Denunciamo

Qui puoi denunciare tutto ciò che non va bene. Scatta una fotografia ed inviacela!

Torre del Greco – L’esenzione del ticket rilasciata dall’ASL è un documento vitale per tantissime persone. Grazie ad esso, infatti, è possibile ottenere farmaci specifici e cure mediche gratuitamente per tanti malati che, altrimenti, non potrebbero permettersi tali cure. E’ facile capire la gravità del non riuscire a recuperare velocemente tale esenzione. E’ quello che sta succedendo in moltissime ASL campane, dove, a causa delle file chilometriche, richiedere il rinnovo di tale documento sta diventando un’impresa.

Disagi di questo tipo erano già stati evidenziati a Torre Annunziata e, purtroppo, non è un caso isolato. Sono giorni che l’ASL di Torre del Greco, nei pressi del Bottazzi, è letteralmente assediata ogni giorno da centinaia di persone che chiedono solo ciò di cui hanno diritto. La gente è costretta ad arrivare sul posto ore prima, magari nella notte, per riuscire ad arrivare all’ufficio e, nonostante questo, con code di oltre duecento persone, in tanti tornano a casa a mani vuote.

Un video, girato da qualcuno in fila, ha mostrato le condizioni drammatiche di queste file. Gli uffici aprono alle 15 del pomeriggio e chiudono alle 18, ma dalla mattina la calca si forma: chi si porta il panino da casa per mangiare qualcosa nell’attesa, anziani che si sentono male e che vengono portati via in ambulanza, una volante dei carabinieri costretta a presidiare la zona costantemente.

Il video è stato poi inviato a Striscia la Notizia. Il giornalista del programma Luca Abete è arrivato sul posto per fare domande alle persone presenti. Secondo quanto è stato dichiarato il problema è che l’ufficio apre solo per le tre ore dette in precedenza e solamente per due giorni a settimana: un lasso di tempo minimo rispetto al numero di richiedenti.

Abete ha anche intervistato la direttrice generale dell’ASL Napoli 3 Sud, la dottoressa Antonietta Costantini. Dalle dichiarazioni della donna emergono due criticità fondamentali che hanno generato una simile crisi: carenza di personale specializzato per rilasciare l’esenzione, da qui la necessità di restare aperti per poche ore e per pochi giorni, e un numero impressionante di richieste di esenzione false su cui sta indagando la finanza, cosa che avrebbe aumentato illecitamente ed eccessivamente il numero dei richiedenti.

CAIVANO – Scene di ordinaria incivilità. Un uomo scende dalla propria macchina e sversa cinque sacchi di rifiuti speciali in un area verde pubblica. E’ quanto successo ieri, nel corso dei festeggiamenti pasquali, a Caivano. A testimoniarlo, il video di un cittadino, che ha ripreso l’accaduto con il proprio cellulare.

Grazie al video, in cui è ben visibile la targa della macchina dello sversatore, è partita la denuncia di Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale dei Verdi, che ha ricevuto il video. «Ho provveduto – ha dichiarato Borrelli – a segnalare alle autorità competenti la targa del veicolo dal quale sono stati scaricati diversi sacchi di rifiuti speciali nel bel mezzo di un’area verde, pubblica, nel comune di Caivano. Grazie alla collaborazione di alcuni cittadini, che non sono rimasti inermi di fronte alla scena vergognosa dell’ennesimo affronto al loro territorio e hanno deciso di riprendere questo delinquente con il cellulare, ho avuto la possibilità di denunciare in modo circostanziato l’autore dello sversamento illecito di rifiuti. Mi auguro che con la massima celerità e con altrettanta severità si risalga alla sua identità e, soprattutto, a quella di chi gli ha ordinato di compiere questo atto di barbarie ambientale, affinché vengano puniti in modo esemplare».

«Tolleranza zero contro chi inquina e avvelena il nostro territorio – ha proseguito il consigliere – e questo episodio dimostra come sia importante la collaborazione dei cittadini che, anche attraverso segnalazioni anonime, possono aiutare le forze dell’ordine e la magistratura a risalire agli autori dei tanti scempi ambientali che ancora oggi vengono perpetrati da delinquenti senza scrupoli ai danni del nostro territorio».

POZZUOLI – La ferrovia Circumflegrea abbandonata a se stessa. Questa mattina è stata devastata la stazione di Licola: distrutti gli interni della biglietteria e alcuni macchinari. Si ignorano le cause e i responsabili.

A denunciare l’accaduto è stato il presidente dell’EAV Umberto de Gregorio che sul proprio profilo facebook ha condiviso il seguente messaggio:

 «Venerdì di passione. Devastata la stazione di Licola. Distrutti vetri, porte, macchinari ed arredi. Per ottenere cosa? Nulla. Probabilmente un po’ di biglietti che sono però stati già bloccati e non potranno essere riutilizzati. Vandalismo allo stato puro. Bestialità. Come reagiamo? Inserendo la stazione di Licola nell’elenco delle prossime stazioni da riqualificare».

Ospedale Santobono

Ospedale SantobonoNapoli – Un bambino di 3 anni è morto lo scorso lo scorso 18 Marzo all’Ospedale Santobono di Napoli, dopo un intervento per la rimozione di un tumore al cervelletto. A tornare sulla questione è il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, membro della commissione Sanità, dopo che la madre ha parlando di presunte carenze igieniche.

Il consigliere afferma: “La madre riferisce di gravi carenze durante la degenza del figlio. A tal proposito abbiamo chiesto alla direzione sanitaria dell’ospedale l’apertura di un’inchiesta interna per fare luce sulla vicenda clinica del piccolo e sulle eventuali negligenze nelle cure che gli sono state somministrate”.

La donna ha raccontato le circostanze dell’intervento a La Radiazza, programma in onda su Radio Marte e condotto da Gianni Simioli:

“Mio figlio è arrivato al Santobono il giorno 12 febbraio. Soffriva da tempo di alcuni problemi fisici. Sottoposto agli esami gli è stata riscontrata la presenza di un tumore al cervelletto. A causa della gravità del suo quadro clinico l’operazione è avvenuta dopo soli tre giorni, il 15 febbraio. Dall’uscita dalla sala operatoria alla morte di mio figlio, avvenuta un mese dopo a causa di un’infezione, ho avuto modo di riscontrare una serie di carenze sul piano igienico.

“Nonostante ci trovassimo in ambienti che richiedevano sterilità non ci veniva dato altro che dei vecchi camici. Niente guanti o altri dispositivi. Il personale dell’ospedale dimostrava tra l’altro una certa superficialità sia nel rispetto delle norme igieniche sia nella valutazione delle problematiche di mio figlio. Il bambino era spesso affetto da uno stato febbrile al quale i medici non davano peso.

“Nell’ultimo giorno di vita, dinanzi alla desaturazione, lo hanno solamente intubato, senza adottare altri provvedimenti. Tra l’altro a mio figlio erano stati prescritti degli esami colturali, da inviare al Cotugno. Mi era stato detto che erano stati effettuati. Poi, post mortem, ho scoperto che in realtà non erano mai stati fatti”.

La direzione dell’ospedale non si è ancora espressa su queste dichiarazioni. Si attende l’eventuale apertura dell’indagine interna per sapere qualcosa in più.

È una storia che ha tutte le apparenze dell’assurdo quella raccontata ieri sera dal programma TV “Le Iene”. Silvio Schembri si è recato a Capri, dove il giovane Christian costretto per tutta la vita sulla carrozzina non riesce ad ottenerne una nuova, nonostante l’ASL abbia già disposto per intero la copertura economica di quella di cui ha bisogno.

Il giovane disabile, dopo aver prodotto tutta la certificazione necessaria e dopo che un medico avesse accertato che la tua attuale carrozzina fosse, effettivamente, vecchia, guasta e da cambiare, si è rivolto a un’azienda ospedaliera di Napoli. Il titolare, però, gli chiede di integrare la somma di 4,500 euro perché, a suo, avviso, i 20mila euro forniti dall’ASL non sarebbero sufficienti. Nel servizio si sottolinea più volte come, al contrario, in quella somma sarebbe già compreso il guadagno per il titolare.

Christian sceglie così di recarsi personalmente dal titolare, il quale oltre a ribadirgli di non volergli consegnare la carrozzina, a meno che il ragazzo non sborsi i 4,500 euro, tenta anche di rifilargliene una da 10mila euro, nascondendogli il prezzo che sarà successivamente rivelato a Schembri.

Il titolare rifiuta inoltre di restituire adducendo diverse scuse la documentazione al ragazzo. Alla fine l’intervento dell’avvocato dell’azienda, anch’egli probabilmente all’oscuro della vera situazione, risolverà il tutto.

Per guardare il servizio completo cliccare qui.

A causa della “presunta” mancanza di fondi, Napoli rischia di perdere l’Ospedale degli Incurabili. L’emergenza di un suo imminente crollo era risaputo dalle autorità fin dal 1963, ma nessuno ha preferito parlarne e svolgere operazioni di recupero strutturale.

Corrado Beguinot, grande urbanista di quegli anni, assegnò il compito di presentare una relazione tecnica per la restaurazione del gioiello architettonico cinquecentesco, includendo l’area monumentale e la famosa farmacia. Ma, le personalità influenti di Napoli hanno preferito il silenzio, fino ad oggi. Gaetano Bonelli, esperto di storia della patria, infatti, ha mostrato la famosa copia del piano di lavoro di Beguinot ai suoi committenti pubblici, dichiarando al Corriere del Mezzogiorno che “avrebbe potuto salvare gli incurabili già 57 anni fa. Servirebbe un’inchiesta della Procura per far luce su questa brutta storia .

“Visto il tempo perduto – riprende Bonelli – e l’incapacità delle amministrazioni pubbliche intervenga direttamente l’Unesco per tutelare un patrimonio dell’umanità”. Altresì, oggi si può conoscere il pensiero dell’urbanista che, circa cinquantasette anni fa, denunciava lo stato dell’edificio, scrivendo che “alle carenze igieniche e funzionali dell’ospedale vanno aggiunte quelle di carattere abitativo, per i danni bellici negli ultimi decenni. Appare la necessità e l’urgenza di provvedere ad opere di ammodernamento e di restauro, non semplice in quanto i valori storici ed artistici di parte del complesso hanno imposto rinunce nella ricerca di una soluzione ideale per un ospedale moderno”puntualizzò all’epoca Corrado Beguinot.

Oggi, si rischia di perdere, e probabilmente così sarà, anche la Farmacia degli Incurabili, luogo che rappresentò lo stravolgente sviluppo dell’illuminismo napoletano. Ma, nessuno ne vuole parlare. La perdita di questo capolavoro barocco non fa notizia e le testate, le autorità, eccetto qualcuno, preferiscono riproporre di continuo le solite informazioni. I quotidiani nascondono ai cittadini avvenimento seri, annebbiandoli con le storie d’amore di presunti personaggi noti. Queste sono le notizie principali che offrono i più famosi canali televisivi  e corrieri. Ma, gli italiani hanno l’urgenza e il bisogno di conoscere novità sulle storie tra coppie famose, o dovrebbero sapere cosa succede nelle proprie città? Luoghi in cui non ci sono mai fondi per le opere architettoniche, dove l’incuria ha preso da troppi anni il sopravvento.

Ieri, presso l’università “L’Orientale” di Napoli, si è verificato un episodio scandaloso. Un uomo, sconosciuto agli studenti e agli agenti di sorveglianza, intorno alle 10:15, si è introdotto nella sede di via Duomo, con l’intento di filmare le ragazze nel bagno delle donne al primo piano.

Il maniaco, salendo sulla tazza della toilette, ha cominciato a filmare la vittima, una studentessa dell’Orientale, intenta a fare i propri bisogni. L’uomo è stato avvistato dagli studenti della famosa università, che hanno allertato all’istante le guardie giurate, vigenti all’ingresso della sede. Sgomento e paura tra le ragazze che ogni giorno svolgono le lezioni, ma sono pronte, insieme ad altri studenti, a denunciare l’accaduto alla rettrice.

Altresì, episodi del genere non sono nuovi nella famosa università. La scandalosa vicenda è stata segnalata dai ragazzi sui social, attraverso il gruppo dedicato agli studenti dell’Orientale. Quindi, tutti si chiedono dove finiscono le salate tasse, pagate all’ateneo, in cui manca un eccellente organizzazione, la pulizia e, adesso, anche la sicurezza.

medico

medicoOggi il mondo celebra la Giornata Mondiale della Salute. Non tutti lo sanno, ma ogni 7 Aprile siamo chiamati a prendere coscienza sul nostro stato di benessere, a discutere sui problemi che ancora oggi ci attanagliano e a riscoprire un termine che non sentiamo spesso: epidemiologia. Parliamo di quella branca dell’igiene che, citando Treccani, “si occupa delle modalità d’insorgenza, di diffusione e di frequenza delle malattie in rapporto alle condizioni dell’organismo, dell’ambiente e della popolazione”. Tutto ciò per evitare che gli stessi si ripresentino alle generazioni future.

Quando si parla di stato di salute in Campania, lo sguardo non può che rivolgersi alla Terra dei Fuochi. Quella striscia di territorio tra Napoli e Caserta (ma che purtroppo da anni sembra allargare il proprio baricentro) infestata da scorie e rifiuti nel sottosuolo. Una situazione che continua a creare problemi ambientali e sanitari per gran parte della popolazione. Un tema che troppi media italiani sembrano aver dimenticato, ma che miete ancora le sue vittime.

Non tutti hanno messo però la testa sotto la sabbia. Esattamente un mese fa, a trattare il tema è stato Antonio Marfella (Presidente di medici per l’ambiente di Napoli), in un bell’articolo sul Fatto Quotidiano. Uno scritto che mette sul tavolo i dati del Ministero della Sanità che, in concomitanza con l’ultimo richiamo dell’UE in merito, mostrano un’Italia divisa in due.

C’è la piccola ed “anziana” Provincia Autonoma di Bolzano, con il più basso tasso di mortalità standardizzato per età. Poi c’è la Campania, la regione più giovane d’Italia e che però deve far i conti con un tasso di mortalità che è quasi il doppio dei sudtirolesi. Che cosa strana da constatare. Napoli è forse ancora l’unica città d’Europa dove le 18enni partoriscono non per errore ma per scelta, ma allo stesso tempo dove si registrano più casi di tumore nei giovani. Lo Stato fornisce meno risorse immaginandoci come una gioventù in salute e poi siamo quelli che ne necessitano di più.

Tra le cause di morte più frequenti vi è sempre il tumore. Nella nostra Regione, la maggiore percentuale di anni di vita persi si registra nelle femmine per il tumore della mammella (23%), del polmone (10%), del fegato e del colon (6%); nei maschi per tumore del polmone (31%) e fegato (13%). Molto diffuse e con un dato superiore al resto d’Italia sono anche l’epatite e il diabete. Quasi tutte malattie che sono legate all’inquinamento del sottosuolo, ma anche a fattori come fumo, obesità e smog. 

Dallo studio si ricava anche un altro dato tristemente significativo. Ad uccidere non è solamente l’inquinamento o il fumo, ma anche le disuguaglianze sociali. Stiamo parlando del rapporto tra istruzione e tasso di mortalità. Si osserva come, da Nord a Sud (ma ciò nel Meridione e in Campania è ancor più marcato), chi ha un titolo di studio inferiore risulta essere più a rischio.

ospedaliChi ha una laurea infatti guadagna mediamente di più e non perde tempo negli ospedaletti sotto casa. Egli può permettersi il lusso della clinica privata, di andare a curarsi a Milano e addirittura scegliere l’estero. Per il ceto medio-basso, poco istruito e con reddito scarso ciò è fantascienza. Lo screening e le visite di prevenzione sono poco conosciute. Il ticket è già un ostacolo e altro non bisogna fare che andare nelle strutture pubbliche. Luoghi dove solitamente i medici devono scontrarsi con la malagestio ed impegnarsi il doppio per assistere i pazienti. Non sempre riuscendoci nel migliore dei modi.

Insomma quello che fuoriesce non è un bel risultato. Ciò però non deve assolutamente allarmarci smisuratamente o farci andare dallo psicologo. Fondamentale è capire come il problema non sia solo nell’aria o nel sottosuolo. Esso non parte e finisce a Caivano o a Nola o a Taverna del Re. La salute nostra e del territorio riguarda tutti noi. Raccontarlo ancora oggi è triste ma doveroso. Prenderne coscienza e cercare di migliorare le cose lo è ancor di più.

Foto: Milano Cortina 2026, Twitter

Mentre gli amministratori della città di Napoli si impegnano a sciogliere i nodi riguardanti le nozze di Tony Colombo e il colore dei sediolini del San Paolo, quelli di altre parti d’Italia sembrano presi maggiormente da questioni che esulano dal gossip. Intendiamoci, il rispetto delle regole è fondamentale per la convivenza civile, ma lasciamo che se ne occupino gli uffici e le forze dell’ordine.

Tra i sindaci più attivi del Paese non possiamo non menzionare Giuseppe Sala, il quale recentemente è stato anche a Napoli, oltre ad aver ospitato Luigi de Magistris nella sua Milano. Tra una chiacchierata, una sfogliatella e un caffè non sappiamo se i due abbiano parlato anche di Universiadi (quelle di Napoli) e Olimpiadi (quelle invernali, del 2026, che Milano vorrebbe ospitare insieme a Cortina).

Sappiamo però che la manifestazione napoletana è stata organizzata in fretta e furia, nonostante il Governo abbia proposto di posticiparla per motivi legati all’organizzazione e all’ammodernamento delle infrastrutture. Le Universiadi non sono affatto poca cosa, ma a patto che tutto si svolga per bene: per come sono nate e vedendo gli sviluppi, tuttavia, il parere di molti è che forse sarebbe stato meglio prendersi un po’ più di tempo.

La designazione di Napoli, infatti, è avvenuta soltanto nel 2016 dopo la rinuncia di Brasilia, alla quale erano state affidate nel 2013, con circa 6 anni per prepararsi. Il doppio. Organizzare le Universiadi in tre anni non è cosa semplice, infatti nel 2016, eccetto Napoli, nessun’altra città presentò la candidatura. Ulteriori segnali non incoraggianti sono i litigi e le scaramucce infantili tra rappresentanti politici e altri interessati, che si sono ulteriormente divisi invece di fare squadra per la buona riuscita dell’evento.

Da questo punto di vista si comportano meglio in Lombardia e Veneto, dove Beppe Sala, Attilio Fontana, Luca Zaia e Gianpietro Ghedina (sindaco di Cortina) si sono messi al lavoro tutti insieme. Fondamentale anche l’impegno del Governo che si è impegnato a finanziare i Giochi in caso di nomina. Non a caso Malagò parla di “un Paese unito mai come prima”.

Sala ha inoltre affermato, secondo quanto riportato da La Stampa: “Abbiamo chiesto all’Università Bocconi di prevedere l’impatto economico sul territorio dei Giochi. Secondo i loro dati, l’investimento, stimato in circa 868 milioni di euro e costi operativi di 952 milioni, genererà introiti per quasi 3 miliardi di euro e un valore aggiunto di 1 miliardo e 200 milioni. Tutto sommato, un risultato molto positivo, che darà impulso a nuove opportunità di sviluppo, lavoro e rigenerazione ecologica del territorio, sia dove si svolgono i Giochi sia a livello nazionale”.

Miliardi che si aggiungono ai miliardi già cascati a pioggia per l’Expo 2015. La storia d’Italia, è vero, spesso ha visto e continua e vedere stanziamenti ingentissimi di fondi in particolar modo per il Settentrione (disuguaglianza che VesuvioLive denuncia da anni), eppure bisogna dire che in quella parte d’Italia, forse, sono più intelligenti perché riescono a superare le diversità per perseguire un obiettivo comune. Mettono da parte protagonismi e inezie, cosa che al Sud raramente sappiamo fare e non facciamo quando l’occasione lo richiede. Con queste premesse le Universiadi si apprestano a diventare un’opportunità sprecata dopo il fallimento totale del Forum delle Culture di Napoli del 2013, il quale nelle edizioni precedenti aveva rilanciato l’immagine delle città ospitanti.

Preoccupante è anche la lontananza con cui il Mezzogiorno guarda alle Olimpiadi Invernali 2026, percepite come qualcosa di estraneo. Eppure, ammesso che vengano assegnate effettivamente a Milano, sono anche i soldi pubblici, di tutti gli italiani, che verrebbero utilizzati. È assurdo a nostro avviso che nessuno, al Sud, la zona d’Italia che più ha bisogno di visibilità, fiducia e investimenti, faccia delle proposte serie per l’organizzazione di grandi eventi. Se non siamo noi a farci sentire, se litighiamo invece di lavorare in sinergia, è inutile poi piangersi addosso.

Pozzuoli – Il 20 marzo scorso, la Giunta Comunale ha approvato i progetti di fattibilità per una serie di opere finalizzate alla valorizzazione dei beni e dei siti archeologici su cui è competente il Parco Archeologico dei Campi Flegrei. Dei circa 23 milioni messi a disposizione dal Mibac per l’intero Parco, 3,9 milioni sono destinati a Pozzuoli per la realizzazione di 5 interventi:

– un parcheggio a Via Vecchia delle Vigne con un percorso pedonale fino al Tempio di Serapide;

– un parcheggio all’inizio della Via Luciano e il ripristino della pavimentazione in basoli lungo la Via Vecchia Campana;

– un nuovo parcheggio in Via Antonino Pio (Rione Toiano) con un percorso pedonale che conduce fino al lago D’Averno;

– un percorso ciclo pedonale sul lungolago dal Tempio di Apollo alla Grotta di Coccieio;

– un percorso pedonale con rampa per raggiungere l’ingresso di Rione Terra scendendo da via Marconi.

Il problema è che un’iniziativa nata per implementare il turismo culturale ed artistico, potrebbe danneggiare uno dei patrimoni di questo tipo presenti nelle zone interessate. È questa l’opinione di due consiglieri del M5S di Pozzuoli, Antonio Caso e Domenico Critelli, hanno espresso grande contrarietà e preoccupazione per il parcheggio di Via Luciano, per la cui realizzazione sarebbe prevista la tombatura dei resti delle “Tabernae Romane” ivi situate.

I due Consiglieri pentastellati dichiarano: Costruire un parcheggio su di un “sito” archeologico è da folli”.  “Ma come, – continuano – si fanno degli scavi per riportare alla luce delle antiche Tabernae, risalenti primo secolo avanti Cristo, per poi ricoprirle con del cemento? Eppure, in un accordo del 2013 con la Sovrintendenza Archeologica, il Comune si era anche impegnato ad effettuare la pulizia ed il diserbamento del sito. Il più grande paradosso è che, con i fondi messi a disposizione dal Ministero dei Beni Culturali per valorizzare i siti archeologici, si va a ricoprire con calcestruzzo proprio uno di questi per farci un parcheggio. Assurdo! Faremo di tutto, affinché questo intervento sia rivisto e gli altri, che pure lasciano un po’ a desiderare, siano migliorati. La nostra città merita altro.”

circumvesuviana

circumvesuvianaNapoli – Forti disagi per i pendolari con 4 linee ferme e uno stop annunciato per l’intera giornata. Problemi che incidono su tutto il territorio Campano toccando anche stazioni nel Salernitano e nell’Avellinese dove sono rimaste a piedi centinaia di persone a causa dello sciopero dello straordinario proclamato dagli operatori di stazione.  Nessun accordo tra Eav e sindacati sul tema ed esplode di nuovo la protesta.

Il servizio ferroviario è sospeso sulle tratte Poggiomarino-Torre Annunziata, Poggiomarino-Sarno, Pomigliano d’Arco-Acerra e Napoli-Centro Direzionale-San Giorgio a Cremano con il risultato che numerose stazioni sono state trovate chiuse dall’utenza. Ad accoglierla, avvisi che la invitavano a recarsi in altri centri o utilizzare navette bus per spostarsi.

Lavoratori ma soprattutto tantissimi studenti, universitari ed anche minori che stamattina a causa dei disagi non hanno potuto raggiungere i luoghi di lavoro o di studio. Numerose le denunce anche dei genitori della zona vesuviana che dichiarano gli innumerevoli disagi che si sono registrati nelle ultime settimane: ragazzi che a causa di tali scioperi si ritrovano soli, senza supervisione alcuna, alla mercé di eventuali pericoli.

Soltanto in corrispondenza di alcune linee sono stati istituiti servizi sostitutivi con autobus e navette , mentre, in altre, l’amministrazione non ha provveduto a creare modalità alternative per agevolare gli spostamenti dell’utenza.

L’Eav spiega che i disagi sono legati alla carenza di personale e la contestuale mancata accettazione da parte del personale di turnazioni straordinarie e che tale interruzione resterà a oltranza finché non ci sarà un accordo risolutivo.

Negli ultimi tempi sembra che la coscienza collettiva si stia risvegliando sul tema della plastica e dei danni che, nell’arco di decenni, ha causato e sta continuando a causare al pianeta. Gli animali ne muoiono soffocati e l’inquinamento ha distrutto diversi ecosistemi, mentre negli oceani esistono vere e proprie isole fatte di plastica, che si estendono per molti chilometri quadrati.

Varie ordinanze plastic free sono state emesse in tutta Italia, con le quali viene bandito l’uso di prodotti di plastica non biodegradabile: ad aprire la strada Ischia, Capri ed il lungomare di Napoli, cui si sono accodate molte città e località della Campania. Tra queste vi è Casoria, da dove, tuttavia, arriva una segnalazione molto preoccupante: in risposta all’ordinanza alcuni bar avrebbe aumentato il prezzo della tazzina di caffè per rifarsi di un presunto aumento delle spese.

“Restiamo basiti dinanzi alla decisione di alcuni bar di Casoria di aumentare il prezzo del caffè e degli altri prodotti in seguito all’emissione dell’ordinanza plastic free da parte dell’amministrazione comunale. Una speculazione inaccettabile che non fa onore agli esercenti che, piuttosto che appoggiare una decisione presa nell’interesse dell’intera comunità, pensano a come sfruttarla per guadagnare qualche euro in più”.

Lo affermano il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e il commissario del Sole che Ride di Casoria Antonio Lanzano. “Il contenimento dell’uso della plastica è necessario per limitare l’inquinamento. Purtroppo siamo arrivati ad un punto di non ritorno che non ci permette di proseguire negli sprechi. Provvedimenti come quello emesso a Casoria sono necessari per migliorare le condizioni del nostro territorio e del nostro mare. Il tessuto economico dovrebbe approvare e promuovere tali ordinanze e non sfruttarle per aumenti inopinati.

“A tal proposito abbiamo sollecitato tutte le amministrazioni della regione a vietare l’uso delle stoviglie monouso non biodegradabili e compostabili. Abbiamo depositato inoltre una proposta di legge regionale per rendere plastic free le aree del demanio marittimo regionale, suggerendo a tutte le località balneari di emettere ordinanze che vietino la dispersione delle cicche di sigaretta sulle spiagge”.

Napoli – Un gruppo di ragazzi in sella a scooter, senza casco, che fanno il girotondo intorno ai carabinieri a Piazza Trieste e Trento per deriderli. È questa la triste verificatasi lo scorso fine settimana, ma che va in scena ogni weekend. Le forze dell’ordine, in netta minoranza numerica, sono costrette ad assistere impotenti a gesti che in altre nazioni non si sognerebbero mai di compiere. E pensare che, in questo caso, siamo a qualche metro dalla Prefettura.

“Sui social circola un video in cui si vedono alcuni giovani incivili, in sella a scooter senza casco, che, con fare derisorio, circolano in tondo intorno ad un’automobile dei carabinieri in piazza Trieste e Trento. Un fatto di eccezionale gravità tenendo conto che si tratta del luogo dove poche settimane fa si è verificata una stesa con una sventagliata di proiettili ad altezza d’uomo. Lo afferma il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli.

“Purtroppo Napoli vive un’emergenza criminalità sempre più grave. L’ultima stesa si è verificata nella notte di lunedì al rione Traiano. Un substrato della popolazione, totalmente avulso dalle regole del vivere civile, sta prendendo il controllo della città fino a sfidare lo Stato nei luoghi simbolo. Occorre sottolineare che il fatto relativo al video si è verificato a cinquanta metri dalla sede della Prefettura, il principale presidio del governo in città. Speriamo che questo video sia visualizzato anche dal ministro Salvini così si renderà conto che è arrivato il momento di interrompere la propaganda e iniziare a dare risposte sul piano della sicurezza. Stiamo ancora aspettando i rinforzi delle forze dell’ordine che, mesi or sono, ha promesso di inviare”.

Napoli – E’ ancora polemica sulle nozze fra il cantante neomelodico Tony Colombo e la vedova di un boss della camorra. Per giorni i novelli sposi hanno occupato la città di Napoli con concerti non autorizzati e processioni in carrozza da Secondigliano fino al Maschio Angioino, luogo della celebrazione. In particolare, due giorni prima del grande evento, piazza Plebiscito è stata teatro di un concerto vero e proprio, annunciato all’amministrazione comunale, come ha ammesso Alessandra Clemente, come un semplice flash mob.

“Più che un matrimonio è stato la sagra dell’illegalità. Abbiamo visto di tutto. Un quartiere bloccato da un corteo non autorizzato con i parcheggiatori abusivi a dirigere il traffico per permetterne il passaggio, video in auto senza cintura postati sui social e contravvenzioni in serie”. Lo affermano il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e il consigliere comunale del Sole che Ride Marco Gaudini.

“Stamattina, in apertura del consiglio comunale – spiega Gaudini – ho chiesto all’amministrazione di azionare le forme di tutela per il risarcimento dei danni causati da tutto ciò. L’immagine della città è stata gravemente lesa dalla serie di fenomeni contrari alle regole del vivere civile connessi al matrimonio di Tony Colombo”.

“Tra l’altro – proseguono Borrelli e Gaudini – ci lascia basiti la totale assenza di controlli. Nel corso della puntata di venerdì de “La Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte è intervenuto Enzo Galasso, un amico degli sposi, che ha spiegato come, in occasione del concerto non autorizzato in piazza Plebiscito, siano stati i carabinieri a far passare i loro mezzi, a fronte dell’esibizione del semplice permesso per il flash mob. Se le sue parole dovessero confermarsi vere saremmo di fronte ad un fatto particolarmente grave.”

“Tenendo conto che sono servite ore per montare il palco e le strutture allestite per il concerto e che l’evento è durato almeno tre ore, ci chiediamo perché le forze dell’ordine non siano intervenute. Come è possibile che piazza Plebiscito, la piazza più importante di Napoli su cui affacciano gli uffici di Prefettura e Soprintendenza, possa essere violata con tanta facilità? Perché durante il montaggio del palco, durato ore, nessuno ha chiesto conto di quali fossero i titoli autorizzatori? Perché durante il concerto non sono intervenute le autorità competenti?”

“Tante domande – concludono – che si aggiungono a quella che lascia maggiore amarezza: come è stato possibile che un evento anticamorra sia stato spostato dal Maschio Angioino per permettere il matrimonio di una vedova di camorra?”.

Napoli – E’ polemica sulle nozze fra il cantante neomelodico Tony Colombo e Tina Rispoli, vedova del boss Gaetano Marino. Prima un addio al nubilato, con annesso concerto, lunedì, in piazza Plebiscito, poi una sfilato con cavalli e carrozza oggi per le vie di Napoli, mentre la novella sposa si recava al Maschio Angioino per celebrare le nozze. Le strade di Napoli sono state intasate e bloccate da questi eventi privati e di dubbio gusto.

Non consentiremo che Napoli si trasformi in un palcoscenico oleografico dove celebrare nozze sfarzose,di dubbio gusto e senza rispettare le regole minime”. E’ la dichiarazione di Alessandra Clemente, assessore alla Polizia Locale del Comune di Napoli, che interviene sulla festa pre-nozze in piazza del Plebiscito di lunedì sera e del corteo di stamane lungo le strade del quartiere di Secondigliano.

Ci era stato solo comunicato un flash mob in piazza del Plebiscito, tale comunicazione era stata inviata dagli organizzatori anche agli altri uffici preposti – sottolinea l’assessore – invece dalle immagini che abbiamo acquisito nella piazza si è svolto un mini concerto con installazione di un box, un palco, luci, musica, band. E’ un fatto grave ed ovviamente non autorizzato – le immagini sono eloquenti – addirittura sono affluiti nei pressi di piazza del Plebiscito auto, furgoni e una limosine”.

“Ho dato mandato agli uffici della nostra Polizia Locale in tempi solleciti di inviarmi un report completo – aggiunge Alessandra Clemente – ed è già in nostro possesso una prima relazione stilata dalla polizia municipale, che ha già elevato contravvenzioni e contestato le irregolarità per quanto è avvenuto stamane nelle strade di Secondigliano e presso il Maschio Angioino. Contesteremo ai responsabili ed all’organizzazione tutte le violazioni di legge e le sanzioni relative perché non passi il concetto che chiunque può fare il proprio comodo a Napoli infischiandosene delle regole, delle leggi e delle norme.”

cardarelli

cardarelli

La notizia del sabotaggio dell’impianto di monitoraggio cardiaco al Cardarelli ha dell’incredibile. Manomettere con una graffetta un macchinario che tiene sotto controllo i pazienti e mettere a rischio la loro vita è da denuncia. Ed è proprio quello che ha fatto il primario del reparto Cardiologia, Ciro Mauro, denunciando il fatto alla Procura. Si parla di un evento isolato, ma allo stesso tempo inspiegabile. Il colpevole sarà identificato dopo le indagini, ma intanto si cominciano a fare le prime ipotesi: all’interno del reparto si parlava di clima pesante, mentre un’altra ipotesi è quella di silenziare l’apparecchio per non disturbare il sonno del personale notturno.

Ciro Mauro è intervenuto a Il Mattino per spiegare l’accaduto e della sua tempestività per salvare un paziente dopo che si era accorto dell’anomalia: “Era un sabato mattina di febbraio, sono andato in medicheria per rispondere al telefono e mi sono accorto che il monitor segnalava una grave anomalia di un tracciato. Una torsione di punta che precede l’arresto cardiaco. Ho subito fatto trasportare il paziente in Utic (Unità di terapia intensiva coronarica, ndr). Dopo due minuti è andato in arresto cardiaco. Lo abbiamo massaggiato e rianimato. Il giorno dopo, la domenica, abbiamo impiantato il defibrillatore. Oggi sta bene. Se qualcuno ce l’avesse con me non ordirebbe qualcosa contro i pazienti“.

L’ex direttore del Cardarelli Ciro Verdoliva aveva fatto impiantare da poco un sistema elettronico di telemetria che collega tutti i pazienti critici a una centrale di monitoraggio. Questa in caso di anomalie entra in allarme. Quell’allarme non aveva funzionato. Mi sono chiesto come mai non fosse scattata l’allerta nella centrale di monitoraggio presidiata giorno e notte da una guardia medica e infermieristica. Era un sistema di controllo nuovo, montato da pochi giorni, prima che Verdoliva andasse via dal Cardarelli. Una sorta di scatola nera che lascia traccia e registra tutti i parametri del paziente. Ho pertanto pensato che si trattasse di un’anomalia tecnica e ho chiamato l’assistenza“.

Napoli – Il fenomeno criminalità sembra subire una nuova ondata in tutta Napoli. Aumentano gli episodi di rapina ed aggressione anche nei luoghi più centrali della città. Spesso si tratta di furti finiti male per la resistenza della vittima, o, in altri casi, i rapinatori preferiscono prima aggredire, per poi rubare indisturbati.

“Giovedì mattina, intorno alle 6,30, il pasticciere del Bar Mazz di via Tribunali è stato violentemente aggredito da un rapinatore che lo ha colpito così violentemente da procurargli lesioni, come ci è stato confermato dal proprietario del locale, che hanno richiesto trenta punti di sutura. L’assurdo è che la stessa persona aveva subito un’aggressione simile un mese fa da parte dello stesso malvivente”.

La denuncia arriva dal consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli. “Oramai – continua – via Tribunali e il centro storico sono una vera e propria polveriera. Il clima di insicurezza coinvolge cittadini e commercianti. Oltre alle rapine chi vive la realtà dei decumani deve fare i conti con le estorsioni, i furti nei negozi e le stese”.

“Un intervento deciso da parte dello Stato non è rinviabile – prosegue Borrelli -. Servono risposte certe e a breve termine. Il ministro Salvini ha promesso l’invio di rinforzi ma finora sono state solo chiacchiere. Servono nuove unità per far fronte all’ondata criminale che sta investendo Napoli e provincia”.

Importante anche il fatto che il rapinatore abbia aggredito la stessa persona nel giro di un mese. Un episodio che mostra quanto sia facile farla franca per questi malviventi. Speriamo, che dopo l’ennesima rapina tanto efferata e dopo esser stato riconosciuto non una, ma ben due volte, il criminale venga affidato alla giustizia.

Palazzo Fuga - Albergo dei Poveri

Palazzo Fuga - Albergo dei Poveri

Uno degli esempi più drammatici dell’immobilismo partenopeo. Quando si parla del Real Albergo dei Poveri si pensa immediatamente ai suoi primati: “il palazzo monumentale più grande di Napoli”, “la maggiore costruzione settecentesca d’Europa, con una facciata 100 metri più lunga di quella della Reggia di Caserta”. Tutto giusto, per carità. Peccato che le eccellenze suddette siano macchiate da un primato ben più grave: il suo abbandono. Verrebbe allora da chiedersi: che rilevanza può mai avere compiacersi delle preminenze di un palazzo sul cui destino, da tempo immemore, non c’è niente di concreto?

Eppure, quasi ogni anno, la stampa partenopea non manca di dar voce ad improvvisi segnali di ripresa che, come ogni illusione che si rispetti, provano tanto clamore senza smuovere nulla. Si perde il conto delle proposte fatte per l’Albergo dei Poveri: dalla Città dei Giovani dell’epoca Iervolino, alla realizzazione di uno dei musei più grandi del mondo, il “Louvre Partenopeo” suggerito dalla giunta de Magistris. Senza dimenticare le proposte di un Museo dell’Artigianato e dell’Antiquariato e di una Città della Musica. Risultato: nessuno.

L’ultima notizia ufficiale, relativa proprio all’Albergo dei Poveri, è proprio di questa settimana: il Comune di Napoli e la Cassa Depositi e Prestiti hanno siglato un protocollo per la riqualificazione di quattro strutture partenopee: gli ex Magazzini del Mare, l’ex Manifattura Tabacchi, le Terme di Agnano e l’Albergo dei Poveri. Attendiamo gli sviluppi futuri dell’intesa per comprendere la destinazione del palazzo monumentale di Piazza Carlo III.

Del drammatico immobilismo dell’Albergo dei Poveri sa bene Nicola Perna, presidente dell’Associazione Vigile del Fuoco “Carlo La Catena”, che da oltre 20 anni propone un’idea avventurosa: realizzare nel Palazzo Fuga un polo scientifico d’eccellenza che, al là della destinazione museale, possa imporsi anche come un laboratorio di recupero di opere d’arte e di salvaguardia del territorio nazionale. Il progetto s’inserisce fedelmente nella ragion d’essere dell’associazione, che si propone come epicentro propulsore di idee e di programmi per lo sviluppo del territorio, al fine di creare i presupposti necessari per favorire l’interlocuzione tra cittadini e istituzioni.

Affascinati da questo progetto, noi di Vesuvio Live abbiamo intervistato Nicola Perna.

Nel 2016 l’assessore Nino Daniele ha proposto di trasformare l’Albergo dei Poveri in un grande museo, descrivendolo come il “Louvre napoletano”. Nel progetto che la sua Associazione porta avanti da molti anni, invece, oltre alla destinazione museale, Palazzo Fuga dovrebbe ospitare un polo scientifico di valenza internazionale. Potrebbe spiegarci meglio quest’idea?

«Napoli è già una grande attrattiva, basti pensare a tutte le ricchezze che si possono ammirare a cielo aperto. Per erigere un altro polo museale, anche il più grande del mondo, è necessario realizzare qualcosa di diverso, qualcosa che sia in grado di ampliare e diversificare il turismo a Napoli attirando persone che si fermano per più di un weekend: solo così possiamo davvero creare ricchezza. Non basta realizzare un’ulteriore offerta museale, perché gli altri musei ne soffrirebbero sotto l’aspetto del cachet. L’idea è realizzare un laboratorio di ripristino delle opere d’arte. In Italia ci sono già due istituti di recupero di beni artistici: l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Ma ciò che noi proponiamo per il Palazzo Fuga è qualcosa che va ben al di sopra di questi due istituti. Proponiamo di creare un polo scientifico in grado di tutelare non solo le opere d’arte, ma anche il paesaggio italiano, attraverso attività di monitoraggio e salvaguardia del territorio, un luogo in cui si possa studiare il modo per evitare le alluvioni e prevenire i terremoti. Viviamo in un paese in cui anche un piccolo borgo di montagna può offrire reperti unici che testimoniano la nostra ricchezza culturale. Se l’Italia detiene il 70% del patrimonio mondiale delle opere d’arti, perché non abbiamo un laboratorio che ne protegga anche il territorio? Per realizzare ciò, mi piacerebbe che scenda in campo l’Università di Napoli ‘Federico II’ con tutte le sue conoscenze scientifiche. La nostra associazione propone di creare un polo di eccellenza, perché siamo in una città di eccellenze».

Qual è la vostra proposta dal punto di vista culturale?

«Il mio desiderio è quello di mettere in luce un museo del teatro e un museo della musica napoletana. Ogni tanto si sente parlare di “capitale della cultura”, vorrei che si dimostrasse che Napoli è davvero la capitale della cultura. Ci piacerebbe portare al Palazzo Fuga tutte le conoscenze musicali napoletane, soprattutto quelle custodite nel Conservatorio San Pietro a Majella, che ha tantissime opere ancora nascoste che sarebbe bello far conoscere. Abbiamo anche il grande teatro di Totò, Eduardo, Scarpetta, Giuffrè e a me piacerebbe se queste famiglie fossero più generose nei riguardi di una città che ha dato loro ricchezza e fama. La mia idea è quella di dar loro uno spazio affinché ognuno possa esporre i propri cimeli: dare spazio alle opere di questi grandi artisti. Avere l’opportunità, dagli incassi, di reperire degli introiti: non devono regalare nulla. Mi piacerebbe se si riunissero per pensare ad un qualcosa del genere. In quel palazzo, inoltre, si potrebbero riorganizzare le scuole di teatro, i laboratori della porcellana, i laboratori del legno, del ferro e del vetro, riscoprendo tutte le maestrie dell’artigianato napoletano. L’Albergo dei Poveri era il laboratorio dei Borbone, qui si realizzava tutto ciò che serviva alle manutenzione dei loro possedimenti, noi dobbiamo rimettere in piedi ciò, creando un polo scientifico a 360 gradi, dallo studio all’applicazione. All’interno del progetto c’è anche l’idea di creare una sala d’asta per la vendita di opere d’arte, così da attirare a Napoli persone molto facoltose».

Lei ha più volte proposto di trasformare il MANN in un albergo e di trasferire le sue opere, compresi i depositi, a Palazzo Fuga. Come mai questo progetto?

«Immaginiamo per un attimo di trasformare il palazzo del MANN in un albergo d’arte, eventualmente arricchendolo con dei calchi di statue importanti. L’idea è dare ai turisti l’opportunità di soggiornare in un luogo unico. Anche il MANN è un’eccellenza, è il primo museo dell’archeologia voluto dai Borbone, è anche il primo museo dell’arte egizia, concepito esclusivamente per studiare quel mondo antico, ricco di fascino e mistero. Mentre quello di Torino è un museo nato per caso, perché Napoleone stava trafugando opere egizie. Nella nostra proposta, dunque, non intendiamo affatto togliere l’importanza al palazzo del MANN, al contrario, intendiamo conservarla e amplificarla. Rendendolo un albergo unico al mondo, potremmo offrire un introito importante al MIBAC che avrà l’opportunità di recuperare dei soldi da poter investire nel Palazzo Fuga. Inoltre, nell’Albergo dei Poveri mi piacerebbe esporre, oltre ai reperti archeologici custoditi nei deposti del MANN, tante altre ricchezze della nostra città. Parlo delle opere del Banco di Napoli, dei tesori della Curia e delle tante altre ricchezze nascoste della città di Napoli. Penso anche ai navigli romani ritrovati a Piazza Municipio durante i lavori della metropolitana. La proposta di lasciarli nella stazione non mi convince del tutto: se la metro dovesse funzionare bene, non ci sarà tempo per ammirarle. Se invece facciamo una metropolitana che passa ogni quarto d’ora, allora avremmo tutto il tempo per osservarle. Io, però, immagino una metropolitana frenetica, con un treno ogni 5 minuti. Se ci fossero le condizioni di portarle a Palazzo Fuga, perché non considerare tale possibilità? Tra le varie idee c’è anche quella di realizzare nell’Albergo un museo virtuale, dove sarà possibile immaginare Pompei ed Ercolano ed altri siti nel loro antico fascino».

Cosa ne pensa del vincolo sociale che insiste su Palazzo Fuga?

«Carlo III, nel 1700, ha creato il Real Albergo dei Poveri per offrire un supporto alla povertà del suo regno. Parliamo di un periodo di eccellenze per le Due Sicilie: basti pensare alle costruzioni delle opere pubbliche, alle ferrovie, al primo teatro lirico d’Europa, ai primi studi archeologici oltre alle preminenze nell’ambito del tessile e del vetro. La prima scuola di banda musicale nata a Napoli, ad esempio, nasce proprio nel Real Albergo dei Poveri, da qui sono partiti gli orchestrali bandistici che poi sono diventati famosi in tutto il mondo. E’ vero, Palazzo Fuga nasce con un fine sociale. Ma oggi il nostro vero fine sociale non può essere quello dell’assistenzialismo quanto quello di avere una città protagonista e propositiva. L’Albergo deve servire alla città, deve essere una fucina di sviluppo del territorio. Dico questo, perché se si dovesse realizzare l’unità d’intenti tra le varie istituzioni locali e nazionali, realizzeremo un progetto gigantesco, poiché la salvaguardia dell’ambiente al quale prima facevo riferimento, interessa al Ministero dell’Ambiente, al MIUR e al MiBAC, quindi interessa tutti».

Qual è stata la risposta delle istituzioni?

«Il comune riceve puntualmente gli sviluppi del nostro programma ma non abbiamo interlocuzioni. Tempo fa ho fatto anche una richiesta all’assessore Piscopo che detiene la gestione del Palazzo Fuga, affinché possa concederci il mandato per sondare ufficialmente le varie istituzioni nazionali: mi è stato detto di no. La proposta di ricevere un mandato nasce dall’esigenza che ogni volta che ho portato all’assessore gli sviluppi del progetto, mi ha risposto che servono i soldi per la realizzazione. La struttura ha un vincolo di indirizzo sociale, vorrei poter avere la possibilità di un cambio di destinazione d’uso, così da procurare i finanziamenti. Perché è inutile dire che “bisogna cercare i finanziamenti” se non si ha una destinazione d’uso importante per il palazzo. La loro destinazione d’uso risale alla Iervolino, e prevede la realizzazione della Città dei Giovani, un progetto fallimentare già dalla sua elaborazione, tant’è che non è mai decollato. Proprio alla luce di ciò ho scritto, nei primi di gennaio, un po’ a tutti i vari ministeri, nel tentativo di creare quella comunione d’intenti di cui parlavo prima. Sono partito dal presidente del Consiglio e contestualmente ho scritto anche ai ministeri dello Sviluppo, dell’Istruzione, dell’Ambiente, al MiBAC oltre al presidente della Regione Campania e al sindaco di Napoli. Diversi ministri hanno espresso interesse, infatti ho incontrato la dott.ssa Bottoni dello staff di Alberto Bonisoli, ministro dei Beni e delle Attività Culturali. Ha espresso entusiasmo e interesse per il nostro progetto. Ne ho parlato anche con la dott.ssa Delle Vergini, segretaria di Lorenzo Fioramonti, vice ministro dell’Istruzione: anche lei mi ha espresso interesse. Hanno giudicato positivamente la proposta perché la nostra idea di superare le difficoltà di Palazzo Fuga mediante la sinergia di più istituzioni è molto affine agli studi del prof. Fioramonti, che propone di affrontare le problematiche in una visuale d’insieme. Sto per inviare un nuova lettera ai vari ministeri al fine di superare questa visione individuale».

Ritiene che l’immobilismo di Palazzo Fuga possa essere superato?

«Noi ci stiamo lavorando, mi farebbe piacere se i napoletani iniziassero a capire quello che stiamo facendo. Provi ad immaginare il danno del mancato utilizzo di quel palazzo dal punto di vista occupazionale. Indirettamente stiamo pagando delle conseguenze inaudite, perché non funzionando, non funziona nemmeno l’indotto che potrebbe creare. Nel progetto c’è anche la voglia di realizzare un centro commerciale naturale tra il Corso Garibaldi, il Borgo Sant’Antonio Abate e via Arenaccia. E’ un progetto che risale al 1998, quando l’allora ingegner Scattarella diede l’autorizzazione perché lo giudicò un progetto valido, ma non è mai stato realizzato. Lei immagina quanto lavoro potrebbe creare la riqualificazione della zona di Piazza Carlo III? Poi c’è l’atteggiamento delle istituzioni, che non danno risposta a ciò che chiediamo perché è più semplice non rispondere piuttosto che rispondere. Il discorso è che noi cittadini non dovremmo aver paura dei palazzi, al contrario: dovremmo iniziare a interagire, perché l’obiettivo dei politici è proprio quello di tenerci il più lontano possibile dai loro palazzi. Per comprendere ciò, basta fare l’esempio di un condominio. Se noi abbandoniamo l’assemblea condominiale, ovvero l’interesse comune, automaticamente permettiamo all’amministratore di fare ciò che vuole con il nostro palazzo. Lo stesso discorso vale per la nostra città. Io sostengo la democrazia elettiva, ma ritengo che debba esserci pure una democrazia nella quale, quando si capisce che l’amministratore non è all’altezza, deve andar via per non creare maggior danni. Questo serve a capire che qualsiasi politico può essere smobilizzato e non rimanere lì incollato per cinque anni.»

Nel Grande Progetto Unesco volto al recupero del centro storico di Napoli, nessun intervento interessa il Palazzo Fuga. Come si spiega questa mancanza?

«Nel 2017 è uscito un articolo per Il Nuovo Manifesto in cui si legge che è stato proprio il presidente della Regione De Luca ad aver tirato fuori il Palazzo Fuga dai finanziamenti di natura europea ed internazionale. Ad aggravare la situazione c’è anche la lotta tra De Luca e De Magistris. Tutti e due dicono di essere nell’interesse dei cittadini, ma è davvero così? Perché se si fanno delle gare per ostacolarsi a vicenda, non credo allora stiano facendo l’interesse della città. Questa è un’altra situazione palese in cui bisognerebbe intervenire: è possibile che non c’è nessuno che gestisce determinate situazioni? A ciò, aggiungiamoci anche che il problema di Napoli è che tanta gente ha voglia di fare ma teme di giocarsi la faccia. Ci sono persone importanti che mi sono vicino, ma restando nelle retrovie. A me va bene così, continuerò per la mia strada, perché alla base della proposta della nostra Associazione c’è l’idea di dare alle nuove generazioni un polo che preservi la nostra storia, perché il futuro si crea esclusivamente sulla storia. Chi pensa che la storia non sia importante, pensa un po’ alla leggera, perché il passato è un grande tesoro per vivere meglio il futuro».

Per conoscere le attività dell’Associazione Vigile del Fuoco “Carlo La Catena”, consultare il sito ufficiale.

Torre del Greco si ritrova di nuovo a fare i conti col problema rifiuti. Una macchia che sembra indelebile e che riaccende la rabbia dei cittadini. Così come è avvenuto stamattina di fronte alla scuola di Via Cavallerizzi.

Sono giorni ormai che un grosso cumulo di rifiuti stanzia fuori la scuola media Sauro-Morelli. Una zona invasa dall’aria malsana, la quale oggi ha costretto i genitori a non mandare a scuola i propri figli. Non solo, diversi residenti si sono poi accalcati in massa  fuori il cancello dell’istituto, gettando spazzatura e protestando contro questa situazione insopportabile. Il tutto si è poi concluso con la chiusura precauzionale della strada, imposta dalla polizia municipale in attesa che sul posto giungesse un mezzo incaricato al recupero dei rifiuti.

Simile è la situazione che si registra in queste ore nel centro di raccolta di via Tironi, dove la pineta posta di fronte a villa De Nicola, dimora che fu del primo presidente della Repubblica ad interim, è invasa da sacchetti e scarti vari non raccolti.

Insomma, una situazione che non si addice ad una città come Torre del Greco. La rabbia dei cittadini per i problemi ecologici sembra vicina ad esplodere.

“Spero che farai una brutta morte. Meglio il suono delle sbarre di un carcere che il suono delle campane. Tu non sei nessuno e non fai paura”.

È questo il messaggio che Salvatore Cantone, presidente dell’associazione antiracket di Pomigliano, ha prontamente denunciato dopo averlo letto sulla sua pagina Facebook. A minacciare il presidente è una parente di Pietro D’Agostino, l’uomo che per troppo tempo ha sparso il terrore tra i commercianti i quali grazie all’aiuto di Cantone sono riusciti a denunciarlo. Infatti D’Agostino è stato processato e condannato a 6 anni di reclusione per estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Salvatore D’Agostino è un imprenditore che ha subìto in passato i soprusi e le angherie camorristiche, alle quali decise con coraggio di ribellarsi e di denunciare. E da quel giorno, in cui vinse la sua battaglia contro la criminalità organizzata decise di fondare l’associazione antiracket Pomigliano per la Legalità, dedicata a Domenico Noviello, il commerciante di Castel Volturno ucciso nel 2008 per aver denunciato le estorsioni subite.

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