Serie A, il campionato che durò meno di ventiquattro ore

Serie A

Anticipi, posticipi, giornate spezzatino e partite all’ora di pranzo, non ditelo ai tifosi e ai calciatori di un tempo, non vi crederebbero mai. Figurarsi, poi, i presenti al Velodromo Umberto I di Torino in uno storico 8 maggio 1898, il giorno in cui prese avvio il primo campionato di calcio italiano ufficiale.

Ad organizzarlo fu la neonata FIF (Federazione Italiana Football). L’occasione fu data dall’Esposizione Internazionale dello Statuto Albertino (la prima costituzione adottata dal Regno Sabaudo a partire dal 4 marzo 1848 per mezzo di Carlo Alberto di Savoia) e fu fortemente voluto dal duca degli Abruzzi, titolo appannaggio proprio di Casa Savoia e detenuto all’epoca da Luigi Amedeo. Costui mise in palio una coppa ed una targa di riconoscimento conferita al rappresentante (un antesignano dell’attuale capitano) della squadra vincitrice.

A riceverla in quella prima edizione fu il Genoa Cricket and Football Club. Per la verità gli avversari non furono molti, giusto tre. La Serie A ante litteram più che un campionato, in effetti, fu un quadrangolare, al quale presero parte oltre al Genoa, tre squadre di Torino: Internazionale Torino, FC Torinese e Ginnastica Torino. Ciò permise che l’intera manifestazione sportiva si svolgesse in un solo giorno, dalle 9 del mattino fino al tardo pomeriggio.

Nello specifico la vecchia Serie A fu caratterizzata da due semifinali, seguite dalla classica finale. A dare il via alla competizione il derby tra l’Internazionale Torino e l’FC Torinese, vinto dai primi col risultato di 1-0. Alle ore 11  fu la volta di Genoa-Ginnastica Torino, conclusasi 2-1. Le due vincitrici nel pomeriggio – ore 15 – diedero poi vita ad una finale davvero degna di questo nome. Non bastarono, infatti, i tempi regolamentari per decretare la prima vincitrice della “Serie A”. Dopo l’1-1 al 90′ si disputarono pertanto i tempi supplementari, nei quali il Genoa riuscì a siglare il gol vittoria, laureandosi così campione d’Italia per la prima volta nella storia.

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Alla fine, comunque, fu una festa per tutti, celebrata tra le risate e i banchetti ai quali diedero vita gli astanti, al di là della squadra di appartenenza o del tifo. Insomma, fu una giornata di vero sport, quello che oggi sembra perdersi tra diritti tv e atti vandalici.

 

 

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