Uccisero l’amante di lui: condannati boss e moglie. Mai trovato il cadavere

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Ci sono voluti più di 28 anni per arrivare alla verità. Doveva essere un omicidio perfetto, senza testimoni e con il cadavere mai trovato. Ma ieri il Gup di Napoli ha condannato a trent’anni di carcere il boss Domenico Belforte, e all’ergastolo sua moglie Angela Buttone. Entrambi sono accusati della morte di Angela Gentile, uccisa per un solo motivo: la gelosia. La Buttone però da qualche mese è libera dopo essere stata scarcerata.

LA STORIA – Negli anni ’80 Angela Gentile ha una storia con Domenico Belforte, soprannominato ‘dongiovanni’ e capoclan della camorra a Marcianise. Dalla loro relazione nascerà una bambina. Peccato che il boss sia già sposato con Maria Buttone e che Angela fosse l’amante di Belforte. Una relazione extraconiugale che è una vera onta per la donna. Dopo qualche anno Maria non regge più, ormai in Paese tutti sanno che è una moglie tradita. Parla con suo marito ed entrambi decidono di fare fuori l’amante. I due decidono di prendersi cura della bambina e crescerla come una figlia. Così la mattina del 28 ottobre del 1991 Angela n0n fece più ritorno a casa. Testimoni raccontano di averla vista per l’ultima volta accompagnare la figlia di otto anni a scuola per poi andare a lavoro. Fu ritrovata la sua macchina ma di lei nessuna traccia.

LA TESTIMONIANZA – Gli inquirenti hanno ricostruito solo a distanza di anni quello che successe. E lo hanno fatto grazie alla testimonianza di un pentito, Michele Froncillo. L’uomo ha raccontato che Maria fu rapita, e il corpo ‘fu seppellito a Puzzaniello di Marcianise, vicino ai pilastri della strada detta ex Pontello’. Ancora oggi si cerca il suo cadavere così come gli esecutori materiali del delitto che non sono stati identificati. Secondo il pentito, l’amante di Belforte doveva scomparire senza troppo clamore perché tutta Marcianise sapeva che Mimì aveva una figlia con quella ragazza e per questo Maria “aveva perso la faccia” nei confronti delle altre donne del clan.

LA FIGLIA – La figlia illegittima del boss ha vissuto per anni sotto lo stesso tetto degli assassini di sua madre senza sapere la verità. Alcune cimici poste in casa dagli inquirenti, rivelano come la donna abbia più volte interrogato i suoi genitori ‘adottivi’ senza riuscire ad arrivare alla vera storia di quegli anni. L’altro figlio, Camillo, recentemente è finito in manette per certificati medici falsi.

 

 

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