Bruno Pesaola: chi era il “napoletano nato all’estero”

Bruno Pesaola

“Meno male che la domenica c’è la partita. Per me è come andare a messa”. 29 maggio 2015, ospedale Fatebenefratelli, Napoli. Bruno Pesaola non ce l’ha fatta. Se ne va un’icona del calcio partenopeo. Un personaggio indimenticabile dentro e fuori dal campo, da giocatore e da allenatore.

Nacque a Buenos Aires, in Argentina. Era soprannominato il petisso (il piccoletto) perché era alto solo 1.65 m. Dopo aver mosso i primi passi da calciatore nelle sua madrepatria, nell’agosto del 1947 si trasferisce alla Roma. La prima stagione in giallorosso si conclude con un bilancio di 11 reti segnate, due delle quali inflitte al Napoli nella vittoria in trasferta della formazione laziale per 2-1 nel dicembre di quello stesso anno. Nel 1950, per via dei vari infortuni (l’ultimo gravissimo) che lo tennero lontano dai campi da gioco, fu ceduto al Novara dove giocò 2 stagioni contribuendo all’ottavo posto della stagione 1951-52, piazzamento mai più raggiunto dai piemontesi. In quello stesso anno, passa al Napoli per 33 Mln (con 6 di ingaggio) dietro suggerimento della moglie Ornella.  “Andiamo a Napoli”, gli diceva. E così fu. Nel capoluogo capano trascorrerà 8 anni di onorata carriera segnando 27 gol in 240 presenze e ottenendo dopo solo un anno dal suo arrivo, la fascia di capitano che manterrà salda al suo braccio fino al 1960, quando concluderà la sua esperienza da giocatore azzurro. Dopo una parentesi nel Genoa, passa alla Scafatese dove, all’età di 37 anni, termina la sua carriera da giocatore per iniziarne una altrettanto stimolante ed avvincente: quella da allenatore.

Difatti, Pesaola si distinse in maniera inequivocabile quando guidò la Fiorentina alla vittoria del suo secondo ed ultimo tricolore (1968-69). Gli anni d’oro però li trascorse all’ombra del Vesuvio. L’ ex attaccante argentino guidò la formazione partenopea in ben quattro occasioni (1962-63, 1964-68, 1976-77, 1982-83). Nel secondo periodo napoletano , il petisso contribuì alla vittoria di una Coppa delle Alpi (1966) oltre a valorizzare gente come Juliano, Altafini e Sivori. Al terzo tentativo, nel 1976, trionferà in finale di Coppa di Lega Italo-Inglese battendo il Southampton detentore della FA Cup. Allenerà anche il Campania Ponticelli, come ultima squadra, nel 1984-85.

Terminata la carriera da allenatore, si trasferisce a Napoli, nel quartiere del Vomero, città a cui era rimasto tanto legato al punto da definirsi “un napoletano nato all’estero”. Il 20 novembre 2009, la giunta comunale partenopea gli conferisce la cittadinanza onoraria. Oltre al calcio, Pesaola era anche un appassionato di poker, fan di Peppino Gagliardi e fumatore incallito (da allenatore, fumava due pacchetti a partita, una ogni 2 minuti, o poco più).

“Un’esagerazione. Facciamo uno. Però è vero che la mia dose è di quattro pacchetti al giorno”. Auguri Petisso!

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