Scambio di killer con i clan di Torre Annunziata ed Ercolano

203703759-fa1fed17-ed9d-4ad4-adc2-0963278174f1[1]

Ci sarebbe  un «patto di ferro» tra gli Ascione-Papale e i clan di Torre Annunziata  dietro il duplice omicidio di Luigi Boccia e Pasquale Maiorano, i due  gregari dei Birra-Iacomino, trucidati da una pioggia di proiettili in via Ulivi nel giugno 2005. A 8 anni dal terribile agguato che sconvolse una città intera – l’omicidio fu commesso in pieno giorno, sotto gli occhi di centinaia di passanti – a far luce su dinamiche e ragioni di uno degli omicidi più cruenti della storia della faida di Ercolano sono i pentiti delle due cosche in lotta per la gestione di droga e racket.
Tra le 400 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa nell’ottobre 2012 è scolpita l’atroce verità sul delitto di via Ulivi.

Retroscena, dinamiche e ragioni di una condanna a morte, sentenziata  direttamente dai vertici del clan della «moquette» e messa in atto da killer di Annunziata. Esattamente come come nel caso di Ettore Merlino, il sicario del clan Ascione-Papale  ucciso il 24 maggio 2007 in via Nazionale a Torre del Greco da un commando del clan Gionta proprio su ordine dei Birra-Iacomino.  Un intreccio di accordi e rapporti di mutuo soccorso dettati dalle esigenze del momento, dietro cui si celano gli incredibili misteri della faida che per un decennio ha insanguinato le strade della città degli Scavi. A raccontare la verità sull’omicidio dei due gregari assassinati a due passi dal vecchio casello autostradale, sono i pentiti Salvatore Fiore e Fausto Scudo: due tra i più attendibili e rilevanti collaboratori di giustizia, secondo la Procura di Napoli. “Sono a conoscenza del fatto che tra il clan Ascione-Papale e il clan alleato di Torre Annunziata- rivela Salvatore Fiore – c’è stato qualche scambio di killer. In particolare, so che un ragazzo di Torre del Greco che aveva un ciuffo bianco e che si chiamava ‘Ochalan’ ha fatto dei favori a Ercolano, partecipando all’omicidio di Pasquale Maiorano e di Luigi Boccia». Tesi confermata in toto anche dall’ex soldato del clan Fausto Scudo che in un interrogatorio del giugno 2009 – parlando di Ettore Merlino – ha raccontato ai magistrati i dettagli cruenti dell’agguato e le ragioni che spinsero il clan della moquette ad emettere la sentenza di morte per i due gragari impegnati nella raccolta del pizzo. «Pasquale Grazioli mi disse che il mandante di questo omicidio era stato Giorgio Di Bartolomeo perché si voleva impadronire dell’intera città- rivela Fausto Scudo-. Queste persone vennero uccise in seguito a una trappola che era stata tesa ai danni di Giacomo Zeno e Marco Cefariello. Si sapeva, infatti, che Maiorano e Boccia sarebbero passati a quell’ora in quel luogo per andare a riscuotere una estorsione e così vennero ammazzati».  Un modo per colpire i boss e per «impossessarsi di Ercolano», seguendo le ambizioni del ras in ascesa Giorgio Di Bartolomeo: l’uomo che faceva anche da cerniera tra il clan e la camorra di Torre del Greco. Oltre alle mire espansionistiche della cosca, però, dietro l’omicidio di Boccia, alias ricordino,  pendeva anche un’altra condanna a morte. “Ricordino – racconta Fausto Scudo- era stato condannato a morte perché, qualche tempo prima, aveva minacciato di morte Peppe ‘il ragno’. Ettore Merlino e un’altra persona si trovavano a bordo di una Peugeot 206 e i due killer erano su un motorino. Il compito di Merlino fu quello di fare da apri pista ai sicari». Un racconto sconvolgente che, a otto anni di distanza, accende una luce su uno degli omicidi più cruenti della storia della faida di Ercolano.

Potrebbe anche interessarti