Napoli, 24 goal in 8 partite: attaccare, sempre e comunque

SSC NapoliQuella giocata mercoledì sera all’Olimpico di Roma contro la Lazio è stata per il Napoli di Sarri l’ottava partita stagionale. Gli azzurri, dopo essere andati in difficoltà, ma non troppo, nel primo tempo, hanno iniziato la ripresa sotto di un goal ma nonostante ciò sono stati capaci di liquidare la squadra guidata da Simone Inzaghi con un sonoro 4-1 grazie ai goal di Koulibaly, Callejon, Mertens e Jorginho.

Ebbene, con le 4 reti messe a segno nella porta difesa da Strakosha, il Napoli ha raggiunto l’impressionante cifra di 24 goal totali in stagione. Una media perfetta di 3 goal a partita. Se si considera il solo campionato, il dato diventa ancor più spaventoso. Gli azzurri in Serie A insaccano il pallone nella porta avversaria ben 3,8 volte per match. A questo punto viene da domandarsi quante reti può mettere a segno il Napoli in questa stagione?

Tenendo questa media e considerando una cinquantina di partite stagionali, gli azzurri chiuderebbero la stagione con circa 150 goal. Si tratterebbe di un dato da capogiro. E’ chiaro che arriveranno match complicati, dove mettere a segno 3 o 4 reti sarà tuttaltro che una banalità.

Più verosimilmente, conoscendo la voglia di battere record di mister Sarri, si proverà a far meglio della scorsa stagione. Il Napoli versione 2016/2017 chiuse con ben 115 reti in 50 partite disputate (2,3 goal/match), mentre il tecnico toscano nato a Bagnoli, nel suo primo anno alla guida del Napoli, conquistò il secondo posto in Serie A con annesso record di marcature di Gonzalo Higuain (36), ed i partenopei misero a segno 106 goal in 48 partite (2,2 goal/match), riuscendo così a scavalcare il precedente record di marcature fissato da Rafa Benitez. Il Napoli infatti, si fermò a 104 reti realizzate in entrambe le stagioni (2013/2014 e 2014/2015) con alla guida l’allenatore spagnolo.

Valutando questi dati è facile comprendere come la quota di 100 reti stagionali, da 4 stagioni a questa parte, non sia più un tabù dalle parti di Castel Volturno. Il calcio vario, spettacolare ed offensivo del Napoli, sembra dare i suoi frutti, soprattutto in una Serie A meno catenacciara del passato. Nel massimo campionato italiano, dopo anni di crisi di gioco e spettacolo, qualcosa sembra essere cambiato nella mentalità di allenatori, direttori sportivi e presidenti.

Non è un caso che durante la scorsa stagione furono messe a segno ben 1123 reti, in pratica tre per partita. Un trend che non sembra destinato ad arrestarsi. Il campionato attuale viaggia ad una media di 2,85 goal a partita e finalmente in linea con quanto accade nei maggiori campionati europei, soprattutto in Premier League e nella Liga spagnola, anche nel nostro campionato si sta affermando la volontà di giocare un calcio propositivo e sviluppare un gioco più adatto alle velocità del football moderno.

Accade sempre più spesso, al Napoli e alle altri grandi, di trovarsi di fronte squadre di media-bassa classifica intenzionate a giocarsela utilizzando l’arma del gioco piuttosto che l’asserragliamento difensivo. Esempi concreti sono il Sassuolo di Di Francesco (da quest’anno di Bucchi), sempre schierato con il tridente ed un centrocampo tecnico più che fisico, l’Atalanta di Gasperini, che con il suo calcio di intensità e velocità è riuscita lo scorso anno a conquistare il quarto posto, ma anche la Samp di Gianpaolo (non a caso ammiratore di Sarri), il Torino di Mihajlovic ed il Cagliari di Rastelli sono squadre votate all’attacco e che preferiscono creare gioco piuttosto che distruggerlo.

Questo dà vita a match spettacolari e ricchi di goal. Alla lunga è questo un atteggiamento che potrebbe giovare e non poco alle squadre italiane impegnate in Europa, troppo spesso prese alla sprovvista in passato dai ritmi e dall’intensità offensiva messa in campo dalle compagini del vecchio continente. Allo stesso tempo, però, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un allargamento della forbice che distanzia i top team dalle piccole, in particolar modo per quanto riguarda le neopromosse, che dispongono di un budget limitato per allestire una squadra competitiva e che riesca ad arginare la potenza offensiva delle varie Napoli, Roma, Juventus e Inter, e che spesso appaiono in campo remissive e rassegnate alla superiorità delle grandi.

Non è cosa tanto fuori dal comune, un turn-over rinunciatario da parte di queste squadre nei “big match” in favore di una maggiore brillantezza fisica nel match successivo da disputare contro avversari più abbordabili. Un unicum in Europa. Ciò naturalmente favorisce il proliferare di partite ricche di goal ed occasioni da rete. Per quanto riguarda il Napoli, abbiamo ancora negli occhi i 6 goal realizzati dagli azzurri al Benevento nella quarta giornata di campionato. Vedremo se domani, al cospetto di un’altra neopromossa, la SPAL, il Napoli saprà ripetersi mettendo a referto una goleada. Un contesto di questo tipo, non può far altro che avvantaggiare il Napoli, una delle prime squadre italiane a percorrere questa strada già dai tempi di Benitez, sia in Italia che in Europa, essendo ultra competitivo quando può difendersi utilizzando la sua arma migliore. Attaccare. Attaccare sempre e comunque.

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