3 maggio 1984, buon compleanno al Pocho Lavezzi

«Quando ero bambino avevo un cane che si chiamava Pocholo. Quando se ne andò, mio fratello ed il suo migliore amico cominciarono a chiamarmi con quel nome perché rompevo le scatole proprio come lui. Da quel momento la gente della mia città, cominciò a chiamarmi così. Un giorno poi, mentre ero con la Nazionale Under-20, incontrai un vecchio compagno della mia stessa città che, conoscendo il mio soprannome, cominciò a chiamarmi Pocholo davanti a tutti i compagni. I ragazzi dello spogliatoio abbreviarono Pocholo in Pocho e da quel momento questo è il mio nome, il mio marchio».

Nacque a Vila Gobernador Gàlvez, in Argentina, il 3 maggio del 1985. Ambidestro, gioca come attaccante, da seconda punta oppure da trequartista. La velocità in progressione, e la spiccata abilità nel saltare l’uomo palla al piede ne costituiscono i principali punti di forza. Al Calcio Napoli ha giocato 5 stagioni dal 2007 al 2012 segnando 48 reti in 188 presenze e meritandosi un posto in tutti i cuori dei tifosi che in lui rivedevano un altro argentino come Diego. Parliamo di Ezequiel Lavezzi, il Pocho.

Crebbe calcisticamente tra Estudiantes e San Lorenzo con cui accumulò nel complesso un totale di 26 reti in 97 presenze distinguendosi come uno dei giovani più promettenti in circolazione. Il 1 Agosto del 2004 passò al Genoa per poco più di un milione di euro. Un’esperienza del tutto incolore: anche a causa del mancato ambientamento in terra italiana, la società ligure rispedì il centroavanti sudamericano al mittente dove giocò per altri 2 anni.

Il 6 luglio del 2007 fu acquistato a titolo definitivo dal Napoli dell’attuale presidente Aurelio De Laurentiis per una cifra di circa 6 milioni di euro. Allora Lavezzi scelse la 7, numero che poi cedette a Cavani per prendere il 22. Esordì il 15 agosto nella partita di Coppa Italia con il Cesena. Tre giorni dopo, contro il Pisa (match anch’esso valido per la Coppa Italia), realizzò la sua prime tre reti in maglia azzurra facendosi apprezzare particolarmente dalla platea partenopea per la rapidità di esecuzione e il dribbling fulmineo. Tra i ricordi più belli della sua esperienza all’ombra del Vesuvio spiccano sicuramente la qualificazione in Champions League nella stagione 2010-2011 che la società campana non otteneva da oltre 20 anni, la doppietta contro il Chelsea nella partita di andata degli ottavi di tale competizione e la vittoria della Coppa Italia (2012) arrivata al culmine di un 2-0 arrivato contro gli eterni rivali della Juventus. Questa fu anche l’ultima partita in maglia azzzurra di Lavezzi che al termine della stagione passò al PSG che pagò tutti e 32 i milioni della clausola.

In nazionale albiceleste vanta un oro nelle olimpiadi di Pechino del 2008, e tre secondi posti: 1 al mondiale e 2 in Copa America. Attualmente è in forza all’Habei China Fortune ma i ricordi dei suoi trascorsi napoletani non l’anno mai abbandonato. E forse mai lo faranno come dimostra anche una lettera che lo stesso Lavezzi ha inviato alla tifoseria azzurra subito dopo il suo passaggio al PSG:

«Sono stati cinque anni davvero unici, indimenticabili. Cinque anni che mi hanno segnato… Per tutta la vita. Quando nel luglio del 2007 hanno confermato il mio trasferimento a Napoli, sapevo che la sfida sarebbe stata dura e affascinante. Stavo arrivando nella città, nella squadra, dove Diego Armando Maradona ha lasciato un’impronta indelebile che vivrà per sempre. Sentivo una responsabilità enorme. E’ bastato cominciare la mia esperienza napoletana per sentire l’amore e il calore da parte di tutti voi e per capire che sarebbe stato qualcosa di pazzesco, qualcosa di incredibile. Dalle prime partite con la maglia azzurra, fino alla storica vittoria in Coppa Italia, i ricordi sono e saranno indimenticabili. Da quei tre gol contro il Pisa in Coppa Italia, fino ai gol in Champions League… Tutto è stato contraddistinto da passione e sentimenti comuni, è stata una strada che abbiamo percorso insieme, per mano. Il Napoli stava crescendo, lentamente e progressivamente, fino a diventare quello che è oggi, uno dei Club più importanti d’Europa. Il Pocho stava maturando sia come giocatore che come uomo ed è cresciuto superando se stesso, superando ciò che era prima di essere adottato dai napoletani. Abbiamo sempre creduto l’uno nell’altro. Abbiamo riso, pianto, sofferto e goduto e, insieme, ce l’abbiamo fatta. Gli addii non sono mai facili e in questo caso il mio è ancora più difficile e doloroso. La vittoria della Coppa Italia mi lascia almeno il conforto di sapere che qualcosa ho restituito a Napoli e ai Napoletani…. Nel calcio, come nella vita, non sai mai il destino cosa ti riserverà. La porta di un possibile ritorno resterà per me sempre aperta e, se non come calciatore, tornerò di nuovo per ricordare tanti momenti di felicità e gioia. “Nada es por siempre”, dicono alcuni filosofi e forse, purtroppo, hanno ragione. Ma io cercherò di smentirli perché voi, amici napoletani, sarete sempre nel mio cuore». Una vera e propria dichiarazione d’amore…

 Tanti auguri, Pocho!

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