Giustizia, il boss non lo uccisero loro: due cugini del Pallonetto liberi dopo…

giustiziaLa testa alta l’hanno sempre avuta, ma finalmente da ieri i due cugini del Pallonetto di Santa Lucia accusati di aver ucciso un boss dei Quartieri Spagnoli nel 1999 potranno finalmente alzarla verso il cielo anziché verso il tetro soffitto della loro cella. Sono passati 17 anni e un’infinità di processi, appelli e ricorsi dall’ultima volta che hanno potuto farlo, ma la loro innocenza ed estraneità ai fatti alla fine è venuta a galla.

A stabilirlo – come rivela l’edizione odierna del portale del Corriere del Mezzogiorno –  la sentenza definitiva della Corte di Cassazione di Roma, che ha reso giustizia a due ragazzi diventati uomini in carcere, lontano dalla vita che si erano immaginati e che sicuramente non riavranno più. All’epoca dei fatti i due Umberto Di Meglio (hanno stessi nome e cognome) avevano, infatti, uno 23 e l’altro 30 anni e la loro onesta esistenza fu sconvolta la sera del 30 marzo 1999, quando fu ucciso il boss di camorra Francesco Di Biasi, meglio conosciuto come “il patriarca”. Il figlio della vittima e la sua compagna (ora accusati di calunnia) accusarono immediatamente i due cugini dell’omicidio, che furono così arrestati dalle forze dell’ordine, presi di soprassalto nelle loro abitazioni.

Nonostante la strenua difesa dell’avvocato Giuseppe De Gregorio e le loro continue professioni di innocenza, il giudice comminò ad entrambi 25 anni di reclusione, pena che avrebbero scontato quasi interamente se non fosse stato per alcune confessioni da parte dei veri esecutori e mandanti dell’assassinio. In primis quella di Ettore Sabatino, l’ex boss del rione Sanità, che nei mesi scorsi aveva rivelato di essere stato lui stesso il mandante del crimine e che di certo non lo avevo ordinato ai cugini Di Meglio. Gli esecutori, infatti, furono Francesco Sabatino (poi ucciso a sua volta) e Nicola di Febbraro che, arrestato a gennaio, ha dato il là definitivo alla riapertura del processo, confessando apertamente di essere stato lui ad ammazzare Di Biasi.

Ora che, dunque, i veri omicidi sono finiti in galera viene, però, da chiedersi se una giustizia posticipata di 17 anni non somiglia più ad un’ingiustizia, pensiero che i Di Meglio e le loro famiglie molto probabilmente condivideranno in pieno.

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