Video. Juve, il leader dei True Boys è figlio di un noto boss napoletano

Quarantadue anni, nato a Stoccarda ma con la famiglia originaria di Ottaviano, è Davide Nouaimia, leader dei True Boys. Ieri, il programma Report, ha mandato in onda una sua intervista. Per i tribunali italiani, Davide è quasi un fantasma, tranne che per una denuncia, presentata da un broker svizzero. Secondo il querelante, Davide aveva chiesto dei biglietti per la partita Tottenham – Juventus, salvo poi non pagarli.

“Ti vengo a staccare la testa”sono le parole di un’intercettazione in cui Davide minacciava il broker. Nouaimia, come riporta Report, durante l’intervista, indossa l’anello con lo stemma del Comune di Ottaviano. Il vistoso oggetto ha due iniziali: R e C, Raffaele Cutolo, boss della Nuova Camorra Organizzata che negli anni ’80 aveva stabilito la propria base operativa nel comune napoletano. L’anello è un regalo del padre, Orto Latitante. “Mio padre è dovuto andare via dalla Germania, – spiega Davide al giornalista – quando era giovane ha ammazzato due poliziotti. Poi, è andato in Tunisia, dove ha conosciuto Craxy, con cui faceva colazione. Quando mio padre è morto, lui e Craxy sono stati sepolti insieme”, riferisce il leader dei True Boys .

Davide Nouaimia, è protagonista di un’altra guerra, quella dei tifosi di calcio. In rete circolano foto dell’uomo con un bottino da guerra: giubbini tolti ai tifosi dell’Ajax, durante una partita ad Amsterdam. “Un tifoso è stato spogliato ed è una cosa criminale. Il clima tra i gruppi è molto teso”, riferisce il figlio del boss durante l’intervista. “Qualcuno della società della Juve, di cui non posso dire il nome, ha emanato un accordo: non possiamo andare in curva, per adesso”, conclude Davide.

Ma, durante la puntata di Report, il presentatore annuncia che la Juve smentisce qualunque rapporto con i True Boys e il figlio del boss latitante, morto in Tunisia. Ed ora, ci si chiede chi gli avrà detto di aspettare il suo turno per entrare nella curva della Juventus, “sempre che esista un interlocutore”, riferisce il giornalista di Report. La Commissione parlamentare Antimafia informa che il calcio è infiltrato dalla criminalità organizzata. “Tuttavia, il reato di bagarinaggio, – racconta il presentatore di Report – rimane un reato di natura amministrativa, non contrastato. Nonostante, sia uno strumento per generare milioni e milioni di euro in nero che possono essere reinvestiti nel mercato della droga. Il tifo organizzato è  una zona d’ombra in mano a pregiudicati. Anche chi ha gli strumenti per conoscere, finisce per non sapere”, riporta il presentatore, concludendo il reportage sui retroscena del calcio italiano.

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