La storia di Armando, il barbiere corallino: “Lasciai la fidanzata per vedere la Turris”

Per ogni tifoso della Turris che si rispetti, la barbieria di Armando di Rosa è una tappa obbligata. Per chi la domenica è solito passare per viale Ungheria, infatti, è impossibile non conosca “Barbando“, una delle barbierie più antiche e famose di Torre del Greco, situata in viale Mazzini, a pochi passi dallo stadio Amerigo Liguori. Tanti, tra tifosi, calciatori e dirigenti, sono entrati, almeno una volta, in questo piccolo ma caldo ed accogliente salone.

La Turris non sta attraversando un periodo positivo, anzi. Il campionato che sta per concludersi era iniziato con ben altre ambizioni. La squadra di Torre del Greco si ritrova, invece, con una società dimissionaria – domenica scorsa oggetto di pesante contestazione da parte degli ultras – e con uno stadio Amerigo Liguori da risistemare, e ancora in parte chiuso al pubblico.

Quindi, abbiamo deciso di intervistare una voce storica come quella di Armando di Rosa, tifoso corallino doc, per fare un po’ il punto sulla stagione che sta per concludersi. Appena si entra da “Barbando“, non si può che rimanerne folgorati. Il rosso corallo pervade ogni centimetro della barbieria. Ovunque ti giri, compare il logo della squadra di Torre del Greco. Lo stesso Armando si presenta con un camice completamente rosso, per mettere subito in chiaro una cosa: qui si tifa solo per la Turris. Ogni più piccolo elemento di arredo non è lasciato al caso, anzi, e restituisce la sensazione di trovarsi all’interno di un piccolo museo della Turris. La curiosità è molta, e vogliamo saperne di più su di lui e sulla sua storia.

Ciao Armando, grazie per la tua disponibilità. Innanzitutto ti chiedo se puoi raccontarci un po’ la tua storia del locale, e del tuo lavoro

Barbando ha all’incirca 50 di storia sulle spalle. Prima di me ci lavoravano mio nonno e mio padre. Da 30 anni, invece, ci lavoro soltanto io. Non sempre, però, è stato così. Solo negli ultimi 5 anni ho deciso di cambiare il design del locale, così come lo vedi oggi.

Appena si entra nel tuo locale, si capisce l’amore che provi per la Turris. A che età hai iniziato a seguirla?

Ero molto piccolo quando iniziai a seguire la squadra corallina, avevo all’incirca 4 anni. Molti calciatori e dirigenti erano clienti di mio padre, ed essendo vicini allo stadio era inevitabile che iniziassi a seguirla. Ho unito il lavoro alla passione per la Turris.

“Barbando” punto di ritrovo di calciatori e presidenti, quindi. Quanti ne hai conosciuti?

Nel corso degli anni ho incontrato diversi calciatori e presidenti. Non posso non citare lo storico ingegnere Salvatore Gaglione, ancora oggi mio cliente. Ho conosciuto anche il presidente Onofrio Palomba, Mario Vecchietti, gli Acampora ed Aniello Savastano, conosciuto come “Baldassarre”.

Ci puoi raccontare qualche aneddoto legato alla Turris, anche personale?

Di aneddoti da raccontare ne avrei davvero tanti. Uno in particolare, risale a molto tempo addietro. Ero assieme ad una ragazza, ed era giunto il momento del fidanzamento. All’epoca, era usanza incontrare i genitori di lei per ufficializzare il fidanzamento. Alla fine, abbandonai lei e la sua famiglia per andare a seguire la Turris. E lei, giustamente, decise di abbandonarmi!

Per quanto riguarda la fede calcistica, nella tua c’è solo la Turris?

Assolutamente sì. Non tifo Napoli, perché credo che i veri tifosi della Turris non tifino Napoli. Sono molto pochi, infatti, i tifosi azzurri che tifano anche per la squadra corallina. Se fossimo tifosi del Napoli, andremmo al San Paolo, no? Noi amiamo soltanto la Turris, l’abbiamo nel DNA!

C’è una partita che hai nel cuore e che ricordi con più affetto e piacere?

Sono diverse le partite da ricordare, come quelle con il Catania, il Pisa, e più recentemente le partite con la Sarnese e la Torres. Ricordo anche la partita contro il Matera, a Torre del Greco. Emozionante fu la partita contro il Benevento, che sancì la promozione in C1. Fu una vittoria bellissima, uno dei pochi campionati vinti sul campo

Quest’anno la Turris era partita per vincere il campionato, ma qualcosa non ha funzionato. Cosa, secondo te?

Dovevamo spaccare il mondo, poi è cambiato il vento…la società non è stata così forte da gestire la situazione, e ci siamo persi. Il presidente Giugliano ci ha ridato una dignità nei suoi primi due anni di presidenza. Quest’anno, invece, ce l’ha fatta perdere. A qualunque società subentrerà all’attuale, chiedo soltanto due cose: dignità e serietà. Solo così si può fare qualcosa.

Nonostante la stagione fallimentare, ottimi risultati sono stati ottenuti dalla Juniores. Cosa puoi dirci su Colantonio, attuale presidente del settore giovanile?

Io gli ho parlato, e mi ha detto che ha intenzione di fare qualcosa. Vuole dare una mano, continuando a gestire il settore giovanile. Non credo voglia fare lui, in prima persona, il presidente della prima squadra, ma dare comunque un suo contributo. Sono diversi i giovani che hanno debuttato in campionato. E’ dai giovani che bisogna ripartire.

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