Lancia una banana verso Aubameyang: tifoso bandito a vita. A quando pene simili in Italia?

Ha fatto il giro di tutti i principali organi di informazione la foto della banana lanciata verso Pierre-Emerick Aubameyang, attaccante dell’Arsenal. L’episodio è accaduto durante Arsenal-Tottenham. Un tifoso degli Spurs aveva lanciato una buccia di banana all’indirizzo del giocatore gabonese. Un gravissimo episodio di razzismo, che ha visto l’ultras prelevato dagli spalti durante il match ed arrestato dalla polizia.

Basterebbe già questo per considerare tale pena più che giustificata al vergognoso gesto discriminatorio commesso all’indirizzo di Aubameyang. Ma in Inghilterra, la lotta al razzismo viene presa molto sul serio, soprattutto nel calcio, sport che dovrebbe unire anziché dividere e fomentare l’odio.

Quindi, oltre all’arresto, il Tottenham ha voluto lanciare un chiaro ed inequivocabile messaggio. La società, infatti, ha deciso di bandire a vita da Wembley – e dal prossimo Tottenham Stadium – il tifoso razzista, che non potrà più assistere dal vivo ad una partita della propria squadra del cuore. Una pena esemplare, che vede protagonista, in positivo, proprio il Tottenham.

E’ un segnale forte, perché in questo caso specifico è la società stessa che ha deciso di cacciare a vita un tifoso dalla propria “casa”. Un gesto che, ci auspichiamo, possa essere emulato anche dalle squadre di Serie A. Perché, come si è già visto, la giustizia sportiva italiana fa ben poco contro chi inneggia ogni domenica alla morte di un popolo o si rende protagonista di beceri cori razzisti verso giocatori di colore.

La chiusura di un settore dello stadio non può e non deve bastare. Per combattere il razzismo c’è bisogno di gesti eclatanti, come aveva preannunciato il Napoli prima del match con l’Atalanta. Il primo passo, però, lo devono compiere quelle società che, più o meno consapevolmente, ospitano tifosi violenti e razzisti nei propri impiangi. Bandire a vita chi si macchia di simili gesti, può essere un efficace deterrente contro il razzismo, la violenza e l’ignoranza negli stadi.

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