La nuova frontiera del Sarrismo: Napoli meno bello ma più concreto con una novità tattica

sarri primo piano
sarri primo piano

Con la vittoria di ieri sera al “Dall’Ara” di Bologna contro i rossoblù, salgano a cinque le vittorie complessive in altrettante gare da inizio stagione del Napoli. Mai Sarri era partito così forte durante la sua carriera in cui si era sempre fatto notare per partenze un po’ al rallentatore, salvo poi correre a velocità elevate.

Il suo lavoro si vede, figlio di un impegno costante e cura del dettaglio che hanno portato gli azzurri a essere indicata come quella che gioca il miglior calcio d’Italia, “Les plus sexi d’Europe”, titolava invece l’Equipe dopo il 4-2 sul Benfica.

Eppure questo d’inizio stagione sembra un Napoli diverso, sicuramente parente di quello ammirato negli anni precedenti ma con delle varianti diverse da quello che è abitualmente il credo sarrista.

D’altronde crescere è anche questo, correggere i propri errori e trovare delle alternative efficaci.

A onore del vero già nel preliminare di Champions League  contro il Nizza, la squadra azzurra, pur mostrando il suo classico gioco fatto di possesso palla e scambi veloci, era stato rotto quello che sembrava un vero e proprio dogma del gioco dell’allenatore originario di Bagnoli. In diverse occasioni, infatti, la punta non viene cercata con una verticalizzazione ma con il lancio lungo. Mossa scelta per prendere di sorpresa la lenta difesa nizzarda. Non è un caso, quindi, se il primo gol di Mertens nasce proprio da un pallone arrivato da un lancio di 30 metri.

E se a Verona, complice la pochezza degli avversari, si è ammirato il solito Napoli, diverso il discorso contro Atalanta e Bologna. In questi due incontri non si è assistito al solito sfondamento, di una squadra che gioca al tiro al bersaglio finché non lo trova ma di un qualcosa di più concreto.

D’altronde, lo step in più sta proprio in questo. Negli anni scorsi quando una squadra riusciva a bloccare gli ingranaggi perfetti dei partenopei, il meccanismo s’inceppava non riuscendo più a ripartire. Al Napoli mancava un piano B, quello che può servire per portare a casa i tre punti anche quando non si gioca bene. Accade così che l’Atalanta, come l’anno scorso imbavaglia il Napoli con pressing alto e marcature strette che non permettono al Napoli gli scambi rapidi di cui ha bisogno. Non a caso tiri in porta zero nel primo tempo. Per risolvere la gara, allora, arriva il guizzo del campione, come nel gol di Zielinski, ma è nel secondo gol che c’è qualcosa di diverso. Allan sradica un pallone a centrocampo e subito lancia per Insigne che poi appoggia per Mertens. Ma è a centrocampo che gli azzurri cambiano pelle specchiandosi meno e, soprattutto con il cambio di interpreti inserendo Allan, Diawara e Rog che mostrano anche i muscoli.

Anche a Bologna accade una cosa simile. Donadoni, scottato dall’1-7 dell’anno scorso, non si consegna come vittima sacrificale ma si propone con un modulo offensivo anche in questo caso atto a portare il pressing alto. Il Napoli s’inceppa, giochicchia, non tira mai in porta e, cosa paradossale, rischia di andare sotto. Ed è allora che si cambia registro: l’azione è vista e rivista più volte con Insigne che cerca Callejon che taglia alle spalle ma è lo sfruttare l’unica vera occasione avuta in 70′ che fa la differenza. Questione di testa, di cinismo ma anche di concretezza con il Napoli che ha imparato a difendere il vantaggio gestendo la partita non avendo più bisogno di giocare a ritmi alti. E non è un caso che, nelle prime tre giornate, se i gol segnati rispetto ad un anno fa sono gli stessi, quelli subiti sono dimezzati e che ad ora il Napoli non può prescindere da Allan che, dei sei centrocampisti, è il meno palleggiatore ma il più dinamico.

 

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