Il Wall Street Journal: “Maradona è un truffatore, perché Napoli crede sia un santo?”

“Diego Maradona è un truffatore autodisciplinato: perché Napoli crede che sia un santo?”. Con questo titolo, con questa domanda ‘viziosa’, comincia il viaggio di Ian Lovett, giornalista del Wall Street Journal, tra i vicoli di Napoli, alla ricerca delle sue risposte. Perché Napoli ama Maradona così tanto da farne un suo cittadino onorario?

L’interrogativo è piuttosto comune anche in Italia, ma per le strade della città la perplessità si affievolisce. Lovett mette nero su bianco tutto quello che vede: “Le famiglie appendono la sua maglia ai balconi. Il suo viso è intonacato sulle pareti, incollato sui marciapiedi e incollato sulle porte del ristorante. I manifesti lo ritengono “il santo originale” o semplicemente “Dios””.

Eppure, scrive Lovett, Diego ha anche lasciato Napoli in disgrazia nel 1992, dopo essere stato trovato positivo alla cocaina e sospeso dal calcio da 15 mesi. Ma questo, ai tifosi azzurri, non interessa. Contraddizioni napoletane, contraddizioni di cuore.

“Maradona è un santo. Ci ha dato tanto”, dice Salvatore, un signore intervistato da Ian. “Maradona ha dato alla città nuova vita, – dice invece Alcide – diceva: “Siamo i migliori del mondo e la gente cominciava a credere che fosse vero anche in altri aspetti della città”. E forse il succo della questione è tutto in questa risposta.

C’è anche qualche raro agnostico a Napoli, come Carmela, che ha chiamato il signor Maradona “un dio” sul campo, ma è stata turbata da alcuni dei suoi comportamenti fuori campo. “Era fantastico per la squadra”, ha detto, “ma non necessariamente per la città”.

E dopo aver ascoltato le voci e immortalato la venerazione dei napoletani per Maradona, il giornalista del Wall Street Journal decide di chiudere il suo servizio con le parole del signor De Pasquale: “Amo Napoli. Ma più di Napoli, amo Maradona”.

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