Il calcio di strada: le 12 regole del “campionato degli scugnizzi”

Tanti amici, una passione in comune ed un pallone, i bei tempi del calcio di strada

A volte basta poco per avere tutto ed essere felici sopratutto quando si è piccoli, perché tutto parte sempre dai bambini.

Ci siamo passati un po’ tutti in quegli anni in cui bastavano degli amici, un pallone e tutto cambiava. Un piccolo spiazzale diventava un campo, un portone una porta e quella banda di ragazzini, calciatori professionisti. Da quelle partitelle poteva poi nascere anche qualche campione, e forse proprio così la passione per il calcio è entrata nel mondo di tanti idoli di oggi.

A Napoli, quelli che qualcuno ama definire “scugnizzi napoletani”, sono i veri e propri protagonisti di partite giocate con la stessa intensità di una finale mondiale, qualche volta indossano completini sportivi, nella migliore delle ipotesi qualche pettorina colorata, ma maggiormente semplici tute, tutte di colori diversi e per ricordare la squadra d’appartenenza usano semplicemente la memoria. Tutto fa somigliare queste giovani promesse, a calciatori professionisti, con un’unica differenza, “in campo” quei piccoli giocatori si divertono ancora per amore del calcio e non dei soldi.

Oggi il “calcio da strada” continua ad essere uno dei giochi più praticati dai ragazzini, tramandandosi di generazione in generazione. Le regole del gioco sono più o meno sempre le stesse, 12 semplici regole che i ragazzi di calciatoribrutti.it hanno avuto la premura di raccogliere e che vi riproponiamo qui di seguito:

#12. CI SI TROVAVA IN TANTI E PARTIVA UN TORNEO INFINITO

Si parte dai soliti amici che si incontrano per una partita, poi un po’ alla volta arrivano tutti gli altri, gli sfidanti, fino a formare 5 o 6 squadre per poi dare il via ad un torneo, la squadra che vince gioca di continuo.

#11. ALLA FINE I CAPITANI SCEGLIEVANO LA PALLA O IL PIÙ SCARSO

Formare le squadre resta uno dei compiti più difficili, di solito ad assolvere questo dovere è il capitano (ruolo che spetta al ragazzo più popolare o al proprietario del pallone). Dopo aver scelto i propri team seguendo semplici valutazioni come il legame di amicizia o la forza, si arriva al punto di scegliere tra la palla o l’ultimo rimasto, il cosiddetto “scarso”.

#10. LA TRAVERSA IMMAGINARIA ERA ALTA QUANTO IL RAGAZZO CHE STAVA IN PORTA

Una semplice regola che rende tutto facile ed elimina i battibecchi, il portiere alza le braccia e si decide l’altezza della traversa, dopodiché si può iniziare.

#9. SI TORNAVA A CASA CON LE GINOCCHIA SBUCCIATE

Adrenalina e voglia di vincere rendono tutti audaci, scivolate sull’asfalto, capriole e qualche calcio non fanno male, finché non si torna a casa si passa al bruciore dell’acqua ossigenata per disinfettare le sbucciature.

#8. SI TORNAVA A CASA CON I VESTITI SPORCHI O STRAPPATI

I numerosi completini indossati per giocare non hanno destino migliore delle ginocchia sbucciate, maglie strappate, macchie indelebili e via dicendo sono un must.

#7. C’ERA SEMPRE IL CORAGGIOSO CHE RECUPERAVA IL PALLONE OVUNQUE

“Dai vado io”, la frase immancabile di ogni partita dopo che lo scarso di turno spediva il pallone oltre qualche recinto e si doveva recuperare per riprendere a giocare.

#6.ERA FALLO SOLO SE SI VEDEVA DEL SANGUE

Nel calcio di strada non ci sono arbitri ed i falli sono una sorta di mistero, calci, strattoni, spinte tutto è lecito e le urla di dolore servono a poco, il fallo si “fischia” solo se c’è sangue.

#5. “NON VALE TIRARE FORTE”, REGOLA MAI RISPETTATA

“Da vicino però non tirate forte”, parole al vento che il malcapitato portiere recita come una sorta di preghiera con la speranza di intenerire l’avversario. Puntualmente il tiratore di turno tira con tale forza da lasciare il segno e se il portiere si frappone tra il muro e il pallone se ne ricorda a lungo.

#4. GOL O RIGORE?

Questa frase è d’obbligo in ogni partita, spesso valutare la validità di un gol su porte immaginarie è difficile per cui l’unica possibilità è appellarsi al rigore.

#3. SI USAVANO GLI ZAINI O QUALUNQUE COSA DI VISTOSO COME PALI DELLE PORTE

L’ingegno dei ragazzi è l’elemento fondamentale delle partite e se la traversa era data in base all’altezza del portiere, per i pali si ricorre a ciò che si ha disposizione, in pole position ci sono sempre gli zaini.

#2. IL PIÙ PICCOLO DI ETÀ O IL PIÙ GRASSO ANDAVA IN PORTA

Il portiere, già il portiere, triste quanto determinante ruolo che spetta sempre al più piccolo o in alternativa al più grosso.

#1. QUANDO IL PROPRIETARIO DEL PALLONE DOVEVA ANDARE VIA SI FINIVA LA PARTITA

L’uomo chiave del calcio da strada resta indiscutibilmente il proprietario del pallone, la partita infatti dura finché non arriva il richiamo della mamma ed il pallone torna a casa assieme al proprietario e cosi tutti gli amici.

Dopo un pomeriggio massacrante si torna casa per rimettersi in forze in vista di una nuova sfida, e nessun riposo settimanale farà riprendere fiato ai piccoli talenti, si gioca tutti i giorni, perché il calcio “è cosa seria”!

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