Dries Mertens su Napoli: “Mi dicevano che sarebbe stata una brutta esperienza…”

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Intervistato dalla rivista Four Four Two, l’azzurro Dries Mertens spende parole d’amore per Napoli. 

Lontano dai luoghi comuni che anche lui aveva sentito prima di trasferirsi nel capoluogo campano, Dries Mertens si è prontamente ricreduto una volta approdato a Napoli.

“Mi piace molto stare qui. Abito sul mare, mi sveglio la mattina, apro la finestra e posso esclamare: ‘fantastico’. È bello il Vesuvio, ci sono anche stato una volta e mi sono incantato”. Parole dirette che per un napoletano somigliano ad una sinfonia perfetta, Finalmente qualcuno che arriva da fuori ed apprezza Napoli come noi. Follemente innamorato ormai, Dries Mertens è un altro di quei figli adottati da Napoli, sicuramente più napoletano di chi qui magari ci è nato ma non ha capito niente.

Napoli come una seconda casa: se l’aspettava così oppure in quale altro modo? “Lo confesso, non sapevo che fosse così bella e tanto grande. Quando ero in Belgio e seppero del mio trasferimento a Napoli, tutti mi dicevano che sarebbe stata una brutta esperienza, che avrei trovato una città sporca, poco organizzata, con un’architettura cadente e persone quantomeno strane. Non è così e voglio dirlo pubblicamente. Qui è tutto bellissimo, uno dei posti migliori per pensare a una vacanza. Prima, nessuno della mia famiglia immaginava di venire qui da me, adesso la mia casa è diventata un albergo. Giuro, ormai vengono in tanti, tutti da me. E poi diventa difficile farli andar via… La mia famiglia c’è stata per intero, mio fratello addirittura 5 volte, recentemente anche 14 amiche della mia fidanzata, tutte di Leuven e tutte insieme. Io sono stato costretto a lasciare la mia casa, sono andato a dormire da Gonzalo Higuain, è un amico molto generoso”.

Dal Psv Eindhoven al Napoli, ci dica qual è stato il significato più importante di questo trasferimento. “È stato un esame importante venire a giocare in un campionato difficile e in una squadra così blasonata. Confesso che qualche timore l’ho avuto, sapendo di correre il rischio di non poter giocare abbastanza. Al Psv ero sempre titolare, mentre ero consapevole che qui non avrei avuto il posto assicurato. Temevo di perdere la Nazionale se non avessi giocato con continuità, di non andare ai Mondiali. Invece è successo proprio il contrario e questa è diventata la stagione della definitiva maturità professionale, ho arricchito le mie conoscenze in un calcio evoluto e difficile. Devo tantissimo, anzitutto, al Napoli e a Rafa Benitez per gli attestati di stima che sto ricevendo di continuo”.

Quanto tempo immagina di restare qui? “Vedremo. Per il momento sono contento, poi ho un contratto per 5 stagioni. Quest’anno ho fatto bene, ma so che posso migliorare ancora, sempre qui con il Napoli. Perché non penso affatto a cambiare squadra”.

Ne parla quasi come uno veramente innamorato di questa terra. “Lo dico anche perché Napoli è il posto ideale per chiunque voglia giocare ad alti livelli. È una città meravigliosa, diventata ancora più affascinante, grazie alla passione dei nostri tifosi. È un luogo incantato, dove ogni vittoria diventa un grande trionfo”.

Qualche calciatore in passato si è lamentato della eccessiva pressione che procura tanto amore. È così? “Ovunque è così, però non può essere un problema, se si ha la giusta mentalità. Bisogna essere sempre molto concentrati, consapevoli dei nostri limiti e dei nostri punti di forza. Poi, se i tifosi vengono a chiederti una foto o l’autografo, che male c’è?”.

Le piace così tanto questo posto, da pensare di restarci addirittura a vivere? “Magari, perché no. Può darsi che resterò qui per aprire un bed and breakfast, così potrò svuotare il mio appartamento dagli ospiti… Scherzi a parte, per un calciatore, poi, è davvero il massimo. I tifosi sono fantastici, sempre. Nella sfida di Europa League contro il Porto erano in 60mila al San Paolo e questo aspetto mi piace molto, essendo il calcio la mia vita. Per loro il calciatore è come un idolo e grazie a loro, a questa nuova dimensione nella quale mi sono calato, ho avuto anche la possibilità di migliorarmi, il resto l’hanno fatto i giocatori forti che vestono la maglia azzurra e un tecnico molto bravo come Benitez, un doppio particolare non da poco per esprimermi in un campionato molto competitivo. Ecco, da ognuno di questi particolari ho raccolto qualcosa per migliorarmi rispetto al passato”.

Ma l’unico modo per migliorarsi rispetto a quanto fatto quest’anno, lei sa qual è: vincere lo scudetto. “Lo so. Tutti i tifosi mi chiedono sempre due cose: vincere lo scudetto e battere la Juve con un mio gol. Per la seconda richiesta li ho accontentati, speriamo di riuscire a soddisfare anche l’altra. Ma abbiamo bisogno di tempo, di lavoro, di una squadra ancora più forte. Non si può fare tutto in un anno, soprattutto in un anno caratterizzato dal cambio di 10 giocatori in tutti i reparti, oltre al modo di giocare completamente diverso e che richiede tempo. Nonostante tutto ciò, è stato un bell’anno con una Coppa Italia in bacheca e, poi, sul nostro cammino abbiamo trovato squadre importanti, come la Roma. La doppia sfida con i giallorossi è stata meravigliosa, elettrizzante. Certo, abbiamo chiuso il campionato con quel terzo posto che ora sembra un dettaglio, ma rappresenta un traguardo importante, visto l’andamento delle due formazioni che ci hanno preceduto. No, non ho grandi rimpianti, so che abbiamo regalato enormi soddisfazioni ai nostri tifosi che, spesso, sono usciti dallo stadio con il sorriso sulle labbra. Abbiamo tentato di appassionarli attraverso un bel gioco e siamo veramente fieri di quello che abbiamo fatto, di come l’abbiamo fatto. Non a caso, davanti a noi si sono piazzate soltanto quelle squadre che hanno stabilito ogni sorta di record nella loro storia calcistica”.

Tanto diverso e tanto uguale a Lavezzi, supertatuato idolo della platea azzurra. Qualcuno dice che Mertens lo stia sostituendo nei cuori dei napoletani. “Sono quei da poco tempo, neanche un anno, lui ha giocato nel Napoli per 5: datemi tempo. Però mi fa piacere ed è una ragione di orgoglio sapere che il mio nome si stia avvicendando a quello del Pocho”.

Anche Vermaelen è un belga ed è un difensore che piace molto a Rafa Benitez. Ma lei ha sponsorizzato Napoli al suo connazionale per la prossima stagione? “Sì, ho parlato con lui, gli ho spiegato che qui sta bene e c’è un grande progetto. Però mi ha risposto che per adesso è un calciatore dell’Arsenal”.

Parliamo di Maradona…? “Certo, anche perché Napoli è Maradona. Qui ogni riferimento va al Pibe e tutti vorrebbero che ripetessimo quanto fatto da lui con il Napoli. Noi ci proveremo, anche perché in questo spogliatoio ci sono molti giocatori di qualità e solo se riusciremo ad essere sempre più squadra, allora potremo lasciare il segno”.

Tredici gol in questa prima stagione con il Napoli, qualcuno segnato anche con una potenza terrificante. Qual è il segreto di Mertens, così piccino e col tiro imprendibile?La mozzarella di bufala è la mia forza”.

Abbiamo capito bene? La mozzarella? “Sì, ne mangio tanta, sono davvero ghiotto. Probabilmente è questo il segreto che sta dietro alla forza del mio tiro. Sono piccolo, fisicamente meno forte di uno come Zapata, quindi ho bisogno di far prevalere la tecnica. Anche Insigne è come me, non abbiamo potenza, ma molto cervello”.

Si può dire che quella lì, la rete alla Lazio, sia stata la più significativa ed apprezzabile di quest’anno? Esteticamente sì, con quel siluro finito all’incrocio dei pali. Ma non posso cancellare quelli realizzati alla Fiorentina: il primo servì per sbloccarmi, il secondo per consacrare la Coppa Italia“.

A parte l’aspetto alimentare, qual è stato il momento più esaltante di questa sua prima stagione in maglia azzurra? Sarebbe semplice dire che vincere la Coppa Italia sia stato l’evento da conservare più di altri nella bacheca della memoria. Per me, l’attimo più esaltante di questa esperienza è stato il momento della firma sul contratto che mi ha proposto il Napoli. E poi, come fare a dimenticare la prima notte di Champions? La vittoria contro il Borussia Dortmund è stata esaltante e mi tornano i brividi sulla pelle quando ripenso all’urlo di “Champions” che arrivò dagli spalti: Napoli è unica anche per questa ragione. Poi, non vorrei sminuire nemmeno la vittoria contro la Juventus, un successo significativo perché dimostra che i 24 punti di distacco dal primo non corrispondono al vero”.

Di contro, c’è un momento che avrebbe preferito non vivere o addirittura cancellare?Non posso negarlo, quello dell’eliminazione dalla Champions. Dodici punti in un girone incredibile e poi ritrovarsi fuori soltanto per un gol è una cosa da impazzire. Noi che di reti ne abbiamo segnate 104, sembra quasi un paradosso. Quella notte, dopo aver battuto l’Arsenal, per me fu una vera sofferenza. Poi, tutti quanti insieme abbiamo deciso di chiudere quel registro ed andare avanti per raggiungere gli altri traguardi. Solo così si poteva reagire ad una simile ingiustizia”.

Quest’anno avete vinto la Coppa Italia, avete centrato un po’ di record e siete approdati ai preliminari di Champions. E il prossimo che si fa? “Il grande vantaggio che avremo sarà quello di non partire da zero. Ormai ci conosciamo tutti, abbiamo raggiunto un affiatamento sia umano che professionale, sappiamo tutto ciò che il nostro allenatore ci chiede. E so anche cosa chiede la città di Napoli. Ma perché, secondo voi, io cosa voglio…?”.

Già, cosa vorrebbe Mertens, oltre ad aggiudicarsi lo scudetto? Lo confesso, perché è un desiderio mio e della mia fidanzata: adottare un bambino. Spesso andiamo ad aiutare i bimbi malati in ospedale, sperando che un giorno neanche tanto lontano, si possa dare un sostegno ancora più speciale a un bambino in particolare, uno da portare nella nostra famiglia. Per farla diventare anche la sua”.

Piccolo di statura ma grande nelle parole e nei fatti. Dries Mertens, l’azzurro sempre pronto a battersi per qualsiasi causa della squadra. Serio sul campo e divertente nel gruppo, il mix perfetto per chi di Napoli si è innamorato improvvisamente e la porterà per sempre nel cuore.

 

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