La manita degli spettri: il quinto gol-fantasma fa impallidire la Serie A

Gol-fantasma

Dicono si aggiri nei pressi delle linee di porta della Serie A. La stranezza è che lo fa davanti a degli stadi interi, più centinaia di migliaia di tifosi incollati ai propri teleschermi. Lo chiamano “gol-fantasma”, eppure lo vedono tutti. Tranne chi di dovere. Con la rete di Berardi di ieri contro il Milan, infatti, salgono a cinque i casi di gol-non gol di questo campionato di Serie A, tutti enormemente discutibili.

In principio fu un colpo di testa di Rami in Milan-Udinese del 30 novembre scorso: per l’arbitro la palla non varca la linea di porta, i replay dimostreranno il contrario. I friulani sono, loro malgrado, protagonisti anche del secondo gol-fantasma di questa stagione spettrale. La partita è Udinese-Roma, del 6 gennaio. Il gol fortemente incriminato è quello del centrale difensivo giallorosso Davide Astori, che vale il successo romanista (allora solo un punto distanziava Totti e company dalla Juve), ma anche una calza piena di carbone nero per il direttore di gara. Il pallone, infatti, non pare oltrepassare la linea di porta.

L’episodio più clamoroso, però, è probabilmente legato al gol di Morganella in Palermo-Sampdoria del 25 gennaio. Se nelle due precedenti gare il risultato è di 0-0 al momento della svista arbitrale, a “Marassi” siamo sull’1-1 quando il difensore rosanero schianta un destro poderoso sulla base del montante prima che la sfera oltrepassi nettamente la fatidica linea: è gol, evidentemente, indiscutibilmente, ineludibilmente gol! Ma ad esultare sono solo i sostenitori della moviola in campo e, nello specifico, della gol line technology (oltre ai tifosi della Samp), perché il signor Cervellera e soprattutto l’arbitro addizionale Chiffi sono talmente impalliditi – in fondo è pur sempre di un fantasma che stiamo parlando – che non hanno nemmeno il fiato per soffiare nel fischietto tutta la sacrosanta verità, il pallone è dentro! Con la testa dentro il pallone, invece, anche l’assistente d’area Di Bello, che non assegna una evidentissima rete (peraltro stupenda) a Gonzalo Higuain nella sfida dello scorso 16 aprile tra Napoli e Fiorentina. Ai fantastici quattro ieri si è aggiunto anche il gol ingiustamente concesso a Berardi, che ha aperto le danze del 3-2 del Sassuolo sul Milan.

A questo punto se tre indizi fanno una prova, cinque sono proprio una condanna e la domanda sorge spontanea: vuoi vedere che ha ragione Ferrero? Gli arbitri, ha affermato non più tardi di sabato scorso il presidente della Sampdoria, hanno gli “occhi delle bambole”, non vedono nulla. Certo, il suo non era un riferimento ai gol-fantasma quanto alla trattenuta di Klose ai danni di Viviano in occasione del gol decisivo di Gentiletti, ma la metafora blucerchiata può tranquillamente essere estesa a un campionario molto più vasto.

E pensare che i direttori di gara in Serie A e i loro assistenti prendono cifre esorbitanti per la direzione di una partita. Chiaro che ci si attenderebbero delle prestazioni migliori in certi casi, almeno in quelli più eclatanti. Perché altrimenti è normale che ai tifosi e agli addetti ai lavori di tanto in tanto possano fischiare le orecchie, specie se  – come nei casi elencati – il risultato è ancora in bilico e l’errore rischia di falsare una gara. Fortuna, però, che già a partire dalla finale di Coppa Italia tra Lazio e Juve di mercoledì prossimo dagli occhi delle bambole si passerà a quelli di falco. Sarà la prima prova ufficiale della moviola in campo che sarà adottata per tutta la durata del prossimo campionato, sperando che ciò possa portare più gol e meno fantasmi.

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