Tragedia a Torre del Greco: Parlano i figli

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Solo qualche notte fa Torre del Greco si è ritrovata ad essere inquietante scenario di una tragedia sfociata in brutale omicidio. Un morto, alcuni feriti, stavolta però parla direttamente il figlio dell’assassina:   «Prima di tentare di strangolarmi con una cintura nella notte, mia mamma aveva provato già a stringermi attorno al collo un cavetto Usb qualche ora prima, verso le 20. Ma avevo pensato potesse essere uno scherzo».

Come si legge sul sito IlMattino.it questa è l’accusa choc di uno dei due gemelli di dodici anni, il maschio, di Maria Carmela Panariello, la donna di 41 anni rea confessa dell’omicidio di Tommaso Egger, il convivente e padre dei suoi due figli ammazzato nella casa degli orrori in via Calastro.

Le dichiarazioni rese agli agenti del commissariato di via Sedivola, guidati dal primo dirigente Paolo Esposito, e al pm Sergio Raimondi che segue l’indagine nella quale la donna è accusata di omicidio e tentato omicidio, sono l’ennesimo «mattone» della giornata di ordinaria follia vissuta nell’appartamento al terzo piano dello stabile a due passi dal porto. In quella casa si è consumato il delitto di Egger, ucciso a coltellate dopo essere stato tramortito con un colpo di ferro da stiro alla testa, i due tentativi di uccidere uno dei due ragazzini di 12 anni rientrati dal mare in serata dopo essere stati a Sorrento, fino al tentativo di fare saltare l’intero appartamento con una bombola di gas.

Eppure, dopo il primo tentativo di strangolamento, che sarebbe fallito, come lui stesso ha raccontato, solo per la rottura del cavetto, il ragazzo non è scappato di casa come sarebbe stato plausibile. Una reazione che sta a dimostrare anche il disagio nel quale hanno vissuto negli ultimi tempi i due ragazzi: «Avevo creduto fosse uno scherzo» ribadisce il dodicenne agli inquirenti. Che forse non sono di fronte a un piano studiato a tavolino ma a uno scenario che comunque testimonia, come sostiene la difesa della donna, la stato di «profonda inquietudine di Maria Carmela Panariello».

Anche per questo l’avvocato d’ufficio della 41enne sarebbe pronto a chiedere una perizia psichiatrica sulla donna, che ha comunque ammesso nell’interrogatorio reso domenica alla polizia e al pm che indaga sul fatto, Sergio Raimondi, le proprie responsabilità. Questa mattina nel carcere femminile di Pozzuoli è in programma l’interrogatorio di garanzia per la convalida del fermo.

Ieri, intanto, al civico 11 di via Calastro non si parlava d’altro. C’è chi, come la vicina di casa della coppia, ha preferito trascorrere la notte altrove: «Vivo con mia madre che è anziana – dice la donna – ed era ricoverata in ospedale. Al solo pensiero di dovere dormire a pochi metri dall’appartamento dove si è consumato quel delitto atroce, ho preferito chiedere ospitalità a parenti».

Un ex dipendente comunale che risiede in uno stabile di fronte, racconta un altro episodio: «Domenica sera mi sono affacciato e ho visto la luce della cucina di quell’appartamento accesa. All’inizio ho pensato che fossero tornati in casa. Solo in mattinata ho compreso che la luce è stata dimenticata accesa, tanto che ritengo giusto farlo sapere alle forze dell’ordine. Non vorrei potesse verificarsi un corto circuito».

Quindi il pensiero passa ai due ragazzini: «Vere vittime di questa vicenda – si rattrista l’uomo – Erano sempre qui in strada, bambini perbene, nonostante tutte le difficoltà del caso. La loro fortuna, fino a pochi mesi fa, è stata la convivenza con la nonna che li ha sempre aiutati».

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