La Juventus è partner dell’Unesco. Combatte la discriminazione con il razzismo

AngelliGiù la maschera. La Juventus con il divieto di vendita dei biglietti a tutti i nati in Campania per la partita del 31 agosto mostra il suo vero volto. Non quello che la vede partner dell’Unesco. Una contraddizione netta, inequivocabile che dalle parti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura dovrebbero ben conoscere. Non possono bastare strette di mano e organizzazione di eventi benefici per evitare di cadere nel più classico degli autogol.

La società degli Agnelli dopo aver taciuto per anni sui cori razzisti, con l’ultimo colpo di mano supera se stessa. E la collaborazione con l’agenzia delle Nazioni Unite non può bastare a lavarsi la coscienza. La Juventus è come quel pagano che nell’Antica Roma pregava in pubblica piazza gli Dei, offrendo i suoi doni con fare appariscente per farsi notare e ingraziarsi il Dio in questione. Il popolo doveva sapere. Ma è poi nel quotidiano che si misurano i veri intenti, le proprie avversioni e convinzioni. L’apparenza prima o poi lascia inevitabilmente il posto alla sostanza.

L’Unesco farebbe bene a prendere le distanze da questo genere di comportamenti. Non saranno un mucchio di quattrini raccolti in partite di beneficenza a dover sporcare uno degli organi più importanti a livello planetario.

Sul sito ufficiale del club bianconero viene raccontata nel dettaglio la collaborazione tra il club e l’Unesco. L’incpit fa cadere fin da subito in contraddizione gli intenti teorici con la pratica. Si fa richiamo ad un agire concreto contro qualsiasi forma di discriminazione.

Di seguito tutte le informazioni:

Il rapporto di collaborazione tra Juventus e UNESCO nasce da un desiderio condiviso di agire concretamente contro ogni forma di discriminazione. La partnership è iniziata sul serio il 29 maggio 2014, quando il presidente della Juventus Andrea Agnelli e il direttore generale dell’UNESCO Irina Bokova hanno firmato un accordo nella sede parigina dell’organizzazione internazionale. Uno dei primi eventi che hanno avuto luogo come prodotto della relazione è stata la Coppa dell’UNESCO il 2 giugno 2014, che ha visto la Juventus Legends sfidare le controparti del Real Madrid in una partita di beneficenza allo Juventus Stadium. Tutti i proventi della partita sono andati a due progetti di riabilitazione di ex bambini soldato in Mali e nella Repubblica centrafricana. I progetti mirano a dotare i bambini di competenze tecniche e professionali in modo che possano apprendere semplici mestieri, diventare indipendenti e prendere parte ad attività culturali, sportive e artistiche. Sono anche previsti corsi di alfabetizzazione, al fine di aiutare i bambini a riscoprire la speranza e la fiducia in se stessi. Nel giugno 2015, il presidente della Juventus Legends, David Trezeguet, ha visitato personalmente i due paesi per assistere al costante impegno dei bianconeri a sostenere i progetti. La Coppa dell’UNESCO è uno dei modi in cui le due organizzazioni stanno intraprendendo azioni contro la discriminazione, con una seconda edizione già prevista per l’8 settembre 2015. Questa volta, le Leggende bianconere daranno il benvenuto ai loro coetanei dalla parte argentina Boca Juniors a Torino. Nell’ambito della loro partnership con l’UNESCO, la Juventus finanzia anche un affascinante progetto di ricerca che ha l’obiettivo di analizzare la connessione tra discriminazione e ostacoli alla partecipazione sportiva in tutto il mondo. La ricerca, che alla fine verrà formulata in un dossier “Color? What Color?”, È progettata per essere un utile strumento analitico per tutte le parti interessate nello sport, che da molti anni si impegnano per affrontare i problemi del razzismo e della discriminazione. La Juventus ha anche dimostrato il suo impegno per l’inclusione sociale con il progetto Kick Out Racism – Play With Me, presentato dal presidente Agnelli all’UNESCO a Parigi il 6 marzo 2014. Sostenendo questi progetti, la Juventus è diventata la prima società al mondo a sostenere tale iniziative approfondite a fianco di un’organizzazione internazionale come l’UNESCO, che è stata una luce splendente nella promozione dei valori culturali – e quindi sportivi – come veicolo per raggiungere la pace sin dalla sua fondazione da parte delle Nazioni Unite nel 1945.

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