Ciccio Romano: un ‘gregario’ di lusso per il primo Scudetto

 

Ciccio Romano“Appena arrivato a Napoli, il club azzurro organizzò una partita per permettermi di ambientarmi ed inserirmi al più presto. Diego era a bordo campo ad osservare. Alla fine mi venne vicino e facemmo quattro chiacchiere. Fu allora che capii che ero entrato nel Napoli di Maradona dalla porta principale. Quelle parole mi diedero la tranquillità per fare una grande stagione”.

Una specie di geometra in campo. Un centrocampista ordinatissimo che dava la sensazione a pubblico e compagni di avere sempre tutto sotto controllo. Fu una della più grandi intuizioni di Pierpaolo Marino, che andò a pescare in B il regista della squadra che doveva lottare per lo scudetto. Una scommessa pienamente vinta. Parliamo di Francesco ‘Ciccio’ Romano.

Campano DOC, nacque a Saviano il 25 aprile del 1960. Fece il suo debutto da giocatore in Serie C con la Reggiana a soli 17 anni. Qui diede subito prova delle sue doti da grande palleggiatore: il suo nome infatti finì sul taccuino di diverse squadre. Nel ’79 passò al Milan con cui giocò 4 stagioni prima dell’infortunio che lo tenne per qualche tempo lontano dai campi da gioco. Ripartì dalla Triestina (club allora militante in serie cadetta). Con la formazione friulana sfiorò la promozione il Serie A. Nell’ottobre del 1986 il trasferimento al Calcio Napoli di Maradona. Un’ operazione da 2.1 miliardi delle vecchie lire che diede presto i suoi frutti. Quell’anno, infatti, si concluse con la vittoria del primo storico scudetto. Una di quelle gioie che rimarrà per sempre impressa nel suo cuore:

“Sono cose che ti porti dentro per tutta la vita. Io che sono napoletano, l’ho vissuto in modo particolare. Le soddisfazioni sono indimenticabili e le emozioni invece indescrivibili. Ovviamente l’orgoglio la fa da padrone”

A questo c’è anche una Coppa Italia (1986-87) e una Coppa UEFA (1988-89) con all’attivo 5 reti in 65 presenze. Successivamente giocò 2 stagioni al Toro e 2 al Venezia. Dopo un ulteriore anno alla Triestina poi, passò al Palazzolo dove, nel ’95, chiuse la sua carriera. Attualmente riveste il ruolo di procuratore, sebbene il suo grande desiderio fosse un altro:

“Sognavo di fare l’allenatore. Dopo aver smesso di giocare potevo scegliere tra allenatore e procuratore, con e per il Dottor Bonetto. Dopo 15 anni non mi pento di aver fatto quella scelta, anzi sono contento e soddisfatto, anche se quello sfizio me lo sarei voluto togliere..”

Per chiudere, parole al miele anche per uno dei punti cardine dell’attuale scacchiere partenopeo:

“Jorginho il mio erede? Era ora… Dopo oltre 25 anni! Con lui il Napoli ha trovato l’elemento giusto per il suo centrocampo: è perfetto per il gioco di Sarri. L’ho seguito da vicino sia a Verona che in maglia azzurra, possiede piedi buoni e un’ottima visione di gioco, non cederlo è stato un vero affare per il club. È sufficiente vedere quanto sia migliorato il rendimento di Allan per capire l’importanza del brasiliano: avendo Jorginho al proprio fianco, l’ex Udinese non ha responsabilità nella costruzione della manovra e può dedicarsi alla fase offensiva”.

Tanti auguri, Francesco!

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