“Sei juventini mandati all’ospedale da 40 ultras del Napoli”: le prove quali sono?

Sta rimbalzando sui social una storia di violenza che, secondo gli sventurati ai quali è capitata, sarebbe stata causata dalla follia di un gruppo di ultras del Napoli. Una premessa: la violenza è sempre da condannare, da chiunque venga compiuta, e la massima solidarietà va ai malcapitati protagonisti di questa vicenda. Un accaduto su cui bisogna però far luce ed intervenire con sanzioni severissime, qualsiasi sia la fede calcistica degli aggressori.

Brindisi Report racconta la disavventura di 6 tifosi bianconeri di rientro, questa notte, da Roma dove avevano assistito alla partita tra Roma e Juventus. Stavano rientrando in Puglia a bordo di un furgone quando, in un’area di servizio in provincia di Frosinone, verso le ore 1:30, sarebbero stati aggrediti da un gruppo di delinquenti.

Eravamo fermi per fare benzina. Uno di noi è sceso. All’improvviso si sono scagliati contro di lui quattro tifosi del Napoli.

Così comincia il racconto riportato dal quotidiano brindisino. A quel punto gli altri hanno cercato di scendere dal furgone per difendere l’amico che veniva preso a calci e pugni, ma un gruppo di 30 o 40 ultras del Napoli sarebbe intervenuto con bastoni ed estintori. Un fumogeno avrebbe rischiato di incendiare il mezzo sul quale viaggiavano i tifosi juventini. Solo l’intervento di alcune pattuglie avrebbe scongiurato il peggio, sempre secondo il racconto dei sei uomini.

Il gruppo di amici si è poi recato in ospedale: uno di essi è stato messo sotto osservazione, ma a giudicare dalle foto pubblicate sul quotidiano sembra che non ci siano stati grossi problemi, per fortuna. Sporgeranno denuncia in questura, allegando nei dettagli il racconto dell’aggressione.

La massima solidarietà va ai tifosi bianconeri aggrediti, per una violenza che non ha senso e a maggior ragione non ce l’ha quando in mezzo c’è lo sport, che dovrebbe veicolare valori opposti rispetto a quelli di cui sono stati sfortunati protagonisti.

Dal loro racconto non si deducono tuttavia gli elementi che li hanno spinti ad affermare che si sia trattato di tifosi del Napoli, una circostanza importante alla luce di ciò che si sta scrivendo nei confronti della tifoseria partenopea. Anche sul profilo personale degli aggrediti, infatti, alcuni utenti si stanno lasciando andare a commenti ingiuriosi nei confronti di tutti i tifosi, senza far distinzione tra questo gruppo marcio (ammesso che gli aggressori siano stati effettivamente napoletani) e la grande maggioranza di tifosi azzurri.

Una distinzione che è dovere compiere, come è stata fatta quando un gruppo di juventini lanciò una bomba carta contro i supporters del Torino, come quando al San Siro sono volati gli scooter dalle gradinate, come quando è stato ucciso Ciro Esposito, come quando nella maggior parte degli stadi d’Italia – da Roma in su – si cantano cori razzisti nei confronti dei abitanti di Napoli e della Campania. Se non si deve fare di tutta l’erba un fascio, non lo si deve fare neanche nei confronti dei napoletani.

Poteva ben trattarsi di partenopei di ritorno dalla trasferta di Torino, ma quali sono gli elementi che li portano ad affermare senza dubbio che quei 30/40 aggressori fossero dei tifosi, e dei tifosi del Napoli in particolare? Come mai le pattuglie non sono riuscite ad identificarli? Come sapevano che in quel furgone viaggiavano degli juventini? Sono domande che si pongono i tifosi napoletani per amore di verità, avendo già preso le distanze da fatti di matrice così barbara ed odiosa.

Sono domande alle quali probabilmente risponderanno in questura a Frosinone. Nel frattempo attendiamo la ricostruzione dell’accaduto, rinnovando la solidarietà ai sei malcapitati, augurando loro di rimettersi al più presto e vivere senza alcun pregiudizio la loro grande passione per il calcio.

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