Napoli-Roma, ostaggio di discariche sociali. Un odio di cui approfitta il Nord

Tifosi Napoli - RomaBruno Conti custodisce gelosamente la foto che lo ritrae al fianco di Maradona in un derby del sole. La bandiera romanista e l’eterno Diego rappresentavano la cartolina del gemellaggio più invidiato d’Italia. L’erede Totti durante la partita della pace ha celebrato il campionissimo argentino, ribadendo la sua stima incondizionata già manifestata in passato quando si commosse alla vista di uno scatto che lo vedeva abbracciato al più forte di tutti i tempi.

Napoli e Roma dopo i fatti del 2014 che hanno portato alla morte di Ciro Esposito si rivolgono messaggi di guerra, di profondo odio che appare ingiustificato. Antonella Leardi, mamma del defunto tifoso azzurro, ha da subito perdonato l’assassino di suo figlio e a più riprese ha commentato la battaglia delle curve negativamente, provando a chiarire quanto la vicenda del figlio poco avesse a che fare con il calcio.

Messaggi di amore rimasti inascoltati. La verità mette di fronte non le due tifoserie, ma le curve. Sono le parti cosiddette calde del tifo a muovere i fili di una discordia acuita nel 2014 ma già esistente dal 1982, quando il gemellaggio si interruppe ufficialmente.

A questi messaggi di odio si accodano in tanti, ma quanto espresso a suon di like e commenti sui social non trovano riscontro nella maggioranza di napoletani e romani che condividono l’amore e la passione per la propria squadra in maniera viscerale. Sono senza dubbio le due tifoserie più simili sotto questo punto di vista.

Due città distanziate da pochi chilometri con i tantissimi napoletani che per motivi lavorativi e di studio si recano nella capitale, così come numerosi sono i romani che fanno visita alla nostra città per i motivi più disparati.

I due popoli, le due tifoserie, rimangono ostaggio di quelle discariche sociali presenti nelle curve. Di uomini e donne che vivono seguendo le leggi ultrà, quelle che contraddistinguono la famigerata mentalità.

Napoli e Roma, Roma e Napoli. Per anni hanno combattutto sul campo lo strapotere del Nord, lì dove è nato il calcio e dove si sono consumati i primissimi campionati. Grazie a soldi, potere e discriminazione le società del Nord se la sono cantata e suonata da sole. Roma e Napoli hanno rappresentato l’ultimo baluardo di difesa del Sud, le uniche due squadre capaci di riscattare l’orgoglio meridionale. Erano questi i principi cardine sui quali si basava quel gemellaggio spezzatosi negli anni ottanta. E pure le vicende sportive sono rimaste intatte, ma il gemellaggio non esiste più. E il Nord beffardamente vince e prosegue a mortificare il Sud.

 

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