Auguri Alemao: lo scudetto delle 100 lire, l’epatite del primo anno e quel benedetto mal di testa

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“Era una situazione particolare: lo stadio era una bolgia, l’ambiente ostile. Ad un tratto però avvertii un forte dolore alla testa…” 

Era un centrocampista difensivo. Forte fisicamente e dotato di grande tenacia, era in possesso di un affinato senso tattico e il suo rendimento era continuo. È stato una pedina inamovibile del secondo Napoli scudettato. Lui era Ricardo Rogerio de Brito ma è ricordato da tutti come Alemao, soprannome che gli venne attribuito per via della sua folta capigliatura bionda e per la carnagione chiara che lo rendevano simile ad un tedesco: il termine portoghese “alemao” infatti significa appunto “tedesco“. Oggi compie 59 anni e per festeggiarlo vi raccontiamo la sua storia…

Nacque a Lavras (Minas Gerais, Brasile) il 22 novembre del 1961. Mosse i primi passi da giocatore nel Fabril Esporte Clube, squadra del suo stato d’origine. Successivamente passò al Botafogo con cui esordì in massima serie alla veneranda età di 19 anni. L’esperienza in maglia bianconera si concluse nell’87 con un bilancio di 7 reti in 62 partite. Nel marzo di quello stesso anno sbarcò in Europa all’Atletico Madrid con cui si distinse dando prova di grande classe e potenza.

Caratteristiche tecniche che non passarono inosservate dal presidente del Calcio Napoli Corrado Ferlaino che nell’88 sborsò niente meno che 4,6 miliardi delle vecchie lire per averlo alla sua corte. Il primo anno in maglia azzurra non fu facile per il talento brasiliano. Una brutta epatite infatti lo tenne lontano dai campi per sei lunghi mesi e ciò lo condizionò in maniera determinante. Nonostante tutto però, il “tedesco” divenne un elemento imprescindibile del centrocampo partenopeo, capace di irresistibili cavalcate palla al piede e di trovarsi sempre al posto giusto al momento giusto in fase di interdizione. Soleva giocare senza parastinchi che all’epoca non erano obbligatori per cui i ‘duri’ decidevano di farne sempre a meno. Sul finire della prima annata conquistò la Coppa Uefa (1988-’89) segnando tra l’altro anche nella finale di ritorno a Stoccarda. L’anno successivo il carioca baffuto vinse Scudetto e Supercoppa Italiana. Interessante a questo proposito è un episodio che ancora oggi è oggetto di discussione. Il testa a testa tra il Milan di Sacchi e il Napoli di Maradona si era fatto incandescente. Ma il campionato venne deciso da una monetina. Si, avete capito bene. Non a caso si sarebbe parlato dello scudetto delle 100 lire!

31esima giornata. Stadio Brumana, Bergamo. Secondo tempo, minuto 32. Il gioco è fermo: i calciatori di Atalanta e Napoli parlano con Luigi Agnolin da Bassano del Grappa. L’arbitro. La giacchetta nera. Dagli spalti piove di tutto. Non correva buon sangue tra leghisti e meridionalisti. «Terroni, terroni». Fischi, insulti, improperi. Accendini. E monetine. Una, da 100 lire, coglie in testa Alemao, il centrocampista dai mille polmoni. Si decise allora per la vittoria a tavolino (0-2) in favore degli azzurri che in tutti i 90 minuti non erano andati oltre lo 0-0. E fu così  il Napoli vinse il suo secondo ed ultimo scudetto della sua storia proprio ai danni dei rossoneri che l’anno prima avevano spento tutti i sogni di gloria.

Nel ’92 dopo 4 anni all’ombra del Vesuvio passa proprio all’Atalanta dove gioca 2 stagioni prima di ritornare in patria al San Paolo. Appenderà gli scarpini al chiodo all’età di 35 anni dopo un anno al Volta Redonda. Fu dall’84 all’92 un punto fisso anche della nazionale verdeoro con cui vinse anche una Copa America (1989). Nella seconda parte degli anni 2000 ha allenato diversi club brasiliani, tra cui l’América-MG con il quale conquista la promozione in prima divisione del Campionato Mineiro. Dopo l’ultima esperienza da allenatore, avvenuta nel 2011 alla guida del Central-PE, diviene nel 2014 direttore tecnico  del Sao Cristovao. Una vita di avventure la sua. Ma se oggi è ricordato da tutti è anche grazie a quell’8 aprile di 26 anni fa…

“Carmando, il massaggiatore, cercava di medicarmi. Mi diceva di restare per terra. Poi, mi hanno sostituto. Bigon (Alberto Bigon) ordina: fuori il 5, dentro il 16, Zolino. Il racconto si infittisce. Mi hanno portato all’ospedale per un controllo, solo dopo ho capito che si era alzato un polverone. Ma il mal di testa m’è rimasto…” Tanti Auguri, Alemao!

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