L’Ajax come il Napoli di Sarri: così ha umiliato la Juventus a Torino

C’è solo un pallone, quindi devi averlo tu“. Si può racchiudere in questo celebre aforisma di Johan Cruijff la filosofia di gioco dell’Ajax, che ieri sera ha eliminato la Juventus ai quarti di Champions League. Il club olandese è uno dei pochi club ad aver rivoluzionato il gioco del calcio, avendo proposto quel “calcio totale” che vede in Rinus Michels il suo principale inventore. Quello dello Stadium, quindi, non è stato un semplice quarto di finale, ma un confronto tra due differenti filosofie di gioco. La Juventus incarna alla perfezione la ricerca (quasi ossessiva) della vittoria, ovvero “l’unica cosa che conta“, anche a discapito dello spettacolo. L’Ajax, viceversa, ha rappresentato nel corso della sua storia un vero e proprio baluardo del “bel gioco”. Vincere è importante, ma è ancora meglio se si riesce a vincere proponendo anche un grande spettacolo.

L’Ajax ammirata ieri sera a Torino non è nient’altro che questo: un collettivo al servizio del gioco. Concetti, idee e schemi che prendono vita in un rettangolo verde. Una squadra giovanissima (età media 21 anni) che è riuscita nella doppia impresa di eliminare le ben più quotate Juventus e Real Madrid dalla Champions League. Merito, ovviamente, del talento dei ragazzini terribili allenati dal tecnico Ten Hag, il cui gioco si ispira palesemente a quello di Guardiola, a sua volta attento osservatore del calcio olandese. Non è un caso, quindi, che l’attuale tecnico dei lancieri abbia allenato il Bayern Monaco II (la squadra riserve), proprio nel periodo in cui c’era l’attuale tecnico del City in panchina.

Anche grazie all’influenza di Guardiola, quindi, Ten Hag è riuscito a plasmare i suoi ragazzi, inculcando loro concetti tipici del “calcio totale”: pressing organizzato, tocchi di prima e scambi di ruolo repentini tra i calciatori. E’ la perfetta sintesi di quello che tutti gli appassionati di questo sport hanno ammirato ieri sera. Un’organizzazione incredibile, che ha messo ancora più in luce i limiti di gioco della Juventus, nel secondo tempo completamente annichilita dal gioco dell’Ajax.

Lo stesso gioco che ha caratterizzato il Napoli di Maurizio Sarri. Sono in molti, in effetti, ad aver notato delle analogie tra lo schema di gioco di Ten Hag e quello dell’ex allenatore degli azzurri. “La bellezza salverà il mondo“, diceva Dostoevskij. Forse non salverà davvero il mondo, ma la bellezza di quel Napoli (e di questo Ajax) ha regalato a tutti gli appassionati di questo sport momenti di pura goduria. Attimi di felicità nei quali ci ricordiamo perché, in fondo, siamo così innamorato di questo gioco.

L’Ajax di Ten Hag ed il Napoli di Maurizio Sarri condividono una filosofia di gioco molto simile. Avere il possesso palla, sempre e comunque. Un controllo che comincia dal portiere, che deve saper dialogare con i propri compagni. Il pressing collettivo è un altro dei fattori determinanti di questo gioco: ogni qual volta si perde il possesso, i giocatori in campo devono subito aggredire il portatore di palla. Non è un pressing isolato o fine a sé stesso, ma un pressing ch, sia finalizzato alla conclusione in porta. Così i lancieri sono riusciti a mettere in crisi la Juventus ed il Real Madrid, come si può vedere da questo video:

Al di là del gioco, però, c’è un aspetto che accomuna Ajax e Napoli: la vittoria in casa della Juventus. Un evento molto raro da quando esiste l’Allianz Stadium. C’è un’immagine che, più di tutte, riassume in maniera efficace quel “filo rosso del destino” che unisce queste due squadre. De Ligt e Koulibaly, i due uomini capaci di far crollare su sé stesso l’apparentemente invalicabile fortino bianconero. Proprio come in quel Juventus-Napoli del 23 aprile scorso, è ancora un calcio d’angolo a condannare la Juventus. Quel colpo di testa di Koulibaly non fu decisivo ai fini dello scudetto, ma ebbe un’enorme importanza per tutto ciò che rappresentava quel Napoli, ammirato ed osannato da tutta Europa per il suo gioco; allo stesso modo, il gol vittoria di De Ligt è il giusto riconoscimento per una squadra che ci fa dimenticare, per un attimo, tutti i discorsi sul fatturato e la crescita economica. Perché alla fine il calcio è una cosa semplice, dove vince (quasi) sempre chi gioca meglio. Quella dell’Ajax sulla Juventus è la vittoria della bellezza e della forza delle idee.

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