Oplonti in pericolo: allarme dagli Usa

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Villa di Poppea in pericolo a causa dei lavori per la realizzazione del nuovo “ingresso” e centro per turisti: mentre qui in Italia il rischio di gravissimi danneggiamenti della dimora imperiale sembra non essere ritenuto troppo presente e reale, negli Usa sembrano averlo preso più seriamente, e arrivano da oltreoceano l’allarme e lo sdegno degli studiosi e degli appassionati legati all’”Oplontis Project” dell’università texana di Austin. Nelle scorse settimane, la pagina Facebook del progetto universitario statunitense ha ospitato le preoccupazioni e l’incredulità di quanti seguono con trepidazione le sorti del patrimonio archeologico oplontino. “Siamo preoccupati – riporta la pagina del social network aperta dagli studiosi Usa (vedi foto in pagina) – per la costruzione del nuovo centro visitatori di Oplonti, dove i lavoratori stanno affondando pali di cemento di tredici metri di lunghezza in una zona che contiene noti resti archeologici, e senza la supervisione di un archeologo”.

La cosa aveva innescato un dibattito fra esperti e appassionati che frequentano la pagina, sia americani che italiani. Tutti accomunati dallo stesso sconcerto: “Non c’è nessuno che sorvegli la cosa?” scriveva qualcuno (in inglese, ovviamente). “Che vergogna”, scrivevano altri. “O cavolo: credevo che cose del genere potessero accadere solo in posti come l’India”. E ancora: “Ma sono pazzi? E’ una parte della villa di Poppea!!!”. Insomma: anche a migliaia di chilometri di distanza si sono accorti in maniera lampante dei danni possibili. Qui, invece, da una parte i lavori non sono stati sospesi. Dall’atra la Soprintendenza, che quei lavori li ha commissionati, non sembra aver ben calcolato “il tiro”. E il comune di Torre Annunziata, dal canto suo, prima aveva dato l’ok all’apertura del cantiere. Poi, dopo un sopralluogo dei vigili, e una prima “mezza idea” di far sospendere i lavori “in autotutela” in attesa dell’opinione degli esperti, aveva lasciato cadere tutto, e non aveva dato lo “stop” alla posa delle fondamenta. Sul terzo versante – quello giudiziario – la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata ha aperto un fascicolo sul caso, affidato al pm Fabrizia Fiore, e la polizia ha effettuato un blitz nel cantiere, registrando anche alcune irregolarità, e segnalando poi ai magistrati inquirenti l’opportunità di sospendere ogni attività in quel sito in attesa di opinioni qualificate che potessero chiarire se e come la villa di Poppea stesse “rischiando”. Ma il cantiere non era poi stato bloccato dalla Procura. “Insomma – commenta Antonio Irlando, presidente dell’Osservatorio Patrimonio Culturale, che per primo aveva dato l’allarme sul caso denunciando la cosa e chiedendo l’intervento della magistratura – sembra che, a parte noi dell’Osservatorio, gli unici ad aver colto la paradossale abnormità e i rischi del caso siano gli studiosi americani. Loro, che pure lavorano in collaborazione con la Soprintendenza di Pompei, non hanno avuto remore nel denunciare sulla loro pagina Fb i rischi che quei lavori comportano”. L’Oplontis Project conduce studi sistematici e multidisciplinari sulla Villa di Poppea e quella di Crasso a Oplonti. E’ sponsorizzato dal “Center for the Study of Ancient Italy” dell’università del Texas, a Austin. Gli studi sono diretti da John R. Clarke e Michael L. Thomas in collaborazione – come spiega il loro sito web http://oplontisproject.org/ – con la Soprintendenza Archeologica di Pompei. “Loro sono gli unici che hanno avuto il coraggio di dire quello che stiamo denunciando da mesi – sottolinea Irlando – Ma nemmeno i loro appelli sono serviti a fermare i lavori. Ormai – conclude il presidente dell’Osservatorio – temiamo che danni irreparabili alla villa di Poppea siano inevitabili”.

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