Denunciamo

Qui puoi denunciare tutto ciò che non va bene. Scatta una fotografia ed inviacela!

porto di napoli

porto di napoliNon di rado si sente dire che la burocrazia uccide, e in questo caso possiamo dire che ha rischiato di provocare più di qualche danno. Nella giornata di oggi, un’ambulanza con un paziente oncologico a bordo, partita stamane da Capri, si è vista negare l’imbarco su una nave in partenza da Napoli, che li avrebbe riportati sull’isola.

Una situazione che desta non poche perplessità, specialmente per la situazione delicata del paziente. L’ammalato si era recato a Napoli questa mattina proprio per sottomettersi alle terapie oncologiche necessarie. Al ritorno, tuttavia, il veicolo sanitario si è visto negare l’imbarco. La causa di questo diniego è stata individuata nella posizione assunta di recente da alcune compagnie navali.

Una situazione come questa, che va avanti da giorni, ha indotto il sindaco di Capri, Marino Lembo, ad emanare un’ordinanza notificata agli armatori della compagnia in questione, proprio per consentire i trasferimenti via mare agli ammalati isolani. Un provvedimento efficace e mirato, specialmente se si considerano le difficoltà di trasporto a cui vanno incontro i veicoli sanitari; peccato che questa ordinanza sia stata ignorata.

L’ambulanza è rimasta quindi ferma sul molo dello scalo napoletano, mentre il sindaco di Capri, dal Palazzo Municipale, ha messo in moto un’unità di crisi, comunicando il gravissimo episodio a tutte le autorità, tra cui il Prefetto e gli Uffici dell’ Ammiragliato. Il tutto per consentire il pronto rientro sull’isola dell’autoambulanza con il paziente sulla prossima nave veloce.

In merito alla vicenda, divenuta ben presto motivo di attacchi politici, è intervenuto anche il direttore dell’ASL Napoli 1 Ciro Verdoliva. “Sul caso che ha prodotto indignazione di un paziente al quale è stato negato l’imbarco a bordo di un’ambulanza privata c’è da fare chiarezza. […] si rischia di far credere che l’ASL Napoli 1 Centro non garantisca il servizio di emergenza da e per l’Isola di Capri. Si rischia insomma di creare un procurato allarme“.

Non entro nel merito di una situazione che considero molto triste, ma che riguarda esclusivamente la policy e le ragioni delle compagnie di navigazione“, continua Verdoliva. “Siamo più che mai pronti a garantire assistenza ai cittadini dell’Isola di Capri come ai turisti che ne avessero bisogno, anche nel periodo estivo“. E a questo scopo l’ASL non ha esitato a chiedere la convocazione di un tavolo in Prefettura, avente ad oggetto “Organizzazione per trasferimenti di pazienti critici tra isola di Capri e città di Napoli”.

Non accetto, per motivi che nulla hanno a che fare con la sanità, che qualcuno distorca la realtà dei fatti per propri fini“, ha concluso il direttore dell’ASL Napoli 1. “Non accetto che in questo modo si mortifichi il gran lavoro che donne e uomini dell’ASL Napoli 1 Centro stanno mettendo in campo ogni giorno, finalizzando la loro azione e i loro sacrifici a rendere dignità a questa Azienda e infondere nei cittadini fiducia e stima“.

Foto di Lucia Massaro

Casandrino – L’emergenza rifiuti della Campania è una realtà difficile con cui fare i conti. Come se non bastasse questo, però, si aggiunge l’inciviltà delle persone a peggiorare il tutto. Inciviltà che viene quasi incentivata dall’inattività di chi dovrebbe prendere provvedimenti per limitarla.

E’ il caso che ci ha denunciato una nostra lettrice, Lucia Massaro, di Casandrino, stanca di dover continuamente lottare contro l’inciviltà e di essere sempre ignorata dalle istituzioni.  “In tutto il paese abbiamo problemi di spazzatura – ci spiega – a causa dell’inciviltà delle persone.”

“Fuori casa mia – spiega Lucia – c’è un contenitore per indumenti che tutto svolge fuorché la sua funzione, visto che vi gettano ogni sorta di spazzatura” tale utilizzo, che va avanti da anni, avrebbe determinato, stando alla denuncia di Lucia, anche l’arrivo di insetti ed animali. Da tempo la donna avrebbe cercato di risolvere questa situazione chiedendo il supporto della comunità e della Pubblica Amministrazione.

“L’anno scorso ho raccolto firme – racconta – per chiedere gentilmente di spostarlo altrove, io stessa mi sono recata al Comune per una soluzione ma sono stata solo derisa. Più volte mi hanno detto che avrebbero risolto il problema ma ad oggi la situazione è peggiorata, non posso neanche aprire il cancello per il gran quantitativo di immondizia e sono proprio stanca.”

circumvesuviana

circumvesuviana

Napoli – Ieri è stata un’altra giornata nera per la Circumvesuviana. Una decina di corse è stata cancellata ed un guasto ha completamente isolato la stazione, nonché terminale, di Porta Nolana. Intorno alle 18:30, orario in cui i treni sono affollati di pendolari, i passeggeri hanno dovuto subire ritardi di più di 40 minuti. Tantissimo se consideriamo che si tratta di viaggi che durano, in media, mezz’ora.

I problemi principali della ditta di trasporti vesuviana sono due: la carenza di personale e la fatiscenza dei mezzi. In particolare, la situazione diventa più grave con l’arrivo dell’estate, quando molti lavoratori vanno in ferie. Non c’è, infatti, personale tale da poter sostituire macchinisti e controllori che hanno chiesto, come loro diritto, le ferie estive.

Per questo motivo, l’EAV sta correndo ai ripari adottando soluzioni estreme. Cercherà nel breve termine personale sostitutivo e metterà a disposizione tutti i treni possibili, anche i più vecchi, per riempire le linee più frequentate. Tuttavia, è probabile che molte tratte verranno soppresse anche nell’immediato per potenziare o almeno consentire il funzionamento delle principali.

Le soluzioni, quindi, non sembrano far ben sperare. La Circumvesuviana già negli ultimi mesi è stata gestita a fatica e con il costante disagio per i viaggiatori. Si teme per i prossimi mesi, quando l’assenza di personale e di mezzi potrebbe rendere la vita impossibile per i tanti pendolari che ancora utilizzano i treni per lavorare e studiare.

Orrore sulla Strada Statale 268 del Vesuvio: alcune teste di maiale sono state buttate a terra nell’area della pompa di benzina abbandonata, nei pressi dell’autovelox, al confine tra Somma Vesuviana e Ottaviano zona industriale.

Come è evidente dalle foto e dal video che abbiamo pubblicato, i resti degli animali sono in evidente stato avanzato di decomposizione e hanno cominciato a produrre del liquido. Si può immaginare quale odore nauseante emanino. Una scena a dir poco raccapricciante che fa porre parecchie domande circa il senso civico di alcune persone, noncuranti dell’igiene e della sanità pubblica.

Foto e video di Federico Donizzetti

Ci risiamo! Di nuovo un caso di occupazione del suolo pubblico senza autorizzazione. È successo a Napoli, nel quartiere Montesanto, dove i festeggiamenti di un matrimonio hanno invaso il suolo pubblico, limitando la circolazione di passanti e abitanti del posto.

Una strada del quartiere è stata chiusa e ricoperta di un tappeto bianco, che due novelli sposi hanno attraversato con tanta nonchalance, come se si trattasse del viale privato di casa propria.

Episodi del genere sono frequenti, soprattutto nelle zone del Napoletano: proprio qualche settimana fa si era improvvisato un concerto neomelodico che aveva bloccato un quartiere di Bagnoli, e ci si chiede dove sia finito il senso civico e il rispetto per il prossimo.

“Ci è stato inoltrato un video, girato a Montesanto, che mostra un’intera strada chiusa, con tanto di tappeto bianco sulla carreggiata, per permettere il passaggio di una coppia di sposi. Il tutto, ovviamente, senza alcuna autorizzazione e in totale spregio delle regole. Ancora una volta ci troviamo a fare i conti con comportamenti del genere, attuati da persone che si ergono a padrone della città senza alcuna considerazione dei diritti altrui, attuando dei comportamenti prepotenti e incivili”.

Lo affermano il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, il consigliere del Sole che Ride alla II Municipalità Salvatore Iodice e l’assessore all’Ambiente alla II Municipalità Roberto Marino. “Tale modo di fare – proseguono – rappresenta anche un potenziale problema per il passaggio dei mezzi di soccorso o delle forze dell’ordine. Cosa sarebbe successo se fosse sopraggiunta un’ambulanza? Quanto tempo sarebbe servito a liberare la strada e permettere il passaggio del mezzo? Comportamenti del genere sono assolutamente inaccettabili e privi di qualsiasi giustificazione. Una cerimonia non autorizza di certo a fare il proprio comodo a dispetto del prossimo”.

Sono trascorsi quattordici anni dalla morte di Francesco Paolillo, il quattordicenne che nel 2005 cadde da un muretto mentre cercava di aiutare un coetaneo in difficoltà, all’interno di un cantiere in viale Carlo Miranda, a Ponticelli. Nulla è cambiato da allora.
Il degrado e la pericolosità continuano a essere all’ordine del giorno in quell’area che sembra essere un limbo dove ogni responsabilità viene lasciata sospesa. Una grande discarica a cielo aperto senza alcuna recinzione posta tra la strada e i piloni in cemento che ancora spuntano dal terreno abbandonato. Carcasse di automobili, ammassi di rifiuti di ogni genere offrono una visione terrificante che fa da cornice alla tragedia sopra citata, che potrebbe ripetersi.

Si tratta di una zona posta sotto sequestro, ma non sottoposta ad alcun controllo, anzi frequentata dai ragazzini della zona. Ragazzini come Francesco che quattordicenne ci è rimasto per sempre.
In un’intervista rilasciata a Il Mattino, Alessandro Paolillo, fratello di Francesco e presidente di un’Associazione nata per ricordare il quattordicenne morto, ha detto:

“Stiamo cercando di far mettere la zona in sicurezza. Qui tutti fanno quello che vogliono e non ci sono controlli. Si raggiunge facilmente il punto in cui mio fratello perse la vita e non ci sono barriere o recinzioni che possano evitarlo. Il terreno è insicuro e pieno di rifiuti. Ci sono scarti di lavorazione edile, elettrodomestici ed automobili date alle fiamme. Un degrado continuo contro cui ci stiamo battendo da anni, ma su cui nessuno vuole intervenire”.

E l’emergenza non riguarda solo la vecchia zona cantierizzata. Il degrado continua anche fuori, dove ci sono fiumi di immondizia che portano, oltre al cattivo odore, anche animali pericolosi per la salute dei cittadini che abitano nelle zone limitrofe.

“Siamo in contatto costante con gli operatori ecologici” conclude Alessandro, “ma da soli non ce la fanno. Qui vengono tutti a sversare e le montagne di rifiuti crescono a vista d’occhio. Una delle discariche è anche a pochi passi dalle giostre costruite in memoria di Francesco ed ancora chiuse. In questo modo si nega il futuro dei bambini del quartiere che sono costretti a giocare in una strada abbandonata e piena di pericoli. Ponticelli, così come tutta l’area est di Napoli, è stata dimenticata dall’amministrazione comunale che non ha mai risposto alle nostre richieste di aiuto”.

Ci vorrebbe, dunque, un’attenzione maggiore da parte degli enti di competenza perché non si può morire a quattordici anni per una cosa del genere, né “accontentarsi” di una strada o di un parco giochi in onore di chi non avrebbe neanche dovuto essere messo in pericolo. Perché, ancora di più, non si può non fare nulla anche dopo una tragedia.

Napoli – Chi si muove in carrozzina trova continuamente degli ostacoli sul suo cammino, specialmente a Napoli. I marciapiedi sono pieni di scooter e automobili in sosta vietata, tavolini installati abusivamente, barriere di ogni tipo e addirittura lampioni che vengono installati su camminamenti ristretti, risultando degli ostacoli insopportabili per chi non può circumnavigarli con facilità.

E’ per questo motivo che la piccola Elena, bambina costretta a vivere sulla sedia a rotelle, ha deciso di lanciare un appello a tutti i napoletani. Con rabbia e con una lucidità sorprendente per la sua età, Elena spiega a tutti quanto possa essere difficile la sua vita e come, mancando di rispetto e di senso civico, tutti noi possiamo rendergliela infernale.

“Attraverso le sue parole ha dato una lezione di civiltà e umanità a tutti noi. Lei è solo una bambina ma ha saputo interpretare nel miglior modo possibile le istanze delle persone affette da disabilità che, ogni giorno, sono costrette a fare i conti con la maleducazione altrui.  Più volte abbiamo organizzato iniziative con le persone disabili per mostrare l’inciviltà che, quotidianamente, rende loro la vita impossibile”. Lo affermano il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e il conduttore de “La Radiazza” su Radio Marte Gianni Simioli.

“Il caso di Elena – aggiungono Borrelli e Simioli – è quello di una bambina che, crescendo, ha diritto ad un mondo diverso, più attento alle sue esigenze. Lei ci dice che “siamo troppo concentrati su noi stessi”. Non c’è niente di più vero. Ogni volta che una persona parcheggia fuori posto, dinanzi ad uno scivolo o su un marciapiedi, dovrebbe pensare ai problemi che causerà a chi rischia di restare bloccato a causa del suo atteggiamento”.

Napoli – In zona Fuorigrotta sono state trovate lastre di amianto abbandonato. La gravità della situazione è molto alta dato che si parla di un centro densamente abitato.

A lanciare l’allarme è stato ancora una volta il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli assieme al consigliere comunale del Sole che Ride Marco Gaudini.

I due sono intervenuti a seguito di una segnalazione, come ormai spesso avviene. Hanno trovato l’amianto sul marciapiedi, nei pressi di un cassonetto, a due passi dalle abitazioni e dagli esercizi commerciali. L’area è stata quindi recintata con un nastro e un cartello “Attenzione amianto” dopo aver avvertito le forze dell’ordine.

Queste le parole dei consiglieri: “Abbiamo segnalato il fatto alle forze dell’ordine. La speranza è che, qualora disponibili, sia possibile utilizzare i filmati delle telecamere di videosorveglianza degli esercizi commerciali della zona per identificare e punire severamente i responsabili di questo atto criminale e ingiustificabile“.

La cosa che fa più tristezza, è che lo smaltimento di amianto ed altri rifiuti tossici sono smaltite da imprese disoneste a cui sembra non fregare nulla dell’ambiente. Già perché Fuorigrotta, e precisamente Via Francesco Galeota, è un quartiere densamente popolato dove ci sono perfino delle scuole, fortunatamente chiuse per le vacanze estive.

La scrittrice Michela Murgia ha recentemente parlato di accoglienza e di come sarebbe giusto ed etico cercare di salvare più vite possibile. L’estratto delle sue dichiarazioni è stato postato sul gruppo Facebook “Gruppo Uniti a Salvini”, con oltre 13.595 sostenitori del Governo leghista. La sfilza di commenti sotto l’articolo è una vergognosa sequenza di offese sessiste, minacce e istigazioni.

Tantissimi i commenti inerenti all’aspetto della scrittrice: in molti la definiscono brutta, altri che prenderebbero a schiaffi le sue guance, definite grasse. La maggior parte, però, è composta da inviti alla donna a farsi violentare dai migranti, colorendo tali orrori con altrettante offese sull’aspetto e sulla sessualità della Murgia. Quello che stupisce maggiormente è che molti di questi commenti sono scritti da donne.

La stessa scrittrice ha denunciato l’accaduto sulla sua pagina Facebook ufficiale:

“Non sono una persona insicura né fragile. – commenta la donna pubblicando gli screen dei vari commenti – Che questa gente mi auguri la morte, lo stupro o mi insulti mi importa poco a titolo individuale. Davanti a questa violenza faccio le sole cose sensate: segnalare il gruppo a FB (cosa che vi invito a fare a vostra volta) e denunciare le persone che hanno scritto le cose penalmente rilevanti.”

“Le pagine di sostegno al governo leghista – accusa – che consentono questo linguaggio hanno come scopo l’intimidazione. Non tanto rivolta a me, che ho sempre detto quello che penso e continuerò a farlo, ma a chiunque possa pensarla nello stesso modo e abbia intenzione di dirlo apertamente, in modo particolare se donne.

Lasciare questa sequenza di commenti in un gruppo aperto dedicato a Matteo Salvini manifesta l’intenzione di “punirne una per educarne cento”, facendo vedere a tutti cosa succede a chi ha idee diverse dalle loro e si permette di manifestarle apertamente. Questo comportamento ha un nome: si chiama squadrismo ed è l’espressione pratica della violenza come metodo politico. Qualunque leader politico democratico – specialmente uno che fa spendere ai cittadini 404 mila euro all’anno di stipendi per pagare chi si occupa della sua comunicazione – si dissocerebbe immediatamente da chi usa metodi simili. Il ministro degli interni, che di solito è pronto a twittare su qualunque cosa, invece in casi come questi tace.

Indicare come bersaglio dell’odio chi esprime dissenso non è un problema né per lui né di conseguenza per il suo staff, perché è un metodo condiviso e praticato ai livelli più alti del partito, dagli insulti sul web alle bambole gonfiabili delle donne avversarie ai comizi, dalle facce dei dissidenti esposte sui manifesti ai raduni di piazza ai “bacioni” di sberleffo agli scrittori sotto scorta, fino alle botte a chi espone scritte sovversive come “ama il prossimo tuo”.

Questo gruppo lo faremo chiudere. – conclude – Cento altri ne sorgeranno e faremo chiudere anche quelli. Ma quando è chi governa a legittimare questo registro, l’azione della violenza è pedagogia di stato.”

Foto: Ministero della giustizia

Un tifoso napoletano, il 26 gennaio scorso, mentre era in vacanza a Courmayeur si è vista negata la richiesta di vedere la partita Milan-Napoli dal gestore di un locale pubblico. I napoletani non mi piacciono, sono tutti ladri, così ha risposto il titolare ad A.M., casertano residente a Milano, che dopo aver accompagnato i figli piccoli fuori è rientrato per chiedere spiegazioni. Il gestore avrebbe poi aggiunto che “il locale è mio e nel mio locale i napoletani non li voglio”. Il tifoso ha quindi sporto denuncia presso i carabinieri.

Il vice procuratore di Aosta, riguardo a tali fatti, ha chiesto l’archiviazione al Giudice di Pace. Secondo la procura il fatto non costituirebbe illecito. Secondo l’interpretazione dei dettami della Cassazione, inoltre, non si potrebbe parlare di odio razziale o etnico perché mancherebbe un “sentimento idoneo a determinare il concreto pericolo di comportamenti discriminatori”.

Negare la trasmissione di una partita solo per la provenienza territoriale non è un’azione discriminatoria, quindi, per la Procura di Aosta.

Ci sono tante Napoli all’interno della stessa. La Napoli poetica, quella teatrale, quelle delle luci e delle ombre, quella folklorica, melodica e neomelodica. Quest’ultima spesso sfocia nel disturbo della quiete pubblica e nella irrispettosa invasione dello spazio personale altrui.

Il genere neomelodico va a braccetto con un’usanza che sta prendendo sempre più piede nelle zone del napoletano, quella delle “serenate” in strada, che il più delle volte si trasformano in veri e propri concerti improvvisati e non autorizzati.

L’ultimo evento ha avuto luogo a Bagnoli, nella serata tra sabato e domenica. Il quartiere interessato è letteralmente andato in tilt a causa dell’esibizione del cantante neomelodico Alessio, chiamato a “omaggiare” due bambine che avrebbero ricevuto il sacramento della comunione.

L’evento ha portato problemi di ordine pubblico, dato che “l’esibizione” si è concretizzata nel bel mezzo della strada. Automobili bloccate. Le code si sono generate a catena e alla fine l’intera zona è rimasta paralizzata. Inoltre, dalle testimonianze dei presenti, sappiamo che l’improvviso concerto è andato avanti fino a tarda notte, infrangendo le norme riguardanti la quiete pubblica.

Il tutto, sembra, senza autorizzazione. Ad affermarlo è stato il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli commentando il video postato sulla pagina Facebook Bagnoli 80124. “Purtroppo le “serenate” rappresentano un problema attuale, un’abitudine indegna e vergognosa, tipica degli incivili che non hanno rispetto del prossimo e che pensano di avere il diritto per le loro feste di appropriarsi di pezzi di territorio quando gli pare e piace senza alcun permesso o autorizzazione di sorta.

Non ha alcuna scusante chi, per allietarsi, crea disagi ad un intero quartiere, impedendo tra l’altro il riposo del vicinato e la libera circolazione. Occorre che lo Stato si riappropri del territorio. Questa assurda abitudine deve essere contrastata con la massima veemenza dalle forze dell’ordine che sembrano non accorgersi della derive illegale e incivile che stiamo vivendo. Cantanti e “clienti” devono essere sanzionati duramente per occupazione abusiva di suolo pubblico, schiamazzi e blocco del traffico”.

La notizia del commerciante ucciso da un calcinaccio ha sconvolto un po’ tutti. Egli è però solo l’ultima vittima dell’incuria dei napoletani (in qualità di enti pubblici o privati), la quale è sì una piaga nazionale, ma che nella nostra città meriterebbe un’attenzione particolare. Negli ultimi tempi infatti, moltissimi sono stati i crolli di parti di edifici, alberi, ecc. Di cui troppi hanno avuto un esito fatale.

La vicenda del commerciante di via Duomo ricorda abbastanza quella del giovane Salvatore Giordano. Parliamo del 14enne di Casalnuovo di Napoli, che morì a seguito della caduta di calcinacci da un cornicione della galleria Umberto I, gettandosi per salvare alcuni amici. La vicenda risale al 2014 ed essa suscitò moltissimo clamore sia per l’età della vittima, ma anche per denunciare le disastrose condizioni nelle quali versava all’epoca la Galleria. Da qui poi partì la grande opera di ristrutturazione, che si è conclusa del tutto solo qualche mese fa. Sicuramente, se la messa in sicurezza fosse stata fatta prima, Salvatore sarebbe ancora vivo. 

Dall’esito meno negativo (se pur immenso dal punto di vista culturale) è stato invece il crollo, avvenuto qualche mese fa, presso l’antichissimo Ospedale degli Incurabili. Era stata una volta a cadere dal soffitto della Chiesa dedicata a Santa Maria del Popolo degli Incurabili. Parliamo di uno dei capolavori dell’arte napoletana del 1500. La caduta dei pezzi ha provocato dei gravi danneggiamenti alla struttura tutta e alle opere contenute all’interno.

Se i monumenti e i palazzi storici non hanno dato sicurezza alla popolazione, il contrario non può dirsi per il verde pubblico. Sono immagini fresche degli alberi sradicati dai forti venti e caduti in strada, provocando in diversi casi la morte dei passanti. Tra quest’ultimi, ricordiamo il caso di Davide Natale, lo studente originario di Pompei, morto per la caduta di un albero fuori il plesso universitario di Monte Sant’Angelo a Fuorigrotta. La vicenda risale all’ottobre dello scorso anno. 

Come la mettiamo invece gli edifici ad uso comune e pubblico, come le scuole? Purtroppo anche in questi luoghi, diventati anche un po’ l’emblema dell’incuria nostrana, si sono registrati dei crolli. Ultimo fra i tanti è il caso della Scuola Elementare Mario De Rosa di Sant’Anastasia, in Provincia di Napoli. Proprio qui infatti, nell’Aprile scorso, si è verificato il crollo della parete di una classe, provocando il ferimento di 5 bambini e di una maestra. 

Come poi dimenticare poi il più tragico di tutti gli ultimi i crolli avvenuti in Campania. Parliamo di quello della palazzina di Torre Annunziata, avvenuto nell’estate del 2017, dove i morti furono 8. Il palazzo crollò su stesso, secondo molti per via di alcuni lavori di ristrutturazione che si stavano svolgendo all’interno dello stabile. Tutta Italia fu all’epoca sconvolta per questa vicenda, tanto triste quanto inaspettata. 

È giusto che Napoli si stringa nel cordoglio per la famiglia del commerciante 60enne. È altrettanto giusto però che si mettano in atto delle misure adeguate e che la cittadinanza tutta faccia il possibile per ridurre questi tristi eventi.

NapoliIl caldo torrido delle ultime ore ha colto alla sprovvista tutti noi. Dopo un maggio costantemente piovoso ed un inizio giugno freddo, con temperature autunnali, in pochi si sarebbero aspettati il caldo africano che si sta abbattendo su tutta la penisola da due giorni. In molti hanno deciso di sfruttare questo anticipo d’estate per il primo bagno.

Altri, però, non possono permettersi di passare un weekend fuori o di affittare un ombrellone e qualche lettino su un lido. Così, si arriva a casi estremi come quello verificatosi oggi sul lungomare Caracciolo di Napoli. L’ampia fontana adiacente alla statua equestre di Armando Diaz, a pochi passi dalla rotonda Diaz, è stata occupata da alcuni improvvisati bagnanti e trasformata in piscina e cielo aperto e, soprattutto, gratuita.

Spesso accade che, per rinfrescarsi, le persone bagnino piedi o braccia nelle fontane pubbliche. In questo caso, però, decine di persone, vestite solo col costume, si sono letteralmente tuffate nella vasta della fontana trascorrendo la giornata o ad immergersi nel monumento, abbastanza profondo da nuotarci dentro, o a prendere il sole nel giardinetto adiacente. Le immagini sono state diffuse da Diretta Napoli su Facebook.

Ci troviamo di fronte alla massima espressione di inciviltà. Quello che sorprende maggiormente è che tali bagnanti possano fare tutto indisturbati in un luogo centralissimo, sempre zeppo di turisti e visitatori e sempre controllato dalle forze dell’ordine. Una fontana non è ne igienicamente, ne strutturalmente predisposta a divenire una piscina: speriamo, quindi, che un simile abuso non l’abbia danneggiata o eccessivamente sporcata.

Il comportamento dei vandali, perché di questo si tratta, non è giustificabile in alcun modo, ma una simile azione mette in luce una realtà: il lungomare di Napoli è sprovvisto di sufficienti spiagge libere ed accessi al mare. Sono solo due i tratti sabbiosi, ridottissimi e poco curati, in cui i napoletani possono gratuitamente e civilmente tuffarsi in acqua. Un vero peccato se consideriamo quanti, per sfuggire alla calura, avrebbero bisogno anche solo di bagnarsi la fronte con l’acqua salata.

L’area più inquinata d’Europa si trova nel Nord Italia. La Pianura Padana è la zona dove vi è la maggiore concentrazione di ossidi dell’azoto e di polveri sottili, è così elevata che l’immagine elaborata dall’ESA (Agenzia Spaziale Europea) risulta drammatica fin dal primo sguardo.

Si tratta di un’immagine elaborata utilizzando i dati Copernicus Sentinel 2019 e diffusi in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente 2019. Sono stati raccolti tra gennaio ed aprile 2019, dunque si tratta di una situazione più che mai attuale. Le cause dell’inquinamento sono variegate: dalle emissioni delle industrie e delle auto passando per quelle provocate dagli allevamenti intensivi di bestiame.

Le conseguenze sono molteplici. Le più drammatiche riguardano la salute: respirare quell’aria causa gravi problemi e malattie al sistema respiratorio e non solo.

In Italia esistono altre due aree con una certa concentrazione di elementi inquinanti, quelle del Romano e del Napoletano, le quali tuttavia sono lontane anni luce da quanto avviene non solo in Pianura Padana, ma anche in città come Barcellona, Parigi, Monaco di Baviera e tante altre.

Una considerazione, a questo punto, non può che andare alla Terra dei Fuochi: per lunghi anni i prodotti provenienti dalla Campania hanno subìto un sostanziale boicottaggio. Alcune note aziende del Nord hanno ideato campagne di comunicazione in cui si vantavano di utilizzare solo materie provenienti dalla Pianura Padana. Chi la fa l’aspetti? Forse, nel frattempo il danno economico e d’immagine verso la nostra regione è stato fatto ed è incalcolabile.

Nei giorni scorsi ha creato scalpore l’invasione di meduse alla Gaiola, il parco marino protetto di Napoli. I bagnanti sono stati costretti ad andare via, in attesa che la corrente liberasse la costa dagli animali. Gli esperti di CSI Gaiola Onlus sono tornati sull’argomento per spiegare la vera causa di questa apparente invasione, sfatando falsi miti come l’inquinamento o le acque pulite come habitat ideale delle meduse: queste, infatti, non scelgono il mare dove andare, ma si fanno semplicemente trascinare dalle correnti marine. La vera causa della loro proliferazione, dunque, è un’altra:

“In questi giorni vedendo il mare viola di meduse (Pelagia noctiluca) , in tanti ci avete chiesto se “è normale” una cosa del genere e spesso abbiamo assistito a proclami allarmistici di “invasione di meduse”…

“In realtà che il numero di meduse nei mari del mondo sia in aumento, è un fatto risaputo da oltre 10 anni, e come ci spiega bene il Prof. Ferdinando Boero, massimo esperto nel settore, è dovuto ad una serie di concause, tra cui una di queste è certamente imputabile alla sovra pesca che ha abbattuto enormemente gli stock ittici, riducendo la competizione sulle risorse alimentari.

“Gli stadi larvali e giovanili dei pesci, infatti, si nutrono di piccoli crostacei del plancton, che sono lo stesso nutrimento delle meduse. Diminuendo quindi enormemente i loro competitor sulle risorse alimentari ecco che le meduse hanno maggiori risorse disponibili e possono accrescere le loro popolazioni…

“A questo si aggiunge anche la problematica della diminuzione di alcuni predatori naturali come la tartaruga liuto, Dermochelys coriacea, e il Pesce luna (Mola mola), e i fattori climatici che stanno portando ad un progressivo riscaldamento delle acque e cambiamenti delle circolazioni marine…

“Insomma quasi mai in natura le cose sono bianche o nere, è sempre un insieme di concause che regola i sistemi ecologici, ma quello che è certo è che quasi sempre dietro ogni “squilibrio” c’è la mano dell’uomo…”

Napoli – L’ennesimo episodio di inciviltà alla guida nella nostra città, uno dei tanti incoraggiati dalla mancanza di controlli e dall’inefficienza nella riscossione delle multe e nella rimozione forzata.

“Martedì pomeriggio ho avuto modo di assistere ad una scena ai limiti dell’assurdo. Lungo corso Meridionale un incivile ha pareggiato dinanzi al varco riservato ai mezzi pesanti. Appena un Tir è giunto all’uscita, la situazione è andata in tilt. È iniziata una difficilissima operazione di manovra da parte del conducente che ha di fatto bloccato il traffico mentre alcuni cittadini hanno alzato di peso l’automobile spostandola più avanti, in modo da ridurre l’intralcio Questo episodio è l’esempio più calzante di come ci sia un’impellente urgenza di un servizio rimozione all’altezza, pronti ad intervenire ogni volta che gli incivili parcheggiano in sosta vietata“.

Lo afferma il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli. “È assurdo – procede Borrelli – che l’atteggiamento incivile di una sola persona procuri un nocumento a decine di altre persone. Per colpa di una sola auto si è bloccata un’intera strada. Auspichiamo che il Comune di Napoli acceleri la procedura di esternalizzazione del servizio carro attrezzi, in modo da portare via a spese degli incivili le auto parcheggiate in sosta vietata”.

Ritorniamo a parlare di Zero al Sud del giornalista napoletano Marco Esposito, che ieri è intervenuto in collegamento da Napoli a Linea Notte, su Rai Tre per pubblicizzare il suo libro, ma soprattutto le idee al suo interno.

Il conduttore Maurizio Mannoni ha introdotto con interesse quello che poi è stato l’intervento breve ma conciso del giornalista de Il Mattino. L’autore di Zero al Sud, ha parlato del suo lavoro di ricerca che lo ha portato poi, con dati alla mano, a scrivere di una questione di cui si parla da più di un secolo e mezzo, e spesso anche in modo errato: il divario tra Nord e Sud.

Il giornalista ha affermato: “Il federalismo fiscale è già stato attuato per i comuni, con regole diaboliche. Praticamente, invece di dare il livello essenziale a tutti, cioè un minimo da garantire a tutta Italia, si è stabilito che chi aveva poco era giusto che avesse poco”.

Ha riportato, poi, esempi pratici, come quello del comune di Altamura con i suoi 70.000 abitanti, 1.800 bambini e un fabbisogno di asili nido pari a zero. E ancora, un parallelismo che chiarisce, in modo più chiaro ed elementare, il grosso problema che è al centro del suo libro: due città, una del sud Reggio Calabria, una del nord Reggio Emilia, alla prima il diritto riconosciuto per gli asili nido è 90mila €, alla seconda, che è un po’ più piccola, è 9 milioni, cioè 100 volte di più.

Parla, poi, dell’assegno della solidarietà e della decisione di dimezzarlo, nonostante la Costituzione dichiari che debba essere integrale. Riportando le parole del leghista Giancarlo Giorgetti: “I dati probabilmente sarebbero scioccanti, magari ce li fate avere in modo riservato o facciamo una seduta segreta come avviene in sessione antimafia”, annullando ogni prospettiva di trasparenza ed efficienza.

Marco Esposito conclude con una frase che genera ghiaccio in studio: “Questo non è il racconto del federalismo fiscale, questa è una pagina nera della Repubblica italiana”.

Zero al Sud sulla Rai. Questa sera per la prima volta una rete televisiva nazionale racconterà i motivi per cui i cittadini del Sud hanno meno diritti e meno soldi rispetto ai cittadini del resto d’Italia. Marco Esposito, giornalista e autore del libro Zero al Sud, interverrà in collegamento da Napoli a Linea Notte, programma di Rai Tre in onda a partire da mezzanotte.

Per più di un secolo e mezzo si è raccontato che il divario tra Nord e Sud dovesse essere ravvisato nella cattiva gestione dei fondi e della cosa pubblica da parte degli amministratori locali. Con il federalismo fiscale la situazione si è ulteriormente aggravata. La ricerca di Marco Esposito ha però messo in evidenza il perverso meccanismo dei fabbisogni, il quale stabilisce, per esempio, che al Sud il fabbisogno di asilo nido sia equivalente a “zero” perché in questo territorio praticamente non ve ne sono. Al contrario, nei territori dove sono già presenti sono state destinate risorse economiche per costruirne degli altri. Il discorso degli asili vale anche per molte altre questioni, mettendo in luce un sistema che invece di appiattire le distanze tra le aree del Paese, finisce per accentuarle.

Una condizione che potrebbe aggravarsi in futuro, se venisse attuato il regionalismo differenziato così com’è attualmente concepito.

La vicenda della chiusura di Whirlpool a Napoli ha sconvolto un po’ tutti. Per la nostra terra, dove la disoccupazione è tra le più alte d’Europa, è un duro colpo.

La notizia ha subito mobilitato il mondo politico, in particolar modo quello locale. Di pochi minuti fa è infatti una nota congiunta, firmata da Luigi De Magistris e Monica Buonanno. Nella stessa, il sindaco di Napoli e l’assessore al lavoro hanno espresso il loro rammarico per la vicenda.

Napoli non può permettersi la perdita di 430 posti di lavoro, non può farlo dopo che l’azienda Whirlpool ha sottoscritto, solo sei mesi fa, un piano industriale che prevedeva investimenti fino al 2021 e l’aumento di ore di lavoro nello stabilimento napoletano come in quello di Carinaro; la vertenza riguarda inoltre anche 140 lavoratori dell’indotto nell’avellinese. È urgente e necessario che il Mise apra le porte a questa dolorosa vertenza e che riconosca la necessità del lavoro come una priorità del Mezzogiorno”.

Queste sono state le parole dei due politici, i quali hanno espresso anche la loro preoccupazione per il futuro dei lavoratori e delle  famiglie coinvolte.

 

È da un po’ che oramai si è posta l’attenzione su un grosso problema a lungo ignorato, quello che riguarda l’inquinamento.

Si è parlato di mari-discariche, consumo eccessivo di materiali plastici, della ragazzina svedese con spirito rivoluzionario e più coscienza critica di molti uomini “potenti”, di politiche ambientaliste e, a tal proposito, bisogna tristemente porre l’attenzione su una questione: quella che vede i partiti Verdi europei avanzare in quasi tutto il continente, tranne che in Italia, nelle appena trascorse elezioni europee di domenica 26 maggio, facendo parlare di una vera e propria “onda verde”.

Insomma, appare chiaro, che qualche passo in più verso una consapevolezza delle proprie colpe si sta compiendo, ma il cammino da compiere è ancora lungo e tortuoso. Basta gettare uno sguardo non troppo lontano, all’area marina in prossimità della foce del fiume Sarno in Campania ed essere sovrastati da un’ondata di bottiglie, flaconi, bicchieri, buste, confezioni per alimenti e tanti altri contenitori e imballaggi in plastica usa e getta.

“Uno scenario scioccante con enormi quantità di rifiuti che invadono spiaggia e fondali, figlio inevitabile del modello di consumo basato sull’impiego di grandi quantità di plastica usa e getta. Come se non bastasse dobbiamo ricordare che quella documentata è solo la parte visibile del problema, i fiumi possono portare in mare anche grandi quantità di microplastiche non individuabili a prima vista”, dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

Greenpeace sta effettuando, in collaborazione con The Blue Dream Project, i ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche e CNR-IAS, il giro del Tirreno Centrale a bordo della Mahayana per monitorare l’impatto dell’inquinamento da plastica nei nostri mari. Dalle indagini svolte nei giorni scorsi emerge che la situazione alla foce del fiume Sarno è davvero allarmante.

Il Tour MayDaySOSPlastica si concluderà l’8 giugno, Giornata mondiale degli Oceani, all’Argentario.

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