Chiude centro antiviolenza per mancanza di fondi. Soldi investiti male

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Si parla sempre di più di violenza e dei modi per sconfiggere questo “mostro” che rovina e, nei casi più gravi, toglie la vita a persone, soprattutto donne. Tra i luoghi impegnati a contrastarla c’era Il Volo delle Farfalle, un centro antiviolenza chiuso per mancanza di fondi che serviva 37 Comuni
Esistono due tipi di violenza: quella fisica e quella psicologica, ed entrambe possono portare gravissime conseguenze. In tanti casi, la via d’uscita è farsi aiutare da un centro antiviolenza che diventano punti di riferimento per tante persone che vivono una condizione difficile. Ma quando uno di questi centri chiude, la speranza viene a mancare. È intervenuto sulla questione Michele Cammarino, il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle:
“L’annunciata chiusura del centro antiviolenza “Il Volo delle Farfalle” è sintomatico di quanto chi opera per il sociale e a sostegno dei più deboli non rappresenti una priorità nella Campania di De Luca. Una Regione che distribuisce fondi ai Piani di Zona, dovrebbe seguire l’iter di quei finanziamenti pubblici e verificare in che modo sono stati spesi e con quali finalità.
Da anni denunciamo la gestione scellerata del Piano di Zona S8, con Vallo della Lucania come Comune capofila e che comprende ben 37 comuni. Una gestione che ha comportato uno sperpero di denaro pubblico, parte del quale investito per l’acquisto di arredamenti sfarzosi quanto onerosi per le sedi di alcuni Municipi.
Uno spreco che oggi suona come la peggiore delle beffe, al cospetto della chiusura di un centro che ha sedi nei comuni di Vallo della Lucania, Castellabate e Agropoli, con oltre 3mila donne che in questi ultimi anni si sono avvalse dell’assistenza gratuita, legale e psicologica, delle 13 operatrici a cui dal 1 gennaio non è stato rinnovato il contratto per carenza di fondi.
Quegli stessi fondi con i quali sono stati arredati, con gusto discutibile, gli uffici di alcuni sindaci”.
Denuncia così Michele Cammarano la questione del centro antiviolenza chiuso, in un’interrogazione nella quale chiede alla giunta regionale “quali azioni si intendono adottare al fine di assicurare, in maniera costante, l’erogazione di un servizio che risulta essenziale in un’area interna che conta una popolazione femminile di più di 20mila donne tra i 18 e i 65 anni”.

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