“Amerei vivere su un pianeta tutto napoletano”: Marcello Mastroianni, figlio di Napoli

Marcello Mastroianni

“A Roma per esempio, in Via del Corso, sentii dietro di me uno che fece: << Ammazza le rughe, hai visto come s’è invecchiato! >>, detto forte, perché io potessi sentire. La stessa cosa mi è accaduta a Napoli: << Marcellì, ci siamo fatti vecchierelli, eh? Lo volete un caffè? >>. La vedete la differenza, che garbo, che gentilezza d’animo. Io amerei vivere su un pianeta tutto napoletano, perché so che ci starei bene”.

Marcello Mastroianni, e tutto il resto di ciò che si può dire è superfluo. Parlare del suo talento, dei suoi film, della sua persona è perfettamente inutile quando ci si trova davanti al suo nome, bisogna guardare i suoi film, i suoi ruoli, la sua eleganza, i suoi occhi, sentire la sua voce. È stato più di grande artista, è stato l’artistal’attore, capace di fare del suo nome un’icona, un simbolo riconoscibile e riconosciuto in tutto il mondo: quando ci si sofferma su Marcello, la mente va immediatamente ad Anita Ekberg che lo chiama, Marcello, come here, Marcello è Marcello Mastroianni, è solo lui.

Il suo volto è legato soprattutto ai film di Vittorio De Sica e Federico Fellini, costruendo la sua immagine di uomo latino che ha fatto impazzire le donne, ammirato e imitato anche dagli uomini, sembianze nelle quali non si trovava totalmente a proprio agio perché era molto di più e lo sapeva, lo aveva pure dimostrato, ma non riuscirà mai a scrollarsele di dosso, nemmeno quando interpreterà un radiocronista omosessuale in Una giornata particolare di Ettore Scola, nel 1977, un tempo in cui essere gay era un tabù fortissimo di una società radicalmente bigotta e nessun attore, sicuramente non i più quotati del tempo, avrebbe interpretato quella parte: egli ebbe invece il coraggio della propria arte, del proprio talento, conquistando ancora una volta consensi e avendo perciò ragione su tutto.

Mastroianni, De Sica, Loren
Sul set di “Matrimonio all’Italiana”

Insieme a Sophia Loren e Vittorio De Sica è stato, si potrebbe dire, un ambasciatore della napoletanità nel cinema, capace di toccare i punti più profondi dell’anima, e penso soprattutto a I Girasoli, girato tra l’Italia e le immense distese di croci e di girasoli della Russia, che coprivano le fosse comuni dove risposavano i corpi caduti durante la Seconda Guerra Mondiale, soldati italiani, tedeschi, russi, contadini, donne, bambini. Una poesia sull’assurdità violenza, della cattiveria che coinvolge e cambia per sempre anche chi è un uomo semplice, una riflessione che culmina nei versi scolpiti su una lapide:

Giovane figlio di Napoli, che cosa ti ha portato sui campi di Russia? Non eri felice sul tuo golfo natale? Io che ti incontrai presso Mosdoc pensavo al tuo Vesuvio lontano.

Una Napoli che era nel cuore di Marcello: Io amerei vivere su un pianeta tutto napoletano, perché so che ci starei bene. Lui ammira la città in quanto la meno americanizzata d’Italia e d’Europa, ponendo l’accento sulla natura del napoletano, fortemente attaccato alle proprie tradizioni, alle proprie radici nonostante la globalizzazione, e prima di tutto gentile, garbato, comprensivo, umano. “Il popolo di Forcella è mondiale! Si è sollevato in un abbraccio di fraternità!”, urla in Ieri, Oggi, Domani, un urlo di speranza e di orgoglio, di fiducia nell’intima purezza di un popolo a sé stante, protetto da una sorta di bolla che lo protegge attraverso i millenni – i Napoletani sono gli stessi di quelli di quasi tremila anni fa, eppure sono passati greci, romani, francesi, svevi, turchi, spagnoli, piemontesi, americani.

Marcello… Marcello è un figlio di Napoli.

Marcello Mastroianni è nato a Liri, oggi Fontana Liri, in Terra di Lavoro, il 28 settembre 1924, e morto a Parigi il 19 dicembre 1996.

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