Antonella Leardi: “Insultata e intimidita. Renzi mi ha deluso…negli stadi non è cambiato nulla”

Antonella Leardi

Quando si dice che nella vita non si finisce mai di imparare, è vero, tutti noi siamo chiamati a confrontarci e ad aprirci a nuovi orizzonti, ma per imparare davvero serve la buona volontà.

Evidentemente però, in alcuni ambiti, non tutti sono disposti ad aprirsi alla conoscenza. Questo è indiscutibilmente, l’esempio di quanto accaduto con la penosa dimostrazione di inciviltà, da parte di una bella fetta di tifosi giallorossi, presenti allo stadio Olimpico, in occasione di Roma-Napoli, dove striscioni vergognosi, indirizzati alla famiglia di Ciro Esposito, hanno indignato il mondo del calcio.

E’ indiscutibile quindi, il fatto che nonostante la grande umiltà, tenerezza, forza d’animo, educazione uniti all’enorme altruismo di Antonella Leardi, mamma di Ciro Esposito, i tifosi giallorossi abbiano imparato meno di zero. Accusare una mamma di lucrare sulla morte del figlio ucciso, è una bassezza impossibile anche da spiegare. Non esistono termini adatti, dinanzi a certe cose si fa largo solo la vergogna.

Antonella Leardi intervistata ai microfoni di Tiki Taka dichiara: “Quando è uscito il libro si è scatenato un putiferio, con insulti e tentativi di intimidirmi nella mia battaglia. Mi hanno insultata, mi hanno calunniata e ci sono stata molto male, ma non mi fermo qui, perché Ciro vive nei miei gesti, nelle mie azioni e in quelle dell’associazione. Ribadisco che tutti i proventi di questo libro saranno devoluti all’associazione, un’associazione che in questi mesi è andata in giro per le scuole, per le scuole calcio e in tanti altri posti a predicare la non violenza, per cercare di cambiare la mentalità delle persone, perché solo così la morte di mio figlio sarà servita a qualcosa”.

Se la gente avesse un briciolo di cuore, potrebbe capire, perché certe parole gelano l’anima. Una mamma a cui il figlio è stato strappato ingiustamente, una mamma che ha da subito allontanato dal suo cuore odio e rancore per chi, in quella maledetta sera del 3 Maggio 2014, riuscì a premere il grilletto della pistola per colpire Ciro. Vorremmo noi tutti andare casa per casa, dalle famiglie di quei ragazzi che all’Olimpico si sono sentiti in diritto di esporre certe offese e chiedere come si sarebbero comportati al posto della signora Leardi. Sarebbe bello incontrare gli occhi di chi con odio e cattiveria ha messo nero su bianco offese gratuite e una grande scritta che inneggia Daniele De Santis, il presunto assassino di Ciro, e chiedere come reagirebbero loro se ingiustamente gli venisse ucciso un figlio, un fratello, ma siamo certi che non potrebbero capire, perché chi arriva a tanto squallore l’amore non lo conosce affatto.

“Renzi mi ha deluso perché la sua figura si è vista poco. Ho sentito una sua dichiarazione dopo la morte di Ciro che prometteva un cambio di rotta immediato e che questi teppisti non avrebbero più predominato negli stadi, e invece sembra proprio che non sia cambiato nulla. Se li perdono? Io posso dirvi che prego per tutte queste persone ogni sera, come prego per me e per la mia famiglia”. Non risparmia Renzi, Antonella Leardi, che nelle sue parole esprime la sua delusione. Una promessa del premier non mantenuta, anzi forse dimenticata. La violenza negli stadi continua ad espandersi irrimediabilmente e non si tratta necessariamente di quella fisica, quanto di quella verbale.

Hanno catalogato gli insulti razzisti all’indirizzo dei napoletani, come “goliardate da stadio”, ma ad oggi dinanzi a certi striscioni che infangano e uccidono ancora una vola la memoria di un ragazzo morto come vittima di un calcio malato (se di calcio si può parlare),  non si può trovare giustificazione alcuna. Chi ha sbagliato deve pagare, e non basterà certo una multa a ricucire il cuore ferito di una mamma, una famiglia ed un popolo intero che a distanza di quasi un anno, non trovano pace.

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