Coronavirus: ozonoterapia per evitare la terapia intensiva

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Prosegue l’emergenza Coronavirus, così come la sperimentazione di nuovi farmaci da somministrare ai pazienti. Alle terapie che hanno fornito riscontri positivi, quali Tocilizumab o farmaci anti-diabete, potrebbe aggiungersi quella dell’ozonoterapia. La sua azione, infatti, potrebbe evitare il ricovero in terapia intensiva per gli affetti da Covid-19.

La sperimentazione è partita dall’ospedale di Udine e i risultati ottenuti risultano incoraggianti: su 36 malati con polmonite e difficoltà respiratorie soltanto uno è stato intubato mentre tutti gli altri sono migliorati e alcuni sono stati addirittura dimessi dall’ospedale.

L’intuizione è di Amato De Monte, direttore del Dipartimento di Anestesia e Rianimazione dell’azienda sanitaria universitaria “Friuli Centrale”. Egli, insieme all’infettivologo Carlo Tascini e un equipe di colleghi, ha messo a punto un protocollo che ha già suscitato l’interesse di altri specialisti. Potrebbe offrire un notevole contributo al trattamento del Coronavirus.

Proprio per questo è partita una richiesta di autorizzazione all’Agenzia Italiana del Farmaco e al Comitato Etico dello Spallanzani di Roma, per poter procedere con uno studio su 200 pazienti affetti da Covid-19.

L’ozonoterapia rallenta l’infiammazione, riducendo i danni ai polmoni. La procedura prevede che vengano prelevati dal paziente 200 millilitri di sangue che interagiranno con l’ozono per poi essere nuovamente iniettati. Può essere ripetuta per tre o quattro volte.

Del resto non è una terapia nuova e tra coloro che la praticano in Italia c’è proprio De Monte. Stando a quanto riportato da www.larepubblica.it, l’esperto ha dichiarato: “Prima che scoppiasse il Coronavirus, all’ospedale di Udine era già stato approvato uno studio per adoperarla su pazienti affetti da problemi vascolari agli arti inferiori“.

Su pazienti che rischiavano di essere intubati” – continua – “dopo sole tre sedute abbiamo visto miglioramenti clamorosi, con una decisiva riduzione del bisogno di ossigeno“.

Nel peggiore dei casi se la terapia non dovesse funzionare, non comporterebbe nessun effetto collaterale.

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