eder in testa alla classifica dei capocannnieri della Serie A.

Gli azzurri gestiscono poi gli ultimi minuti di gara senza particolari affanni, con Reina che fa di tutto per mantenere alta la tensione dei suoi difensori e con i 50mila sugli spalti che già pregustano il sapore di quei tre punti, sudati ma meritati, che di lì a poco andranno ad accorciare la classifica portando gli azzurri a sole tre lunghezze dalla vetta.

Al triplice fischio il San Paolo esplode letteralmente in un urlo incontenibile: quel cerchio infernale a metà strada tra gola e lussuria ma mai avaro di emozioni si trasfigura in un paradiso tinto d’azzurro. La squadra non lascia il campo, i 50 mila restano sugli spalti: è festa, una festa che termina nell’abbraccio ideale tra giocatori e tifosi sotto la Curva B, nei cori degli ultras ripresi da Hamsik e compagni, nelle mani che battono il tempo all’unisono e negli occhi appagati ma ancora affamati, nei sorrisi di tutti, in campo e in gradinata.

Tutto sembra funzionare così bene da far sbiadire il ricordo delle prime prestazioni manco fossero distanti anni luce, da far sembrare quel “maledetto” tiro a giro di Insigne come la cosa più naturale che possa mai insaccarsi in rete, da far apparire la vittoria come logica e unica possibile conseguenza del bel gioco, da togliere irrimediabilmente – anche alla prima della classe – la speranza di poter strappare anche solo un misero punto agli azzurri.

Polmoni, gambe e cuore e poi quella grinta mostrata su ogni palla, l’esultanza per ogni recupero, la partecipazione vera anche di chi sta in panchina, Insigne che per primo abbraccia il Pipita dopo il gol, Sarri che non riesce a contenere la gioia nell’umiltà della sua tuta: è questo che vogliamo vedere, sempre.

(Foto di Saso Arts)
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E così, citando il Sommo Poeta che ebbe i natali proprio in terra fiorentina, ci vien da dire: “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate”.

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