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azienda tedesca orologi non spedisce a napoli

azienda tedesca orologi non spedisce a napoliUna vicenda odiosa, se non addirittura vergognosa, quella capitata ad una donna napoletana che pur avendo già pagato con carta di credito si è vista annullare l’ordine da un’azienda tedesca. La donna aveva ordinato e pagato un orologio, ma come risposta ha ricevuto una mail in cui l’azienda affermava di non spedire a Napoli.

La giustificazione adottata consiste in una presunta grande quantità di ordini fraudolenti provenienti da Napoli, per cui, pregando la donna di non sentirsi offesa o discriminata avevano deciso di cancellare l’ordine. A raccontare la faccenda lo sportello Difendi la città.

Una scusa che ci sembra francamente assurda e priva di fondamento, dato che la cittadina napoletana aveva già pagato l’oggetto con carta di credito. Di quale frode si può mai essere vittima, se l’orologio era stato già pagato? Sulla base di quali dati hanno adottato questa decisione?

Dati che, ammesso che esistano, devono essere per lo meno opinabili visto che mai si era verificata una cosa del genere. Tutte le aziende spediscono a Napoli senza problemi. Tra l’altro, visitando la pagina dedicata all’azienda sul sito di recensioni Trustpilot, non sono rare le lamentele di utenti che denunciano esperienze non positive.

ambulanza

ambulanzaDall’inizio dell’anno ad oggi non sembra placarsi la violenza nei confronti del personale sanitario. Tra le vittime di aggressioni da parte di comuni cittadini i più colpiti sono gli operatori di primo soccorso: medici e infermieri presenti sull’ambulanza.

Si contano circa 8 episodi di violenza ogni singolo giorno in Italia. Non è esente dalla lista delle aggressioni tutto il personale impiegato negli ospedali e nei presidi di Pronto Soccorso sparsi su tutto il territorio nazionale. A riferire i numeri delle aggressioni la Croce Rossa Italiana che ha sottolineato “numeri in aumento rispetto agli scorsi anni“.

Le zone dove si verificano il maggior numero di incidenti sono le periferie delle grandi città. Secondo i dati del 2018 resi noti dalla Cri, sono stati registrati oltre 3000 casi e 1200 denunce presentate all’Inail.

I vari ritardi delle autoambulanze e l’inefficienza del servizio triage sono le scuse chiamate in causa dagli aggressori. Per salvaguardare l’operato degli operatori di primo soccorso è stato istituito un apposito Osservatorio durante la campagna di sensibilizzazione intitolata “Non sono un bersaglio”.

Ultimamente, forse per una questione di nuovo Governo, forse per deriva sociale dell’intero paese, si assiste a sempre più casi di razzismo immotivato e gratuito nei confronti dei meridionali. Dal panino chiamato “Terun” alla mail “Figurati se prendiamo una di Palermo” fino al rifiuto di vendere ai napoletani, è sempre più evidente che la divisione fra Nord e Sud non sia ancora superata e che, anzi, va sempre più acuendosi.

Ieri il noto chef Francesco Morrone ha pubblicato un annuncio di lavoro sul “Portale degli chef e delle chef”. Per la stagione estiva 2019 si cercavano diverse figure professionali per la catena di ristoranti in riviera Romagnola. Tutte assunzioni con regolare contratto e contributi. Fra le figure richieste anche tre pizzaioli, ma, viene specificato nell’annuncio “no napoletani”.

E’ assurdo pensare che proprio i napoletani, che dovrebbero essere considerati massimi esperti dell’arte della pizza, lo dice l’UNESCO, non i luoghi comuni, vengano esclusi da una tale selezione. Sembrerebbe non esserci altro motivo del divieto se non una diffidenza o comunque un pregiudizio nei confronti del nostro popolo. Che sia solo una scelta infelice di parole? In ogni caso negare un lavoro per ragioni territoriali è razzista, oltre che illegale ed anticostituzionale. Di fatti, il Portale ha subito preso le distanze dall’annuncio.

Commenta il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, che ha denunciato l’annuncio sui social: “Purtroppo in modo strisciante e continuo prosegue la deriva razzista e leghista contro il mezzogiorno e in particolare contro i napoletani sempre più discriminati e denigrati. Un altro chiaro segnale di dove sta andando il paese purtroppo. Chi fa finta di non vedere è complice”.

Ci vogliono proprio 22 ore di lievitazione per ottenere l’impasto ideale: ispirato alla tradizione napoletana per rendere la nostra nuova pizza soffice, croccante, più gustosa.

Sì, proprio così: una pizza ispirata alla tradizione napoletana sarebbe croccante. Ad affermarlo è il nuovo spot di Buitoni, caricato su YouTube poche ore fa e che già sta girando il televisione, nato per pubblicizzare le nuove pizze “Bella Napoli”.

Uno spot che fa inorridire i napoletani e soprattutto i pizzaioli napoletani, la cui arte è stata dichiarata patrimonio dell’UNESCO. Perfino le pietre, infatti, sanno che la vera Pizza Napoletana non è affatto croccante. Lo spot potrebbe creare, in chi lo guarda e non l’ha mai mangiata, l’erronea convinzione che la Pizza Napoletana debba essere croccante.

Buitoni però ha scelto di ignorare tale circostanza, saccheggiando il buon nome della tradizione della Pizza Napoletana ed il nome della città di Napoli, capitale della pizza, per un mero tornaconto economico.

Probabilmente è giunto il momento di bussare alle porte di questi signori e chiedere che la Pizza Napoletana venga rispettata, altrimenti non si capisce il senso del riconoscimento quale patrimonio dell’umanità. Lo scopo dell’UNESCO, infatti, è quello della tutela del patrimonio culturale esistente, della promozione dell’educazione, delle scienze e della cultura.

Se un bene da esso riconosciuto viene attaccato ci si aspetterebbe una reazione. E sembra proprio un attacco bello e buono quello di Buitoni, o meglio, una volontà di sfruttare il brand Napoli per vendere le sue pizze surgelate. Una prassi che va avanti da diversi  anni che nessuno ha mai pensato di contestare, ma oggi, grazie al riconoscimento UNESCO, le cose potrebbero cambiare.

Sentiamo spesso dire che il divario fra Nord e Sud si è appianato, che il razzismo anti-meridionale non esiste più, che termini come “terrone” sono scomparsi o vengono usati solo in modo ironico. Puntualmente, però, qualche episodio o qualche affermazione fa ricordare che tutto questo è solo una favola.

Erminia Muscolino è una ragazza di 30 anni di Ficarazzi, in provincia di Palermo. Erminia è laureata in biologia e si sta specializzando in biotecnologia medica e medicina molecolare. Per approfondire i suoi studi sul campo aveva chiesto di prendere parte ad uno stage di un’azienda di Pordenone, in Friuli Venezia Giulia. Lo stage non sarebbe stato nemmeno retribuito, ma la biologa si sarebbe trasferita volentieri solo per immettersi nel mondo del lavoro.

A fermare i suoi sogni una mail inviata per sbaglio da un dipendente dell’azienda. L’uomo avrebbe dovuto inviarla ad un collega inoltrando la richiesta di Erminia, ma, per distrazione, l’ha inviata proprio alla giovane. Così, Erminia ha dovuto leggere allibita “Già ricevuta anche io… Figurati se prendiamo una di Palermo”

“Io voglio lavorare, non chiedo poi tanto, spero di non ricevere più mail del genere. – Erminia ha commentato l’episodio avanti alle telecamere del TG3 – Ci sono rimasta malissimo, ho riletto la mail diverse volte perché non potevo credere a quello che c’era scritto: leggere queste cose nel 2019 è umiliante e brutto”.

Napoli – Oggi ha fatto scalpore la notizia del tentativo di suicidio da parte di un detenuto del carcere di Poggioreale. L’uomo ha prima ingerito ingenti dosi di detersivo e poi ha provato ad impiccarsi. L’intervento tempestivo delle guardie ha scongiurato la morte. Un episodio che, però, fa aprire gli occhi sulla situazione del carcere napoletano.

Pietro Ioia, ex detenuto e fondatore dell’associazione “ex detenuti di Poggioreale”, ha parlato, a Napoli Today, della situazione drammatica in cui versa la struttura detentiva. “Il problema di Poggioreale è il sovraffollamento. Attualmente, nel carcere sono rinchiuse 2.500 persone. Ma la struttura è omologata per 1.550. Ciò vuol dire che ci sono quasi mille detenuti oltre il consentito

La conseguenza del sovraffollamento è che Le celle sono invivibili, per ottenere una visita medica ci vogliono mesi, il cibo diventa colla perché la cucina è dimensionata per meno persone. Inoltre, – continua Ioia – anche per i parenti le difficoltà aumentano: sono costretti a lunghe file per poter incontrare i propri cari rinchiusi”.

Con i suoi 100 anni il carcere di Poggioreale è ormai una struttura vecchia che avrebbe bisogno di numerose migliorie o, addirittura, di essere smantellato e ricostruito. E’ una questione di civiltà, soprattutto nei confronti delle povere persone detenute al suo interno: anche il peggior criminale non merita di vivere in una condizione bestiale.

“Una nota paninoteca lombarda, con sedi a Muggiò, Seregno e Cantù, ha lanciato una massiccia campagna pubblicitaria lungo le strade brianzole per presentare il suo nuovo panino: ‘Il terun’. Una scelta di marketing inelegante e poco appropriata in un Paese che, oggi più che mai, vive in un clima di discriminazione e contrapposizione territoriale”. La denuncia arriva dal consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e dal conduttore de “La Radiazza” su Radio Marte Gianni Simioli.

“Non c’è nulla di divertente e ironico nel chiamare un panino ‘Il terun’. Specialmente se questo avviene usando un claim come ‘Tel chi el Terun’ (Eccolo qui il terrone) che, oltre uno spettacolo comico, ricorda le becere discriminazioni alle quali sono state sottoposti nel dopoguerra i tanti napoletani, siciliani, calabresi e pugliesi che, in cerca di lavoro, hanno abbandonato le proprie terre per andare al nord.”

“Siamo nel 2019, sarebbe ora di smetterla. Sdoganando queste espressioni – concludono – non si fa altro che dare forza a chi si riempie la bocca di offese ed epiteti razzisti. E, analizzando l’Italia di oggi, non ci sembra il caso”. Ancora una volta imprenditori del nord dimostrano che il razzismo anti-meridionale esiste ancora, anche se per prima chi governa fa finta di nulla.

Magari lo scopo non era quello di offendere, magari era solo un modo di sdrammatizzare un epiteto offensivo in modo scherzoso, ma certe parole hanno il loro peso e non andrebbero mai utilizzate. Spesso una parola sola può cambiare il modo di vedere interi popoli: terrone, o terun, segno la miseria del meridione.

anfiteatro

anfiteatroRisale al 2015 la nostra prima inchiesta sul degrado dell’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere. Uno dei monumenti antichi più belli della Campania Felix, che era però ormai popolato solo da randagi e dalle sterpaglie. Rincresce sapere che in quattro anni poco e nulla è cambiato in questo luogo straordinario, ultimamente “visitato” anche da Alberto Angela e dalla sua troupe.

A descrivere la situazione odierna è un servizio del Corriere del Mezzogiorno, il quale conferma il degrado già denunciato quattro fa da noi di Vesuvio Live. Appena arrivati nel piazzale antistante all’Anfiteatro, si viene sopraffatti dalla maestosità dell’ingresso. Gli Archi e le colonne sembrano riportare la mente all’epoca romana e ai suoi fasti, di cui le lotte dei gladiatori erano esempio. Proprio qui è avvenuta la rivolta di uno di essi, Spartaco, che da quel momento in poi diventerà sinonimo di libertà.

La zona esteriore ha infatti subito un notevole miglioramento dal punto di vista turistico, con la costruzione di un ristorante biologico, di una caffetteria, bookshop e altri locali. Nulla farebbe presagire ciò che si ritrova all’interno della struttura. Una vista capace di distruggere i sogni e di catapultare subito lo spettatore ai nefasti della nostra epoca.

Una volta varcate le porte, ad accogliere i visitatori non è il fascino dell’Antichità. Cespugli infestanti, vecchie tubature e resti di lavori in corso sono solo alcune delle sorprese custodite. Si attesta addirittura la presenza di due cagnolini  all’interno di una sepoltura sannita. Il sito non è nemmeno del tutto visitabile. Persiste il divieto di accesso all’arena e non vi sono indicazioni per raggiungere i sotterranei. L’unica cosa concessa resta di nuovo ammirare con malinconia il degrado. Chissà cosa avrebbero detto gli abitanti dell’antica città di tutto ciò.

Per quanto tempo ancora dovrà continuare tutto ciò? Il secondo Anfiteatro più grande al Mondo non merita di certo questo. Mentre gli amministratori e la direttrice sperano nell’arrivo dei fondi Fesr, a noi non resta che chiedere di nuovo degli interventi concreti.

Napoli – Ieri si è verificato un altro avvistamento di formiche nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli. Per molti, però, non si tratta più di malasanità, bensì di sabotaggio: sono state ritrovate, infatti, alcune bustine di zucchero aperte utilizzate, forse, per attirare gli insetti.

Del medesimo avviso è anche il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che ha parlato del caso durante il suo consueto appuntamento del venerdì con le telecamere di Lira TV: “Abbiamo capito – dichiara il Governatore – che il problema non è liberarsi dalle formiche ma è liberarsi dalla camorra e dei delinquenti.”

“Per questo voglio fare appello – continua – alla parte sana, alla stragrande maggioranza dei cittadini perché ci diano una mano a fare pulizia, a liberare la città di Napoli dai residui di scorrettezza di delinquenza che sono presenti in tante strutture pubbliche. Dateci una mano a ripulire la città”.

Avanti alle telecamere De Luca ha letto il rapporto firmato dal medico di turno al reparto di rianimazione: “Immediatamente accorso sul posto mi è stato impedito da infermieri della rianimazione di cambiare il letto e di pulire il paziente perché avevano chiamato i sindacalisti. Hanno detto di aver fatto foto e filmino e che avrebbero presentato una denuncia. Con pazienza ho attesa che i sindacalisti arrivassero ma con sorpresa sono stato attaccato e considerato responsabile di tutto”.

Il medico, nella relazione letta dal Presidente, parla anche di una conflittualità all’interno del reparto e di un intervento poco professionale da parte dei sindacati. “Questo non è sindacalismo – commenta De Luca – questa è camorra. Rinnovo la richiesta fatta al prefetto e questore di attivare un presidio di polizia all’interno dell’ospedale”.

“Aggiungo – spiega – che alla Napoli 1 è in corso la gara per le pulizie, al San Giovanni Bosco da 15 anni non si faceva una gara per scegliere una impresa di pulizia. Adesso è in corso una gara bandita quando hanno iniziato a passeggiare le formiche. Noi andremo avanti, la gara deve essere fatta. Ribadisco il mio appello ai cittadini per bene: aiutateci a vincere questa battaglia per liberare la città da comportamenti delinquenziali e scorretti di gente abituata da decenni a fare il proprio comodo. Andremo avanti senza guardare in faccia a nessuno”.

Il quotidiano Libero fa spesso discutere per i suoi titoli dal carattere razzista, discriminatorio o, comunque, offensivi e lesivi del buonsenso. L’ultimo caso fu quello del titolo “Comandano i terroni” in cui, poche settimane fa, il giornale di Vittorio Feltri denunciava la presenza di troppi meridionali nelle alte cariche dello Stato. Un episodio che attirò le ire persino dell’Ordine dei giornalisti, oltre all’ovvia polemica social.

A dimostrare di non voler cambiare rotta, Libero ha titolato così la sua edizione odierna: “Calano fatturato e Pil, ma aumentano i gay”. Questa volta il giornale ha abbandonato il consueto razzismo per spostarsi sull’omofobia. L’articolo analizza la crisi economica del nostro Paese rapportandola, per chissà quale volo pindarico, all’omosessualità.

Filippo Facci
Filippo Facci

La firma è di Filippo Facci, giornalista noto per portare avanti in TV e negli articoli idee provocatorie e spesso poco condivisibili. L’aumento del fenomeno dell’omosessualità, secondo Libero, sarebbe quindi legato al fatto che i gay non soffrano la crisi come gli altri cittadini. Un accostamento di fattori che non può in alcun modo rispecchiare un’analisi economica concreta, ma solo un guazzabuglio di convinzioni omofobe e luoghi comuni: pieno stile Libero, insomma.

Speriamo che anche in questo caso l’Ordine dei giornalisti prenda posizione contro il quotidiano di Feltri e che si possa, con un qualunque provvedimento, porre un freno a simili propagande. La libertà di pensiero e di stampa è sacrosanta, ma non può diventare un pretesto per offendere costantemente popoli e minoranze, per diffondere odio e disinformazione, per dare sfogo a convinzioni e preconcetti di chi ha il potere di scrivere senza controllo.

Napoli – Pochi mesi fa Napoli aveva festeggiato il record cittadino per la raccolta differenziata: un 38% che non è niente rispetto agli standard nazionali e regionali, ma faceva sperare ad un miglioramento. Abbiamo festeggiato anche l’arrivo dei contenitori interrati al centro storico e della raccolta porta a porta, tutti metodi per non deturpare le nostre bellezze con cumuli di rifiuti. I mezzi ci sono tutti, a quanto pare, e proprio per questo gli incivili non hanno giustificazioni.

“Sempre più spesso le strade napoletane sono occupate da rifiuti ingombranti abbandonati in strada. Ci sono pervenute diverse segnalazioni”. La denuncia arriva dal consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli. “Si tratta – prosegue Borrelli – di un malcostume che rovina l’immagine di Napoli.”

“Una prima segnalazione riporta di un materasso che occupa completamente un marciapiedi con gli alunni di una vicina scuola che sono costretti a circumnavigarlo o a passarci sopra. Un caso simile a quanto avvenuto in via Pasquale Scura dove, nei pressi dell’omonima scuola media, qualcuno ha abbandonato un divano. In corso Vittorio Emanuele, invece, dei materassi sul marciapiedi rovinano l’immagine di una delle cartoline più belle della città. Più avanti, in uno dei vicoletti, altri rifiuti sono stati ammassati nei pressi di un cassonetto”.

“Abbiamo chiesto alla polizia municipale di usare il pugno duro contro chi abbandona rifiuti ingombranti fuori orario. Serve massima attenzione un inasprimento delle sanzioni per chi contravviene il regolamento comunale. Ricordiamo ai napoletani che esiste un numero dedicato dell’Asia per questo genere di conferimenti. Una città così bella, meta di migliaia di turisti, non merita di apparire come una discarica a cielo aperto”, conclude Borrelli.

Napoli – La bomba che ha distrutto parte della pizzeria Sorbillo la scorsa notte ha risvegliato i napoletani sulla criminalità e sul bisogno di legalità. Si tratta, certo, di un caso eclatante principalmente vista la fama internazionale della pizzeria e del pizzaiolo Gino Sorbillo, sempre attivo sul territorio. Tuttavia non si tratta del primo caso del genere, anzi, solo agli inizi del 2019 altri due esercizi commerciali, meno noti di Sorbillo, hanno subito trattamenti simili.

Il 2 gennaio Biagio D’Antonio, giovane padre di famiglia, è andato ad aprire il suo locale in via Vicaria Vecchia, nel cuore di Forcella, ma ha trovato una bruttissima sorpresa: il portone d’ingresso presentava fori di proiettile ovunque. Qualcuno, nel cuore della notte, ha crivellato di colpi la porta, forse per intimidazione.

Lo stesso trattamento è stato riservato il 6 gennaio, solo quattro giorni dopo, al ristorante “TERRA MIA – Centro Storico” di Marioitalia Granieri, a Carminiello a Mannesi, solo venti metri distante dall’esercizio di Biagio. Mario Aveva ricevuto minacce nei giorni precedenti, ma ha continuato ad andare avanti con la sua pizzeria denunciando tutto alle autorità. Storie che stanno emergendo da alcuni post sui social, come quello di Luciana Latte o di Paola Filardi.

Mario era presente anche oggi alla manifestazione fuori la pizzeria Sorbillo ed anche in questo contesto ha voluto dar voce alla sua battaglia. Storie del genere dovevano scatenare l’indignazione generale senza bisogno che la vittima fosse un nome illustre. I commercianti ed i ristoratori del Centro Storico convivono sempre con questa costante violenza senza sfilate, manifestazioni e parole da parte dei rappresentanti delle autorità.

Ben venga la mobilitazione che si sta avendo negli ultimi giorni per Sorbillo, ma non deve rimanere ancorata solo ai grandi nomi, così come avvenne anche per Poppella pochi anni fa. Questo deve essere un simbolo, un pretesto per aprire gli occhi, per ricordare che a Napoli c’è ancora la camorra, a Napoli si piazzano ancora bombe, si chiede ancora il pizzo e si spara ancora a vetrine e portoni, che a Napoli ci sono tante persone che, senza il clamore di un nome famoso, lottano in silenzio, abbandonate ed ignorate da una città intera.

Una disavventura capitata ad un funzionario del Comune di Torre Annunziata che è stata denunciata al giornale online torresette.news.

Come racconta il quotidiano, l’uomo (geometra del comune oplontino), si sarebbe recato presso una società di noleggio auto sita a Capodichino, per prendere in prestito l’auto per qualche giorno. Tutto normale fin quando non ha presentato al dipendente la sua Carta d’Identità. Quest’ultimo gli avrebbe riferito che la società non noleggia auto a cittadini residenti a Torre Annunziata, perché considerata una città ad alto rischio criminale, come risulterebbe dalle politiche interne all’azienda.

In quel momento mi sono sentito umiliato – avrebbe riferito il dipendente comunale a torresette.news – e ho chiesto spiegazioni di questo comportamento che reputo altamente discriminatorio. Non ne ho avute, purtroppo. L’unica cosa che mi è stata ripetuta è che c’è un regolamento della società che vieta di fornire il servizio ai residenti della cittadina vesuviana. Sono andato via amareggiato ma determinato ad approfondire la questione. Così oggi, giovedì 17 gennaio, mi sono collegato sul sito della società che mi ha negato il noleggio e ho scritto una recensione nella quale ho esternato tutto il mio disappunto”.

Vergogna – scrive nella recensione -. Sono un rispettato funzionario pubblico, nonché onorato cittadino di Torre Annunziata, dove sono nato e cresciuto. Recatomi presso l’aeroporto di Napoli Capodichino, mi sono visto rifiutare il noleggio di un’auto solo perché cittadino torrese. E’ un atto gravemente discriminatorio per una città composta da tante persone perbene ed oneste. Chiunque legge questa recensione – conclude Maresca –  ne tragga le conclusioni“.

Torre del Greco – I problemi riguardo la spazzatura e la raccolta differenziata a Torre del Greco sono da mesi una piaga per la città del corallo. Cumuli di rifiuti riempiono le isole ecologiche e gli operatori a stento riescono a sfoltire un po’. Negli ultimi giorni, poi, sembra essersi aggiunta una nuova problematica: un gruppo di almeno 30 persone assalta costantemente i mezzi della nettezza urbana interrompendone l’attività.

Si tratta di gente che per un anno ha partecipato al progetto “Garanzia Giovani” con la precedente ditta e che ora pretende di essere assunta dall’attuale ditta senza alcun titolo per farlo. Al diniego formale della loro richiesta hanno iniziato ad assaltare i mezzi al punto che spesso la polizia locale è costretta ad intervenire per allontanarli e far riprendere il servizio.

La denuncia arriva dal consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, e dal conduttore de “La Radiazza” su Radio Marte, Gianni Simioli: “Le loro azioni di protesta stanno creando problemi agli operai che si occupano della raccolta. L’ultimo caso si è registrato ieri sera, con una spazzatrice bloccata in strada.”

“Chiediamo alle forze dell’ordine – continuano Borrelli e Simioli – di intervenire con la massima severità contro ogni forma di disturbo all’attività degli operatori incaricati della raccolta dei rifiuti. Chi interrompe il servizio deve essere immediatamente identificato e denunciato. Una cosa è il diritto al lavoro – concludono – è un’altra è l’uso della violenza per rivendicarlo”.

L’immagine che sta facendo il giro del web

Un manifesto vergognoso e oltraggioso ha tappezzato alcuni quartieri di Roma da questa mattina. La scritta non solo ha un sottofondo razzista e di odio territoriale, ma è arricchito da una evidente venatura antisemitica: “Lazio, Napoli e Israele, stessi colori, stesse bandiere. Merde”. Autori di questa vergogna sarebbero stati alcuni tifosi di Roma Balduina, riconosciuti grazie alla firma riportata al lato di ogni manifesto con tanto di acronimo tipicamente romano – SPQR – al centro della firma.

Ennesima offesa verso il popolo napoletano dopo quella di ieri a Pordenone, dove alcuni simpaticoni hanno affisso volantini sui secchi della spazzatura, giocando miseramente su un falso connubio che non rappresenta la nostra terra, e cioè “Napoli- Munnezza”. Oggi, invece, nella Capitale d’Italia, si profana il nome di due popoli e una tifoseria, quella della Lazio, che proprio oggi festeggia il compleanno della sua società sportiva.

Un atto spregevole che non fa ridere nessuno, e che non può e non deve essere lasciato passare come uno “sfottò tra tifosi”.

D’altronde non è la prima volta che a Roma appaiono provocazioni a sfondo razzista. Ancora brucia la questione degli adesivi di Anna Frank, la piccola eroina ebrea perseguitata e uccisa dai nazisti, con indosso la maglia della Roma ad opera dei tifosi biancocelesti. Questa volta a cadere nella trappola antisemita sono i romanisti, oltrepassando ogni limite e ogni vergogna.

E Napoli, che ieri era una “munnezza” oggi invece è una “m***a”, venendo ancora offesa da ignoranti senza un minimo di civiltà. E per cosa poi? Per un manifesto-sfottò calcistico tra due tifoserie dove i napoletani sono tirati in ballo senza senso apparente.

Allora è proprio vero, abbiamo perso ogni decenza.

Napoli – Il rapporto fra alberi di Natale e baby gang è sempre particolarmente stretto a Napoli. Distruggere un albero, come avviene tutti gli anni alla Galleria Umberto, o rubarlo è un modo come un altro per affermare controllo su una città inerme. Spesso, infatti, questi trofei vandalici vengono o abbandonati in strada, generalmente ai Quartieri Spagnoli, o utilizzati per appiccare falò illegali per la celebrazione di Sant’Antonio, il 17 gennaio.

Per questo motivo vedere dei giovani che trasportano abeti tagliati in metropolitana porta subito alla mente questi atti. Questo è successo ieri sera nella Linea 1 della Metropolitana partenopea. I ragazzi in questione hanno occupato un intero vagone con i resti degli alberi, completamente indisturbati e senza alcun controllo da parte della vigilanza.

A raccontare l’episodio il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, e il conduttore de “La Radiazza” su Radio Marte, Gianni Simioli: “Le scene viste nella serata di giovedì sera su un treno della metropolitana diretto alla stazione Garibaldi non sono degne di un Paese civile. Il gruppetto di giovani incivili ha preso possesso di un vagone, ingombrandolo con alcuni abeti dal tronco tagliato, reperito chissà dove e in che modo.”

“I due alberi, ovviamente, hanno occupato l’intera vettura, – raccontano ancora – sotto gli sguardi attoniti dei viaggiatori. Il gruppetto ha trasportato fuori dal treno i due abeti alla stazione Toledo, facendo presupporre di essere diretto ai Quartieri Spagnoli, dove solitamente vengono raccolti gli alberi delle baby gang per appiccare i fuochi illegali a Sant’Antonio. Al di là della gravità del fatto in valore assoluto, sottolineiamo come il trasporto dei due alberi avrà finito per sporcare una delle stazioni più belle del mondo, vanto della città di Napoli”.

“Chi chiediamo – concludono Simioli e Borrelli – come sia possibile che un gruppo di ragazzini riesca a varcare i tornelli di una stazione della metropolitana con due alberi al seguito senza essere fermati. Dov’era il personale di stazione quando costoro sono passati? L’auspicio è che i controlli migliorino è che non si ripetano fatti del genere”. 

Bambino

Bambino

Un video figlio di un’educazione sbagliata: un bambino canta una canzone neomelodica impugnando una pistola e sparando a fine del video. Questo filmato girerebbe su fb dall’inizio di questo 2019. A denunciare le gesta di questo minore, che non ha colpe se non quelle di aver ricevuto un’educazione sbagliata da parte dei suoi genitori, è Francesco Emilio Borrelli. Il leader dei Verdi insieme al conduttore della Radiazza, Gianni Simioli, disapprovano in toto il video.

Il bambino ha all’incirca 10 anni: in questi anni la sua coscienza morale non è ancora formata e non sa esattamente cosa sta facendo. Tutto ciò che fa non è altro che emulare i modelli imposti dagli adulti che lo circondano cercando così di ottenere l’accettazione del contesto in cui vive. Borrelli e Simioli sottolineano che ” bisogna intervenire al più presto per individuare eventuali profili di intervento dei servizi sociali.

Occorre una seria riflessione sull’emarginazione e il disagio sociale che colpisce i bambini delle periferie. Spesso il loro processo di crescita è influenzato da scene di violenza e sopraffazione. La dispersione scolastica contribuisce a creare schiere di manovali per la criminalità organizzata.

Per queste ragioni chiediamo da tempo la revoca della potestà genitoriale ai camorristi. Chi è affiliato alla criminalità organizzata non può possedere i rudimenti e la sensibilità per crescere un figlio secondo i canoni dell’educazione e della civiltà.”

Il video di cui parliamo è stato rimosso dall’utente poco fa.

Cratere del Vesuvio

Cratere del VesuvioA distanza di tre settimane dalla piccola frana che ha interrotto l’unica strada che porta al cratere del Vesuvio, la sommità del vulcano è ancora inaccessibile a causa dei tempi biblici con cui si svolgono i lavori. Un grande danno agli operatori turistici che lavorano sul Vesuvio era stato già inferto dal catastrofico incendio del 2017. Così, il secondo sito più visitato della Campania dopo Pompei resta isolato, deludendo le aspettative di chi viene dall’altra parte del mondo proprio per salire sul vulcano più celebre del pianeta. Una figuraccia estremamente imbarazzante, senza considerare i danni economici ingentissimi.

Confesercenti Campania e la FIGAV (Federazione Italiana Guide Alpine e Vulcanologiche) lamentano la precarietà delle vie d’accesso al Vesuvio, rese impercorribili dopo il maltempo che si è abbattuto sulla Campania lo scorso 23 novembre.

È infatti dal giorno dopo, dal 24, che il secondo sito campano per numero di visitatori (dopo Pompei) è chiuso, negando la visita ai tanti turisti presenti in Campania e tutto per una piccola frana proprio del 23 che si ebbe a quota 800 metri.

Si ricorda inoltre che la Strada Provinciale 114 che da Ercolano porta a quota mille per l’accesso al “Gran Cono” è ancora chiusa per lavori di sicurezza, in conseguenza dell’incendio che devastò gran parte del Parco Nazionale nel luglio del 2017.

«Questa chiusura – afferma il presidente della FIGAV Paolo Cappelli -, oltre a danneggiare l’immagine turistica e i tanti visitatori che sono costretti a fare “dietro front”, sta danneggiando particolarmente l’indotto vesuviano, che si vede costretto a stringere i denti e sperare nella velocità del ripristino. Abbiamo ricevuto lamentele sulla lentezza dei lavori da parte di tour operator, vettori, taxisti, ristoratori e guide, che si vedono ancora una volta domande senza risposte».

I lavori, che sta svolgendo un gruppo della forestale, consistono nell’abbattimento di alberi, in prevalenza pini, logicamente morti, che potrebbero cadere in conseguenza di una bomba d’acqua o di un temporale intenso. «La messa in sicurezza – prosegue Cappelli – avrebbe meritato lavori in programmazione già qualche mese fa e non in emergenza e in un periodo così importante come quello natalizio. Non è facile garantire la sicurezza in zone boschive come quelle del Parco Nazionale, soprattutto in tempi nei quali il clima sta impazzendo, ma non si capisce perché si è dovuto aspettare un anno e mezzo, ed una piccola frana, per iniziare, e non programmare il tutto in tempi più ragionevoli e nei mesi di scarsissima affluenza di turisti».

Sabato è in programma un sopralluogo che potrebbe produrre la riapertura della strada, o almeno è quello che Confesercenti/FIGAV auspicano, insieme all’esortazione per i Carabinieri della Forestale di aumentare le unità lavorative impegnante nel ripristino.

Sul tema è intervenuto anche il presidente Confesercenti Interregionale (Campania e Molise) Vincenzo Schiavo: «La questione è abbastanza grave, tenere chiusa la strada e non intervenire crea un duplice danno, di immagine e turistico. Siamo alle porte delle feste di Natale e con il boom di turisti è un autogol non offrire la possibilità di visitare un sito così importante come quello relativo al Vesuvio. È controproducente anche intervenire in questi giorni, a ridosso del Natale, a distanza quasi di un mese dal maltempo. Lo è per le aziende turistiche ma anche per i turisti e cittadini. Il danno è per tutti e anche di immagine: i cittadini dei paesi vesuviani possono anche aspettare e rimandare una visita al cratere, ma non i turisti. Pensiamo a quelli vengono dagli Stati Uniti o da altre parti del mondo: è mai possibile privare loro di questa chance dopo essersi sobbarcati ore e ore di viaggio?».

Vigile urbano

Napoli – Anche quest’anno avremo un boom di assenze nella Polizia Municipale di Napoli per Natale e Capodanno. Secondo quanto messo in luce dal Mattino, sono tante, forse troppe, le licenze emesse per i fruitori della legge 104 (lavoratori affetti da disabilità o che assistono familiari) e della legge 53 (congedi parentali). Le 155 richieste pervenute al comandante dei caschi bianchi Ciro Esposito cadono tutte nei giorni clou delle festività natalizie e di Capodanno: il 24, il 29, il 30 e il 31 dicembre.

La maggior parte arrivano dai reparti considerati “centrali”: come Chiaia, San Lorenzo e Avvocata. In sostanza dove c’è maggiore necessità di uomini in strada, in giorni considerati da bollino rosso come la notte di San Silvestro. È pur vero che è un diritto sacrosanto, lo prevede la legge, quello dei lavoratori di ottenere la licenza per assistere un parente disabile. Ma è molto sottile la linea che passa tra chi realmente gode di questo istituto e chi invece se ne approfitta.

Dopo la vergogna dei malati improvvisi che hanno bloccato le funicolari adesso tocca alla Polizia Municipale mostrare il lato peggiore della pubblica amministrazione – dichiara il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrellidove dei sacrosanti diritti dei lavoratori garantiti dalle leggi 104 e 53 appaiono come tentativi fraudolenti di non andare a lavorare in giorni di festa in cui la presenza delle forze dell’ordine è assolutamente necessaria.”

“Come possiamo credere che guarda caso proprio a Natale e Capodanno ci sia il record di richieste? A questo punto chiediamo a chi di dovere di verificare con attenzione che queste licenze siano effettivamente utilizzate per assistere parenti malati e non per avere vacanze extra ai danni degli altri colleghi che dovranno lavorare di più e senza alcun giorno di vacanza. Una doppia ingiustizia insomma. Il problema non è la legge che sancisce un giusto diritto ma è l’uso distorto che se ne fa.”

“Purtroppo – continua Borrelli – la vera emergenza nazionale e locale è la mancanza di senso del dovere e cultura del lavoro che in alcune occasioni caratterizza gli uomini e le donne che lavorano nelle pubbliche amministrazioni. Questa vicenda getta ulteriore discredito su un corpo che viene spesso criticato dalla cittadinanza anche senza giuste motivazioni. In questo caso però dobbiamo riconoscere che si fa fatica a giustificare tutti i 155 poliziotti municipali che non lavoreranno nei giorni di Natale e capodanno”.

Gli incendi che hanno devastato il Vesuvio nell’estate del 2017 hanno lasciato segni indelebili sulla nostra terra: quelle che erano aree verdi ora sono distese di carbonelle. Fortunatamente, però, la natura sta lentamente riconquistando ciò che l’uomo aveva sottratto e lentamente nuove piante stanno nascendo dove prima c’era solo distruzione. Questo è avvenuto non solo per opera naturale, ma anche e soprattutto grazie all’aiuto di tanti volontari che hanno lavorato in prima linea per simili traguardi.

L’associazione Primaurora è stata fra le prime a dedicarsi alla salvaguardia di quel che restava del Parco del Vesuvio, con attività concrete volte a ripiantare alberi e piante. Oggi, però, l’associazione ha lanciato un nuovo allarme. Sulla pagina Facebook ufficiale è stata pubblicata una foto sconcertante: i giovani pini che a fatica stavano ricrescendo fra la cenere stanno lentamente morendo.

I piccolissimi arbusti si stanno rinsecchendo prima ancora di innalzarsi. Secondo gli esperti dell’associazione la causa potrebbe essere il  “Toumeyella parvicornis”, un parassita noto come cocciniglia del Pino. Si tratta di una vera e propria piaga per i nostri alberi: i pini adulti attaccati da tale parassita vengono lentamente indeboliti e privati delle sostanze nutritive utili alla crescita.

Gli esemplari adulti possono sopravvivere a tale infezione, pur restandone fortemente danneggiati, ma è evidente che quando vengono attaccati esemplari “neonati” il risultato si traduca nella morte della pianta, non ancora in grado di resistere. Molti grossi alberi sopravvissuti agli incendi erano affetti dal parassita ed è probabile che abbiano infettato subito i nuovi esemplari.

Qualunque sia la causa è importantissimo che si prendano provvedimenti urgenti per arginare o eliminare una simile morìa: se questi piccoli fuscelli non riescono a trasformarsi in alberi è improbabile che il Vesuvio possa venire nuovamente ripopolato dal pino, andando quindi incontro ad una vera e propria desertificazione.