La Sicilia in una cappa di fumo: ecco come distruggere il Mediterraneo

Agrigento Sicilia inceneritori

Mentre quella parte del mondo che può vantare delle certe sensibilità e lungimiranza sulle tematiche ambientali sta andando verso una gestione consapevole ed intelligente dei rifiuti, riusandoli e trasformandoli per produrre energia o nuovi beni, la Regione Sicilia sembra voler restare ferma a un modello ormai superato di smaltimento, attaccata come un’ostrica allo scoglio di una soluzione-non-soluzione, se vogliamo parafrasare il concetto verghiano.

Secondo una denuncia del Movimento 5 Stelle, infatti, la Regione Sicilia guidata da Rosario Crocetta ha intenzione di installare ben 6 inceneritori distribuiti su tutto il territorio. Il governo centrale aveva imposto alla Sicilia di dotarsi di due impianti di quel genere, la Regione ha invece optato per sei, più piccoli, ma sparsi: nei pressi di Palermo, Catania e Messina, oltre che nelle zone tra Agrigento e Trapani, Enna e Caltanissetta, Ragusa e Siracusa. Tutti questi impianti produrranno come risultato dei fumi, una cappa di veleno tra la Sicilia ed il cielo. Le discariche presenti sul territorio, dunque, con molta probabilità resteranno aperte, ed il tutto si aggiungerà al Sistema MUOS nell’area protetta di Niscemi, le cui onde elettromagnetiche invaderanno quasi tutto il territorio siciliano. Il MUOS è un sistema militare gestito dagli Stati Uniti, alla cui realizzazione si sono apposti sia i cittadini che il TAR della Sicilia (ma la vicenda giudiziaria e politica è molto più ampia), e tuttavia gli USA, con l’avallo della Regione Sicilia che aveva revocato lo stop ai lavori, hanno continuato a installare le antenne e lanciare i satelliti, incuranti dei potenziali pericoli per la salute dei siciliani.

Rosario Crocetta si era presentato come cambiamento, l’uomo della rivoluzione e delle scelte coraggiose, lungimiranti, illuminate. Molti hanno invece l’impressione (forse più di una semplice impressione) che sia l’ennesimo flop, la solita promessa non mantenuta. Non sarebbe strano, la storia siciliana ci ha abituato a estemporanei salvatori della patria; si stanno ancora aspettando le terre che Garibaldi promise ai contadini sbarcando a Marsala, o l’autonomia (sostanziale, non soltanto formale) promessa in cambio dell’assopimento del fuoco indipendentista risvegliato da Salvatore Giuliano.

Giampiero Trizzino, presidente della commissione Ambiente alla Regione Sicilia, sottolinea alla Gazzetta del Sud le conclusioni di Paul Connett, scienziato americano tra gli ideatori di Rifiuti Zero, la strategia di gestione dei rifiuti attualmente più all’avanguardia e adottata già da più di 200 città italiane (e anche da San Francisco, in California), il quale afferma che non vi sono evidenze scientifiche che dimostrino la capacità degli inceneritori di neutralizzare le nano particelle, le più pericolose per l’uomo. Per questo motivo è stata depositata una proposta di legge che ha l’obiettivo di rendere l’illegale l’incenerimento dei rifiuti, proponendo una gestione più ecologica e a bassissimo impatto ambientale.

La politica regionale siciliana sembra aver dimenticato, inoltre, di avere a disposizione una terra con chilometri di coste, bagnate dal mare solcato dai greci, dai fenici e dai siciliani stessi, che hanno esportato la civiltà e il sapere. Immaginate la Valle dei Templi, l’anfiteatro di Siracusa, il teatro antico di Taormina, il barocco dorato delle città siciliane,  avvolti dal fumo e da un mare dove non ci si può bagnare, dove diventa impossibile sforzarsi per far finta di guardare le imprese di Archimede. Ma è il Mediterraneo tutto ad essere in pericolo, e per quanto riguarda il Mezzogiorno d’Italia bisogna ricordare ancora che in tutte le regioni sono sotterrati rifiuti tossici o sono immesse nell’ambiente sostanze dannose per la salute, dall’Abruzzo alla Calabria fino in Sicilia.

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