El Pampa Sosa: il primo acquisto dell’era De Laurentiis e l’ultima volta con la 10

Era un attaccante molto forte dal punto di vista fisico. Grazie alla sua prestanza infatti faceva salire la squadra facilitando il compito ai centrocampisti e agli esterni. Non era dotato di una tecnica sopraffina ma di un ottimo colpo di testa grazie alla sua altezza ed elevazione. E’ soprannominato El Pampa in riferimento alla regione argentina da cui proviene. Parliamo, naturalmente, di Roberto Carlos Sosa.

Nacque a Santa Rosa il 24 gennaio del 1975. Crebbe calcisticamente nel Gimnasia La Plata, la squadra con cui esordì da professionista nel ’95 all’età di vent’anni. In stagioni disputa 83 partite e segna 37 gol richiamando a sé l’attenzione di numerose società. Nell’estate del 1998 sbarca in Italia all’Udinese. Il primo anno mette a segno 11 gol contribuendo alla qualificazione in Coppa Uefa della compagine friulana. Ivi rimarrà fino al 2002 quando, in seguito ad un infortunio da cui fece fatica a riprendersi, fu rispedito in argentina, al Boca. Esperienza quest’ultima tutt’altro che affascinante. Gioca solo 7 partite rimanendo a secco di reti. L’anno dopo ritorna al Gimnasia con cui però non riesce a sfondare. Successivamente viene girato in prestito prima all’Ascoli e poi al Messina dove inizia a dare i primi veri segnali di ripresa.

Nel settembre del 2004 accetta l’offerta del suo vecchio direttore sportivo ai tempi dell’Udinese, Pierpaolo Marino, per trasferirsi nel “nuovo” Calcio Napoli . Una vera e propria scelta di cuore considerando che, in seguito al fallimento che la società azzurra aveva maturato l’anno prima, l’argentino sarebbe dovuto ripartire dalla C1. Una scelta che tuttavia fu presto premiata. Difatti, El Pampa passerà alla storia come il primo calciatore tesserato dalla nuova società azzurra. Entrò subito nelle grazie dei tifosi partenopei, che vedevano in lui l’uomo della rinascita. Il suo primo gol fu realizzato su rigore nella gara persa per 2-1 contro il Chieti del 31 ottobre del 2004. Nonostante i tanti sacrifici e il play-off perso nel doppio derby con l’Avellino, Sosa riuscirà nell’obiettivo di riportare la squadra azzurra in serie B solo nell’annata successiva nel corso della quale avrà anche l’onore di essere l’ultimo calciatore della storia del Napoli ad indossare la 10, quella un tempo appartenuta al suo idolo Diego Armando Maradona, in campionato al San Paolo contro il Frosinone il 30 aprile del 2006. Resterà famosa la sua esultanza in lacrime in cui espone una maglietta con l’immagine di Diego e la scritta “Chi ama non dimentica, onore a chi ha fatto la storia del Napoli”. L’anno dopo in Serie B parte come riserva surclassato nelle gerarchie da un immenso Emanuele Calaiò ma contribuisce comunque alla promozione in Serie A materializzatasi in seguito al pareggio per 0-0 a Marassi contro il Genoa. Il 2 settembre del 2007 fece il suo esordio in campionato alla seconda giornata contro la sua ex squadra, l’Udinese, raggiungendo quota 100 presenze in azzurro e siglando la rete dello 0-5 definitivo. L’11 maggio del 2008 gioca al San Paolo contro il Milan (3-1) la sua ultima partita da calciatore del Napoli indossando anche la fascia di capitano. Al fischio finale si lascia andare in un indimenticabile giro di campo per salutare tutti coloro che in quei difficili anni non hanno mai smesso di credere in lui e nella squadra. Il bilancio all’ombra del Vesuvio è di 131 presenze e 30 gol prima di rifare ritorno in patria.

Gli ultimi anni di carriera furono spesi tra Gimnasia, Sanremese e Rapperswil-Jona. Poi le esperienze da allenatore al Sorrento, al Savoia e ora al Valtur Rionero (società lucana militante in Serie D). Recentemente si è anche espresso circa il trasferimento di Higuain alla Juve con una commovente lettera:

“…Vorrei fare l’allenatore, ho preso il patentino e un giorno mi piacerebbe poter allenare campioni come te. Non so se ci riuscirò. Ci proverò e non smetterò mai di sognare. Come hanno sognato tutti i tifosi del Napoli esultando ai tuoi gol e sentendoti cantare ‘difendo la città’. Se la buona sorte mi aiuterà e ne avrò l’opportunità, punterò su questi valori, su questa passione e magari su questi colori: gli stessi in cui quando tutto finisce, e restiamo soli guardando ci allo specchio, ci riconosciamo. Se non dovessi riuscirci, continuerò a sognare, continuerò a cantare. Sì, anche sotto la pioggia, come quella sera incredibile. Faccio fatica a comprendere la tua scelta.  Ma ora capisco che quelle erano lacrime di un popolo che ti ha amato. Perché, caro Pipita, chi ama davvero non dimentica. Mai”. E tu non lo hai mai fatto… Tanti auguri Pampa!

 

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